<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132</id><updated>2011-12-22T10:44:06.948+01:00</updated><category term='sport'/><category term='giorno della memoria'/><category term='anni di piombo'/><category term='famiglia'/><category term='Internet'/><category term='Natale'/><category term='cultura'/><category term='università'/><category term='lingua'/><category term='papi'/><category term='politica'/><category term='Francia'/><category term='televisione'/><category term='dialetti'/><category term='Italia'/><title type='text'>Fablog</title><subtitle type='html'>"Solo una cosa sopporto. La sfumatura"</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>64</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-944556041849591055</id><published>2011-09-03T16:37:00.000+02:00</published><updated>2011-09-03T16:38:35.430+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='papi'/><title type='text'>Il nous emmerde...</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-k9Hpj8gq9xg/TmI7WEAbvWI/AAAAAAAABcA/IlowugdKfm0/s1600/berlm.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-k9Hpj8gq9xg/TmI7WEAbvWI/AAAAAAAABcA/IlowugdKfm0/s320/berlm.gif" width="255" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Quando mi capita di apprendere prima dal sito di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/europe/article/2011/09/01/quand-berlusconi-qualifie-l-italie-de-pays-de-merde_1566539_3214.html"&gt;le Monde&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; che dai siti dei principali quotidiani italiani che Berlusconi, in una telefonata privata, ha definito l'Italia un "paese di m…" rimango sconcertato. Una notizia, per me, che avrebbe dovuto essere sulle prime pagine di tutti i giornali ha rischiato, invece, di passare in secondo piano (con l'encomiabile eccezione del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://giovannacosenza.files.wordpress.com/2011/09/il-fatto-paese-di-merda.png"&gt;Fatto quotidiano&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;). E' vero che ci sono altre notizie più rilevanti, che riguardano il futuro di tutti noi e della nostra economia. A volte, però, soffermarsi anche sui fondamentali della nostra convivenza può essere utile, magari non sul breve termine, certo, ma proiettandosi in un'ottica più ampia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Dire che le parole di Berlusconi non costituiscono un &lt;a href="http://video.corriere.it/dire-paese-m-non-reato/588bfa3a-d552-11e0-b96a-5869f8404a57"&gt;reato&lt;/a&gt; è, al tempo stesso, una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;lapalissade &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;e una grossa ipocrisia. Nessuno, penso, pretende che Berlusconi sia condannato dalla giustizia per quelle parole, e in ogni caso, possiamo scommetterci, si troverebbe il modo di far passare l'ennesima legge che depenalizzi il reato in questione. Per fortuna, però, la dignità di una persona non si misura solo con il parametro - pur importante - reato / non reato. E' vero che le parole di Berlusconi sono state carpite in una conversazione privata e ammettiamo anche che sono state pubblicate nell'ambito di un'inchiesta in cui lui è, per una volta, la vittima e non l'indagato. Ma ora quelle parole sono lì, e, che ci piaccia o no il modo in cui sono diventate pubbliche, diventano necessariamente un elemento del giudizio che abbiamo il diritto di dare su quella persona. Sempre che si riesca, nel caso di Berlusconi, a distinguere il pubblico dal privato. L'atteggiamento di chi mette l'accento sul modo in cui le affermazioni di Berlusconi sono diventate pubbliche mi ricorda quello del condannato a morte che fa notare al boia come la scure con cui sta per tagliargli la testa è arrugginita. Ossia, dare peso a un'inezia per non guardare dove sta il vero problema. E il vero problema, se non vogliamo coprirci gli occhi, è che in qualunque altro paese occidentale un leader "beccato" a pronunciare quelle parole sarebbe stato sottoposto a una tale pressione da parte dei media, dei suoi avversari e anche dei suoi sostenitori che lo avrebbero costretto a dimettersi o perlomeno a fare pubblica ammenda. Ve lo immaginate Obama che dice "America is a country of shit" o Sarkozy che si sfoga "quel pays de merde!"? Invece, non parliamo dei suoi sostenitori o presunti tali, talmente atterriti dall'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;horror vacui&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; del post-berlusconismo da essere completamente inerti, ma i giornali e l'opposizione dove sono? Sono &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;missing&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, come quando minacciano di toglierci&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;le feste civili, che dovrebbero essere il collante della nostra convivenza, e invece ci viene suggerito che sono solo un peso economico e sociale. Così come ci viene detto, più o meno esplicitamente, "cosa volete che sia? A tutti è capitato di dire che l'Italia è un paese di m…". Io stesso sarei tentato di dargli ragione: un paese che tollera uno così come presidente del consiglio da diciassette anni ha, decisamente, diversi aspetti merdosi. I francesi, per definire qualcuno di noioso e inopportuno, hanno l'espressione "tu nous emmerdes". Berlusconi sono diciassette anni che ci 'immerda', e finalmente, ora, si è accorto di essere sommerso di escrementi. In qualsiasi altro posto il paradosso dello smerdatore capo che si lamenta di puzzare avrebbe fatto scandalo, in Italia no. In Italia ci si preoccupa di sporcarsi le mani se la catena dello sciacquone è arrugginita...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma la cosa pone anche un problema un problema prima ancora che politico culturale e antropologico. Mi piacerebbe che qualcuno uscisse dal coro e dicesse che no, non è normale sostenere che il proprio paese è un paese di m… Non è normale per nessuno, tanto meno per chi occupa una delle massime cariche dello stato. Ma costui ne ha fatte tante che ormai, una più una meno, non ci facciamo nemmeno più caso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Otto anni fa io ho dovuto lasciare l'Italia per lavorare in un altro paese. Ho sempre rifuggito la retorica dell'emigrante e della nostalgia della patria lontana. E tuttavia, non fa piacere sentire il presidente del consiglio dire "tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un'altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato…" per chi, se potesse, in Italia ci ritornerebbe domani. Certo, l'elenco delle categorie che, negli anni, si sono sentite offese da Berlusconi si sono sentite offese è così lungo che non ci si fa nemmeno più caso. Ma la reazione più immediata, in questi casi, è quella di dire "ma cosa aspetta? che ci vada!". Chissà in quanti, in privato, ci hanno pensato o se lo sono detti. Ma perché nessuno glielo dice in faccia? In fondo, a volte, per pulire la stalla, basta un bel colpo di canna...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-944556041849591055?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/944556041849591055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=944556041849591055' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/944556041849591055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/944556041849591055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/09/quando-mi-capita-di-apprendere-prima.html' title='Il nous emmerde...'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-k9Hpj8gq9xg/TmI7WEAbvWI/AAAAAAAABcA/IlowugdKfm0/s72-c/berlm.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3437792163126235862</id><published>2011-06-15T21:02:00.003+02:00</published><updated>2011-06-15T21:26:47.000+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Il voto degli italiani all'estero</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-fQfza5qZwiE/TfkDXwdVMnI/AAAAAAAABb8/0OiuINCg0pk/s1600/s%25C3%25AC_s%25C3%25AC_s%25C3%25AC_s%25C3%25AC.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 188px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-fQfza5qZwiE/TfkDXwdVMnI/AAAAAAAABb8/0OiuINCg0pk/s200/s%25C3%25AC_s%25C3%25AC_s%25C3%25AC_s%25C3%25AC.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5618525716801204850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  line-height: 20px; font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;font-size:13px;"&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ora che i referendum sono passati - con il risultato che sappiamo - possiamo osservare con più tranquillità la questione del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;voto degli italiani all'estero&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; che, per fortuna, non sarebbe stato determinante in nessun caso. Il pasticcio combinato dal governo, che ha cercato di bloccare il referendum in extremis, dopo che gli italiani all'estero avevano già ricevuto le schede, rischiava infatti di rendere nulli i loro voti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Personalmente, da residente all'estero, ma in tutto e per tutto italiano, sono ben contento di avere la possibilità di votare e, già che ci siamo, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mi fa piacere che il mio voto sia conteggiato al pari di quello di qualsiasi altro mio connazionale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. La battaglia che si è giocata sul voto degli italiani all'estero, invece, provoca qualche disagio. L'impressione è che esso valga, e sia ben accetto, quando va a nostro favore, e che lo si consideri un fardello, o un inutile lusso, quando non ci aggrada. Un disagio che è tanto più grande, quanto questa volta a manifestare dubbi sull'opportunità di considerare il voto all'estero è la sinistra, per cui, pure,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; la difesa diritto di voto di tutti i cittadini dovrebbe essere una priorità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, indipendentemente dal risultato contingente di una singola elezione. Personalmente, mi sarei sentito derubato e umiliato nel caso il mio voto, insieme a quello degli altri italiani all'estero, fosse stato considerato nullo come escamotage per il raggiungimento del quorum. Lo dico pur essendo ben contento del fatto che il quorum sia stato conquistato e che il risultato del referendum sia stato quello che è stato, e cioè, lo dico senza ipocrisia, il secondo schiaffo in due settimane a Berlusconi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sarò forse eccessivo, ma mi sembra che la maniera più sana per gestire la questione sarebbe, a questo punto, quella di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;annullare il referendum sul nucleare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Tanto ormai lo schiaffo è stato dato, il risultato è comunque inequivocabile. E' vero che Berlusconi è capace di tutto, ed è senza vergogna, e in questo caso potrebbe anche cercare di aggirare il messaggio degli elettori, ma, da una parte, anche nella maggioranza ci sono persone con un po' più di buon senso che glielo impedirebbero, e dall'altra il governo agonizzante che ci troviamo non avrebbe certo la forza di mettere in piedi un programma nucleare serio. Giuridicamente non so se e come sarebbe possibile, ma sarebbe certamente un segnale di rispetto nei confronti di quegli italiani all'estero che a votare ci sono andati, convinti che il loro voto valesse come quello di tutti gli altri. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Certe prese di posizione, infatti, sono più che discutibili, e, ripeto, sono tanto più discutibili se provengono dal'"area culturale", come si dice, della sinistra. Mi riferisco, ad esempio, a quelle espresse da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2011/06/13/assenti-ingiustificati/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Vittorio Zucconi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; (pure, un italiano all'estero) sul suo blog, o da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/referendum-il-voto-degli-italiani-allestero-per-sartori-e-unenorme-assurdita/116792/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Giovanni Sartori&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; sul Fatto Quotidiano. Che si discuta dell'opportunità di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;riformare le modalità di voto degli italiani all'estero è lodevole&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, e forse doveroso. Ma &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;le motivazioni sono veramente inaccettabili&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Un primo argomento è che la maggioranza degli italiani all'estero sono figli o nipoti di emigranti, che non seguono minimamente la politica italiana e che, se votano, lo fanno senza avere la minima idea di quello che fanno. Inutile precisare che, ahimé, lo stesso vale per milioni di italiani che vivono stanzialmente in Italia. A corollario di questo argomento alcuni, rischiando di sconfinare nel razzismo, fanno notare come sia ingiusto che persone che vivono a migliaia di chilometri dall'Italia e che non sanno niente del paese d'origine possano incidere, con il loro voto, sulla vita di chi in Italia ci abita. Se costoro permettono, invece, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;io considero che quello che succede in Italia mi riguarda e incide anche sulla mia vita&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Ad esempio sul fatto che un domani io possa avere la possibilità di ritornarci a lavorare. Occorrerebbe poi togliersi dalla testa il cliché dell'italiano all'estero che è partito con la valigia di cartone per lavorare in miniera. Nella città in cui abito conosco docenti universitari, avvocati, giornalisti, medici, ingegneri, cuochi, artisti, tutti italiani, ma, curiosamente, nessun minatore. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un secondo argomento riguarda il fatto che, nei collegi esteri, pochi notabili controllano migliaia di voti e spesso li utilizzano per mandare in parlamento personaggi poco raccomandabili, disposti magari, una volta eletti, a cambiare casacca vendendosi al miglior offerente. Anche qui mi si spieghi la differenza con quello che succede in altre zone nella madrepatria. Forse che gli Scilipoti e i Calearo sono stati eletti all'estero? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Infine, quella che per me è la ciliegina sulla torta. Secondo Zucconi, il fatto che all'estero l'affluenza sia stata&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; 'solo' del 23% sarebbe un motivo sufficiente per abolire il voto degli italiani all'estero&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Un tale disinteresse li renderebbe immeritevoli di avere questo diritto. Bizzarra argomentazione, voler togliere il diritto di voto anche a quel quarto che ha votato, in molti casi, sarebbe bene ricordarlo, compiendo un atto più cosciente e volontario di molti italiani. Quando ho lavorato in un seggio all'estero per la prima volta, per le elezioni europee del 2004, ho conosciuto persone commosse perché era la prima volta che lo stato italiano dava un segno di vita, dopo magari 30 o 40 anni che vivevano all'estero. Vorrei poi fare presente una cosa: chi risiede all'estero è forse meno informato di chi abita in Italia, ma sicuramente anche &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;meno condizionato dai giochetti della politica nostrana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; (o dovrei dire vostrana?). Se si guardano i &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/elezioni/2011/referendum/estero.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;risultati&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; di quei "quattro gatti" che hanno votato all'estero, ci si accorge che le percentuali di sì variano tra il 67% (nucleare) e il 76% (uno dei due sull'acqua). Percentuali sempre alte, ma assai meno 'bulgare' di quelle registrate in Italia. Il che vuol dire che, forse, chi vive all'estero, peccando sicuramente di ingenuità nei confronti della politica italiana, ha considerato che il suo voto valesse comunque la pena di essere espresso, anche per dire "no".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Pubblicato su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.agoravox.it/Gli-italiani-all-estero-e-il.html?"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;AgoraVox&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3437792163126235862?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3437792163126235862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3437792163126235862' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3437792163126235862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3437792163126235862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/06/ora-che-i-referendum-sono-passati-con.html' title='Il voto degli italiani all&apos;estero'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-fQfza5qZwiE/TfkDXwdVMnI/AAAAAAAABb8/0OiuINCg0pk/s72-c/s%25C3%25AC_s%25C3%25AC_s%25C3%25AC_s%25C3%25AC.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7171402090550873189</id><published>2011-06-02T00:03:00.006+02:00</published><updated>2011-06-02T00:31:26.203+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Silvio's best friend</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-M3pMlIBUA-8/Tea9OmhtkPI/AAAAAAAABbw/zIlZ2O7zHU8/s1600/bg.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 133px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-M3pMlIBUA-8/Tea9OmhtkPI/AAAAAAAABbw/zIlZ2O7zHU8/s200/bg.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613382044121665778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Beppe Grillo "sono tutti uguali".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Beppe Grillo la colpa maggiore di &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2011/05/litalia_di_pisa/index.html"&gt;Pisapia&lt;/a&gt; è di essere l'avvocato di De Benedetti. Quindi, secondo Beppe Grillo, un avvocato dovrebbe rifiutarsi di avere industriali tra i suoi clienti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;O dovrebbe rifiutarsi di avere un ricco tra i suoi clienti?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2008 Beppe Grillo dichiarava un reddito lordo di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/economia/redditi-online/redditi-online/redditi-online.html"&gt;4.272.591 euro&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre nel 2008, Beppe Grillo, paladino della trasparenza, si infuriava che i &lt;a href="http://www.trading-italia.biz/beppe-grillo-fisco-reddit/"&gt;dati fiscali&lt;/a&gt; degli italiani fossero stati messi on line.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Movimento 5 stelle ha difeso, a Bolzano, un'associazione vicina a &lt;a href="http://www.newnotizie.it/2011/05/24/bolzano-lista-grillo-casa-pound/"&gt;Casa Pound&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Beppe Grillo vorrebbe bloccare il flusso di &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2007/10/i_confini_scons.html"&gt;rom&lt;/a&gt; dalla Romania.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Beppe Grillo si chiede se valeva la pena insegnare &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2007/09/camicia_di_forz/index.html"&gt;l'italiano&lt;/a&gt; agli italiani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Beppe Grillo i &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2007/09/camicia_di_forz/index.html"&gt;briganti&lt;/a&gt; meridionali erano brave persone e l'unità d'Italia un sopruso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Beppe Grillo ha ragione: se volete un ricco, demagogo, frottolaro, qualunquista, pieno di sé, che parla a tutti come se fossero degli ignoranti,  neanche tanto alto, perché votare l'imitazione?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7171402090550873189?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7171402090550873189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7171402090550873189' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7171402090550873189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7171402090550873189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/06/silvios-best-friend.html' title='Silvio&apos;s best friend'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-M3pMlIBUA-8/Tea9OmhtkPI/AAAAAAAABbw/zIlZ2O7zHU8/s72-c/bg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-4574938324488847686</id><published>2011-02-18T11:43:00.006+01:00</published><updated>2011-02-18T14:43:26.618+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='papi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Something of lurid</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-N97gVcsn8fk/TV5SJtWMX6I/AAAAAAAABao/64eLTQtsYuI/s1600/pompa1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 168px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-N97gVcsn8fk/TV5SJtWMX6I/AAAAAAAABao/64eLTQtsYuI/s200/pompa1.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5574983715476234146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;Nicole Minetti è una splendida persona, intelligente, preparata, seria, si è laureata con il massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madrelingua inglese e svolge un importante e apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali della Regione.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;Papi, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=sxvS7tg6Vz8"&gt;telefonata a &lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=sxvS7tg6Vz8"&gt;L'infedele&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=sxvS7tg6Vz8"&gt;, 25 gennaio 2011&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; line-height: 20px; font: normal normal normal 16px/normal Georgia; min-height: 19px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'Trebuchet MS';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La "splendida persona", che non parla ai giornali e ai telegiornali italiani, ha fornito la sua visione del bunga-bungagate in un'intervista esclusiva alla CNN (dei brani possono essere visti &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=WE9Da8Pw4Rk&amp;amp;NR=1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=dVUouxH5GeA"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Naturalmente, tutti ne escono benissimo: né lei né Papi hanno saputo che Ruby era minorenne fino alla famosa notte in questura, alle serate di Arcore c'erano solo discussioni di politica, barzellette e musica. La sola allusione al fatto che lei si sia mostrata in topless a quelle serate è "very much laughable", e d'altra parte Papi "is a really great man, he is generous, he is good, good in the heart". Non senza una punta di (involontaria) ironia, la splendida laureata conclude dicendo che "he is not afraid in believing and investing in young people". &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Al di là del contenuto c'è però una cosa che ha messo in agitazione gli internauti italiani, ed è il livello di inglese della "madrelingua" Minetti. Intendiamoci: se fossi intervistato dalla CNN, farei una figura peggiore di lei, sia per ragioni estetiche (ma io, almeno, non mi sono fatto gonfiare le labbra) che per ragioni linguistiche. Viste le performance linguistiche dei nostri connazionali a cui siamo abituati, la Nicole ci fa fare un figurone alla tv americana. Ma io stesso, che pure non sono madrelingua inglese, ascoltando l'intervista sono rimasto perplesso su un paio di punti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il primo che mi ha dato da pensare è stato &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;the parties were definitely much different respect of how the press describes them&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;('le feste erano decisamente molto diverse da come le descrive la stampa'). Quel "respect of how" proprio non mi tornava. Così, come ormai sono abituato a fare quando ho un dubbio linguistico, sono andato a cercare la frase "&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/different%20respect%20of"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;different respect of&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;" su Google, e la maggior parte dei primi siti che mi sono apparsi erano proprio commenti sulle competenze linguistiche della Minetti di internauti che mi avevano preceduto (ad esempio &lt;/span&gt;&lt;a href="http://carodirettore.vanityfair.it/2011/02/15/miss-minetti-second-me/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Luca Dini&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Vanity Fair&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Quel &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;respect of&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, ovviamente, è una traduzione letterale dell'italiano &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;rispetto a&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, che però, in inglese non vuol dire niente. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Tra l'altro, prima di emettere una condanna definitiva sull'anglo-minettiano, ho fatto ascoltare l'intervista a un (vero) madrelingua inglese, che, da linguista qual è, mi ha risposto - testuali parole - "se è la sua lingua materna, ha sofferto non poco del contatto con la sua altra lingua materna".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un'altra frase pronunciata dalla Minetti, e che personalmente non avevo notato, ma che Dini e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=134314856635833&amp;amp;id=318853359313"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;altri&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; hanno messo in evidenza come un barbarismo, è che nelle festine bungabunghesche non succedeva "noting of lurid". Ora, già in inglese l'espressione &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;niente di&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; si traduce &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;nothing&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; tout court, senza preposizione, e in più, sicuramente la splendida persona voleva dire che chez Papi non succedeva niente di sporco. Il problema è che, se &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;lurido&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;lurid&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; hanno la stessa etimologia, secondo, ad esempio, il dizionario &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.merriam-webster.com/dictionary/lurid"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Merriam-Webster&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; l'aggettivo inglese significa piuttosto 'repellente, scioccante' o anche 'grigiastro'. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La frase che personalmente mi ha colpito di più, tuttavia, è stata la seguente:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;there is a music room, let's call it, in which there can be some soft music rather than more modern music&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;('c'è una stanza della musica, chiamiamola, in cui ci può essere della musica soft piuttosto che della musica più moderna'). Ho tradotto letteralmente la frase per mostrare, da una parte, gli italianismi che la Minetti ci ha ficcato dentro, e dall'altra, qual era già il tenore della frase italiana da cui è partita. Quello che la splendida vuol dire è che nello scantinato del bunga bunga c'era della musica soft e della musica più moderna. Già quel &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;ci può essere&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, tradotto con &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;there can be&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, invece di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;c'è &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;mi sembra un esempio della ridondanza cui tende il registro linguistico snob e pseudo-ricercato che, assai probabilmente, la Minetti adotta anche in italiano. Ma la perla è sicuramente quel &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;rather than&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; che traduce l'italiano &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;piuttosto che&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Il problema è che in inglese &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;rather than&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; può esprimere soltanto un'alternativa esclusiva, per cui la frase pronunciata dalla splendida in inglese non è erronea, ma significa che nello scantinato non c'era musica moderna, ma soltanto musica soft, che non è, come abbiamo visto qui sopra, quello che lei voleva dire. L'uso di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;piuttosto che &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;come semplice disgiunzione al posto di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;oppure&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; è un altro tratto di un certo parlato snob ed è regolarmente additato dagli appassionati del bel parlare (ad esempio &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/2004/19marzo.shtml"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; o &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.parolata.it/Utili/Piuttosto.htm"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Addirittura il sito dell'Accademia della Crusca riporta un &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3930&amp;amp;ctg_id=93"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;articolo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; di Ornella Castellani Polidori dedicato alla questione, cui rimando per maggiori dettagli. Quello che è interessante, però, in quell'articolo è la caratterizzazione sociolinguistica che l'autrice fa di questo uso linguistico. L'ambito sociologico in cui il &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;piuttosto che &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;disgiuntivo spopola sembra un ritratto fedele dell'humus su cui è fiorito il berlusconismo, si tratta, infatti, di "una voga di origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo" e di "un uso invalso tra le classi agiate del Settentrione". &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Insomma, bisogna ammettere che la Nicole sa esprimersi bene in italiano piuttosto che in inglese. Ma madrelingua… Qualcuno potrebbe dire che è madrelingua come Ruby è ventiquattrenne: meglio non fidarsi delle apparenze… &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 20.0px; font: 13.0px 'Trebuchet MS'"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Disegno di &lt;a href="http://fogliazza.wordpress.com/"&gt;Fogliazza&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-4574938324488847686?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/4574938324488847686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=4574938324488847686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4574938324488847686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4574938324488847686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/02/nicole-minetti-e-una-splendida-persona.html' title='Something of lurid'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-N97gVcsn8fk/TV5SJtWMX6I/AAAAAAAABao/64eLTQtsYuI/s72-c/pompa1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-4954544706292407799</id><published>2011-02-15T11:10:00.006+01:00</published><updated>2011-02-15T12:02:50.890+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='papi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Di parte = faziosi?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-XnRAxryvuRE/TVpbOp9prnI/AAAAAAAABag/4bm1OjTv_Nc/s1600/MoSbarak.png"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 114px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-XnRAxryvuRE/TVpbOp9prnI/AAAAAAAABag/4bm1OjTv_Nc/s200/MoSbarak.png" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573867796165144178" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana; font-size: 13px; "&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;"Di parte, faziosa, contro la mia persona". Così &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;amp;v=Wt-s2qPHkW4"&gt;Berlusconi&lt;/a&gt; ha bollato la manifestazione del 13 febbraio che ha riunito più di un milione di persone. Si tratta, ovviamente, di una valutazione superficiale e propagandistica, adatta al pubblico cui si rivolge la trasmissione in cui è andata in onda (&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Mattino Cinque&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;). Con un linguaggio più ricercato, ma sostanzialmente simile, &lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/7664"&gt;Giuliano Ferrara&lt;/a&gt; sabato ha accusato "il partito dell'ipocrisia moralistica" di voler "mettere le mani addosso" a Berlusconi "per evidenti ragioni politiche alimentate da spirito facinoroso e da avversione antropologica a un'Italia popolare rigettata e odiata".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Tali accuse possono essere ignorate, col pretesto della loro inconsistenza, senza prendersi la briga di rispondere. Oppure, si può fare lo sforzo di spiegare che non di faziosità, antiberlusconismo "a prescindere", moralismo si è trattato, ma di una manifestazione, innanzitutto, per la difesa della persona umana e della sua dignità. Il che è verissimo, ma è forse solo una parte della spiegazione. E' sano e utile che chi ha manifestato domenica - e ne faccio orgogliosamente parte - faccia per l'ennesima volta lo sforzo di spiegare, agli altri e a se stesso, che non è di parte, non è antiberlusconiano per partito preso e non cerca un pretesto per ribaltare il voto del 2008? Sforzo, si badi bene, che rischia di essere smentito proprio dagli slogan e dai cartelli sentiti e visti domenica nelle manifestazioni, la maggior parte dei quali ruotava intorno al tema "Berlusconi vattene". E che rischia di essere smentito dall'eco che le manifestazioni hanno avuto sulla stampa, soprattutto estera, che ha quasi esclusivamente parlato di manifestazioni anti-Berlusconi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;E se invece ammettessimo che, sì, in effetti è stata (anche) una manifestazione &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;per&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; una parte, e una manifestazione &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;contro &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Berlusconi? Anziché incanalare le nostre energie a cercare di negare il fatto che siamo di parte e che l'avversione che proviamo per Berlusconi è reale, e in parte viscerale, potremmo invece usarle per cercare di esplicitarne i motivi. Ne trarremmo il doppio vantaggio di sentirci meno in colpa e di togliere argomenti a chi, come Ferrara, ci accusa di essere ipocriti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Innanzitutto, ci renderemmo conto che giustapporre "di parte" e "fazioso", suggerendo che sono sinonimi, è l'ennesimo esempio di quella manipolazione delle parole, tipica del berlusconismo, che &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/01/societa-molto-poco-civile.html"&gt;altri&lt;/a&gt; hanno messo in evidenza prima e meglio di me. Attenzione, non sto accusando Berlusconi di operare una manipolazione linguistica cosciente. Secondo me lui è veramente convinto che "di parte" e "fazioso" siano la stessa cosa. Tutta la sua carriera politica è fondata su una contrapposizione ossessiva, al limite del puerile, tra la sua visione del mondo (la sua parte) e quella altrui. La parola "parte", anche etimologicamente, suggerisce che, in quanto uomini, siamo fatalmente portati a dividerci, una "verità" che di solito comprendiamo e, nei casi migliori, accettiamo abbastanza presto uscendo dall'infanzia. Ma una verità che quell'eterno bambino che ci ritroviamo come premier non contempla: per lui non esiste altra parte che la sua, il che vuol dire, alla fine, che non esistono "parti", ma un unico grande blocco. Dentro a questo blocco o ci sei o non sei.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;La manifestazione delle donne di domenica a &lt;a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/02/13/news/le_donne_di_parma_in_piazza_sciarpe_bianche_sotto_il_comune-12398441/"&gt;Parma&lt;/a&gt; è stata dedicata a mia nonna, morta il mese scorso. Ex partigiana, del PCI e presidentessa dell'Anpi cittadino, mia nonna era una donna fortemente, fieramente di parte. Eppure, nelle ultime celebrazioni del 25 aprile a cui ha potuto partecipare, si compiaceva ad aprire il corteo tenendo sotto braccio, da una parte il sindaco (di centrodestra), e dall'altra il presidente della provincia (di centrosinistra). Solo chi riconosce che le parti esistono può permettersi il lusso di avvicinarle una all'altra. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;E ancora: se le manifestazioni di domenica erano di parte, di quale parte stiamo parlando? Berlusconi e i suoi aedi ne sono certi: è stata una manifestazione "di sinistra". Può anche darsi, ma intanto nelle manifestazioni c'erano suore e avvocatesse ex di Alleanza Nazionale, e poi le organizzatrici sono state brave nel riuscire a far sfilare un milione di persone senza che venisse esposto nessun simbolo di partito. Essere di parte e riconoscerlo significa anche riconoscere quello che ci divide dagli altri e quello che ci unisce. Rifiutando di ammettere che si può essere di parte senza essere faziosi, invece, Berlusconi è riuscito nell'intento di far diventare "di parte" proprio quell'inventario minimo di valori che, in una democrazia normale, non dovrebbero esserlo. Se difendere quei valori è di parte, dovremmo sentirci fieri di esserlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Veniamo ora alla seconda accusa, quella di essere "contro la persona" di Berlusconi per partito preso. Se fosse una persona sana di mente - e i suoi comportamenti recenti permettono di dubitarne - il premier potrebbe chiedersi perché tante persone ce l'abbiano proprio con la sua persona. La risposta che gli darei io è che non ce l'ho con la sua persona, ma con il sistema di potere e di valori che ha contribuito a creare e a sviluppare negli ultimi diciassette anni. Che il "popolo" fatichi a distinguere tra il potere e chi lo incarna è, in qualche modo, normale. Gli egiziani, almeno la maggior parte di loro, non ce l'avevano con il sistema Mubarak, ma proprio con Mubarak, e perfino in Francia, dove vivo, le manifestazioni sono quasi sempre manifestazioni (anche) anti-Sarkozy. Questa identificazione tra un sistema di potere e il personaggio che lo incarna è anche, in parte, assecondata dai media: non mi risulta che nessun giornale o nessuna tv si siano indignati del fatto che gli egiziani se la siano presa con "la persona" di Mubarak. Tuttavia, nelle democrazie sane gli stessi governanti dovrebbero premunirsi contro un'identificazione troppo diretta tra il potere e la loro persona. Nel caso di Berlusconi, invece, si realizza una convergenza di interessi tra lui e quelli che vorrebbero cacciarlo: in fondo, è proprio Berlusconi che, da diciassette anni a questa parte, ci ha autorizzato, e anzi incoraggiato, ad identificare il governo dell'Italia con la sua persona. Che lui ora si lamenti se lo facciamo non sorprende. Che noi dobbiamo addirittura scusarci e difenderci dall'accusa di farlo, mi sembra sinceramente un eccesso di buonismo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;C'è poi l'aspetto "pratico" del prendersela con Berlusconi. In molti dicono che, uscito di scena lui, il berlusconismo continuerà, il che è sicuramente vero. E' anche vero, però, che la sua uscita di scena rischia di provocare un'implosione della destra italiana come l'abbiamo conosciuta negli ultimi due decenni, che in parte è già cominciata. Quando l'identificazione tra una persona e un sistema di potere è eccessivamente forte, la sua uscita di scena è comunque salutare, se non altro per la carica simbolica e emotiva che comporta. Che quelli che stanno dalla sua parte abbiano paura è normale; sarebbe rassicurante che quelli dell'altra parte non avessero paura di dire che Berlusconi forse non è tutti i problemi, ma è sicuramente &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;un&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; problema, e probabilmente il più urgente da risolvere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 13px/normal Verdana; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Pubblicato su: &lt;a href="http://www.agoravox.it/Di-parte-non-faziosi.html"&gt;AgoraVox&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-4954544706292407799?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/4954544706292407799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=4954544706292407799' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4954544706292407799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4954544706292407799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/02/di-parte-faziosi.html' title='Di parte = faziosi?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-XnRAxryvuRE/TVpbOp9prnI/AAAAAAAABag/4bm1OjTv_Nc/s72-c/MoSbarak.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7478927824886661359</id><published>2011-01-27T17:32:00.007+01:00</published><updated>2011-01-29T14:01:31.596+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Società (molto poco) civile</title><content type='html'>&lt;p color="#1a1a18" style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.5px 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Parla il Libro: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Lettore, io vengo a te come un amico, per consolarti e per istruirti. – Tienmi bene, leggimi sollecitamente e non trattenermi presso di te quando te ne sei servito, perché il mio destino è di portare luce e gioia a molte anime. – Rispettami, non deturparmi con segni, non &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;piegar le mie pagine. – Io son cosa di tutti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Etichetta apposta sui libri della "Biblioteca Polizzi", anni '30 (da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.liabarone.it/PPOLIZZIHR.pdf"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Primo Polizzi. Il prigioniero che canta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.5px 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un terrorista troverà sempre un altro terrorista più terrorista di lui. Non vale la pena di ritornare in maniera troppo particolareggiata sulla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/01/20/nelle-scuole-venete-proibiti-saviano-battisti.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;proposta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; dei due assessori talebani del Veneto, Speranzon e Donazzan, di eliminare dalle biblioteche della regione i libri dei "cattivi maestri" che nel 2004 firmarono un appello in favore di Cesare Battisti. Quale modo migliore per dar loro ragione (ai difensori della causa pro-Battisti, intendo), infatti, che gettare benzina (in questo caso carta) sul fuoco? (In proposito si può vedere il blog di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2695"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Wu Ming&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, o il blog &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/gli-aspiranti-censori-veneti-1.267856"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Latino America Express&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; dell'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Unità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, che propone una rassegna stampa). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Quello su cui vorrei soffermarmi, invece, è la definizione che i talebanotti veneti hanno trovato per la loro iniziativa: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Prendo spunto da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/27/scrittori-e-battisti-la-censura-non-e-mai-una-buona-idea/#comments"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;questo articolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; di Evelina Santangelo, pubblicato su Nazione Indiana, che ha suscitato una piccola discussione sull'opportunità di utilizzare il termine &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; per tale operazione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A me la definizione in questione sembra infatti essere un perfetto esempio di quella "manomissione delle parole" che almeno due libri usciti alla fine del 2010 - uno di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/4368_la_manomissione_delle_parole_carofiglio.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Gianrico Carofiglio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; e uno di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/gustavo-zagrebelsky/sulla-lingua-del-tempo-presente/978880620774"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Gustavo Zagrebelsky&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; - hanno identificato come una delle caratteristiche tipiche della manipolazione del consenso nell'Italia di oggi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Cominciamo da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Nel senso più proprio, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; si riferisce oggi al rifiuto di acquistare certi prodotti, di commerciare con determinati paesi, aziende o organizzazioni, o al rifiuto di partecipare a determinati eventi (ad esempio, il boicottaggio delle Olimpiadi o quello della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/25/al-via-la-fiera-delle-polemiche.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Fiera del Libro di Torino&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Tecnicamente, quindi, quello caldeggiato dagli amministratori veneti non può essere definito boicottaggio. La ragione principale è che il boicottaggio deve o dovrebbe essere una scelta individuale, mentre, togliendo dei libri dalle biblioteche, un potere pubblico limita, per l'appunto, la libertà di scelta dei lettori. Come dicevo, in questo caso sarebbe più corretto parlare di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;ostracismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, se non di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;censura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. C'è però un'altro aspetto della questione da considerare. Come tutte le parole della lingua, comprese quelle dei linguaggi specializzati, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; è per sua natura elastica, ha una semantica plastica e può essere polisemica. E' proprio su questa plasticità del significato delle parole che giocano i manipolatori linguistici: quello che la parola X significa per te non lo significa necessariamente per me, e viceversa. Così, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; rimane una parola (e un'azione) rispettabile, a differenza di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;ostracismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;censura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; o &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;messa all'indice&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Chiunque sarebbe disposto a &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; qualcosa in un certo momento, ma difficilmente ammetterebbe di voler &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;ostracizzare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;censurare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; o &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;mettere all'indice&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. L'uso di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, in questo caso, non è diverso da quello di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;rom&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; al posto di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;zingaro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; o di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;gay&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; al posto di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;culattone&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Si sceglie la variante politically correct senza che la sostanza cambi. Quando Bossi dice che i rom rubano, i suoi elettori capiscono che gli zingari rubano, e quando Berlusconi dice che è meglio guardare le belle ragazze che essere gay i suoi elettori capiscono che è meglio essere puttaniere che frocio. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Passiamo a &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, la parola, nella coppia, che mi rende più perplesso. Perché &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;? Da una parte, almeno così lo interpreto, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; può opporsi a violento, anche se siamo di fronte a una delle azioni più violente e odiose che posso concepire. Dall'altra, può suggerire il fatto che l'operazione in questione emerge dal basso, viene dalla cosiddetta 'società civile'. (Un'altra etichetta che trovo particolarmente irritante: più la società italiana si incivilizza e più si parla di società civile). Ora, sappiamo bene che l'opposizione della "società civile", di "quelli che lavorano" ai "politici di professione" è, da sempre, uno dei cavalli di battaglia del berlusconismo. Zagrebelsky ha già mostrato come una parola all'apparenza positiva come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;amore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; possa diventare violenta e prevaricatrice in bocca berlusconiana. Lo stesso è stato fatto per &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/13/la-dichiarazione-di-guerra-civile-di-berlusconi/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Italia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, possibile ennesimo nuovo nome del vecchio Partito di Berlusconi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; è un'altro esempio di parola "buona" usata in modo distorto e violento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p color="#1a1a18" style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Chiudiamo con l'espressione intera &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Si tratta, all'apparenza di una definizione chiara, di quello che potrebbe essere un fenomeno socialmente riconosciuto e riconoscibile. In realtà, cercando "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?as_q=&amp;amp;as_epq=boicottaggio+civile&amp;amp;as_oq=&amp;amp;as_eq=&amp;amp;hl=it&amp;amp;lr=lang_it&amp;amp;cr=&amp;amp;as_ft=i&amp;amp;as_filetype=&amp;amp;as_qdr=all&amp;amp;as_occt=any&amp;amp;as_dt=i&amp;amp;as_sitesearch=&amp;amp;as_rights=&amp;amp;safe=images&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;" su Google, ed escludendo i contesti in cui si parla dell'iniziativa Speranzon-Donazzan, si ottengono poche decine di attestazioni. Addirittura, in inglese, per "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?as_q=boycott&amp;amp;as_epq=&amp;amp;as_oq=&amp;amp;as_eq=&amp;amp;hl=it&amp;amp;tbs=lr%3Alang_1it&amp;amp;num=10&amp;amp;lr=&amp;amp;cr=&amp;amp;as_ft=i&amp;amp;as_filetype=&amp;amp;as_qdr=all&amp;amp;as_occt=any&amp;amp;as_dt=i&amp;amp;as_sitesearch=&amp;amp;as_rights=&amp;amp;safe=images&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google#hl=it&amp;amp;lr=&amp;amp;as_qdr=all&amp;amp;q=%22civil+boycott%22&amp;amp;aq=f&amp;amp;aqi=&amp;amp;aql=&amp;amp;oq=&amp;amp;pbx=1&amp;amp;fp=a47d67b009bee7c7"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;civil boycott&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;" si hanno circa 350 attestazioni accanto a quasi 12 milioni di attestazioni di "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?as_q=boycott&amp;amp;as_epq=&amp;amp;as_oq=&amp;amp;as_eq=&amp;amp;hl=it&amp;amp;tbs=lr%3Alang_1it&amp;amp;num=10&amp;amp;lr=&amp;amp;cr=&amp;amp;as_ft=i&amp;amp;as_filetype=&amp;amp;as_qdr=all&amp;amp;as_occt=any&amp;amp;as_dt=i&amp;amp;as_sitesearch=&amp;amp;as_rights=&amp;amp;safe=images&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google#hl=it&amp;amp;lr=&amp;amp;as_qdr=all&amp;amp;q=boycott+-%22civil+boycott%22&amp;amp;aq=f&amp;amp;aqi=&amp;amp;aql=&amp;amp;oq=&amp;amp;pbx=1&amp;amp;fp=ae1cd8f3e56c20f3"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boycott&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;" tout court. Il che fa pensare che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;boicottaggio civile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; non sia per niente una collocazione frequente, e perciò che difficilmente sia la definizione univoca di un fenomeno socialmente riconosciuto. Però, l'operazione è chiara: si crea un'espressione che ha tutta l'aria di essere una denominazione precisa e la si utilizza per un'operazione di cosmesi per definire un atto degno dei nonni fascisti degli attuali amministratori pidiellino-leghisti. Che però loro, almeno, avevano le palle di chiamare la censura con il suo nome.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 11.5px/normal 'Franklin Gothic Book'; color: rgb(26, 26, 24); "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7478927824886661359?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7478927824886661359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7478927824886661359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7478927824886661359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7478927824886661359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/01/societa-molto-poco-civile.html' title='Società (molto poco) civile'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6999659533054598047</id><published>2011-01-27T17:27:00.002+01:00</published><updated>2011-01-27T17:30:43.590+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giorno della memoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='famiglia'/><title type='text'>27 gennaio 2011</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TUGdnYSPoUI/AAAAAAAABZ8/XhMfYrDE6dw/s1600/triangolo.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 207px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TUGdnYSPoUI/AAAAAAAABZ8/XhMfYrDE6dw/s320/triangolo.png" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5566903914266075458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il triangolo 126362 di Primo (Manetto) Polizzi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La foto (e molte altre cose) si trova in &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.liabarone.it/PPOLIZZIHR.pdf"&gt;Primo Polizzi. Il prigioniero che canta&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; di Lia Barone.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6999659533054598047?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6999659533054598047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6999659533054598047' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6999659533054598047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6999659533054598047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/01/27-gennaio-2011.html' title='27 gennaio 2011'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TUGdnYSPoUI/AAAAAAAABZ8/XhMfYrDE6dw/s72-c/triangolo.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-8386744904030581137</id><published>2011-01-24T11:19:00.004+01:00</published><updated>2011-01-24T12:05:47.741+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='famiglia'/><title type='text'>Una nonna</title><content type='html'>&lt;div&gt;Era una nonna.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TT1SjKFOsMI/AAAAAAAABZs/fJTw2A-N_0s/s320/CIMG2928.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5565695478454988994" /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TT1WZ6YkyBI/AAAAAAAABZ0/d0BBNB2M9ho/s1600/000_0746.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 242px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TT1WZ6YkyBI/AAAAAAAABZ0/d0BBNB2M9ho/s320/000_0746.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5565699717668849682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma c'era anche un''altra' Mirka:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/01/22/news/addio_a_laura_mirka_polizzi_anima_della_resistenza_parmigiana-11521501/"&gt;&lt;i&gt;la Repubblica - Parma&lt;/i&gt; (22 gennaio 2011)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://senesonoandati-parma.blogautore.repubblica.it/2011/01/22/mirca-polizzi/"&gt;blog de &lt;i&gt;la Repubblica - Parma&lt;/i&gt; (22 gennaio 2011)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/71634/Addio_MirkaOggi_lultimo_saluto_Centinaia_di_persone_alla_camera_ardente.html"&gt;&lt;i&gt;Gazzetta di Parma&lt;/i&gt; (23 gennaio 2011)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2011&amp;amp;mese=01&amp;amp;file=23POL33a"&gt;&lt;i&gt;l'Unità&lt;/i&gt; (23 gennaio 2011)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.informazionediparma.com/archivio//20110123/01_PR2301.pdf"&gt;L'informazione di Parma&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://www.informazionediparma.com/archivio//20110123/01_PR2301.pdf"&gt; (23 gennaio 2011)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.resistenza.de/content/view/29/33/"&gt;resistenza.de&lt;/a&gt; (quando i tedeschi si sono ricordati di lei, nel bene; anche &lt;a href="http://blog.fempages.org/wp/2002/06/an-italian-partisan-tellsit-was-like-a-promotion-to-have-to-go-underground/"&gt;in inglese&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2005&amp;amp;mese=04&amp;amp;file=24INT12a"&gt;l'Unità&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; (24 aprile 2005)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&amp;amp;d_op=getit&amp;amp;id=6397"&gt;un'intervista&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://papadellefavole.blogspot.com/2011/01/no-questa-non-e-una-favola.html"&gt;Cesare Pastarini&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://parmagheddon.wordpress.com/2011/01/22/laura-nonna-mirka/"&gt;Parmagheddon&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-8386744904030581137?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/8386744904030581137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=8386744904030581137' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8386744904030581137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8386744904030581137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/01/una-nonna.html' title='Una nonna'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TT1SjKFOsMI/AAAAAAAABZs/fJTw2A-N_0s/s72-c/CIMG2928.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7563524090440511211</id><published>2011-01-14T22:08:00.011+01:00</published><updated>2011-01-28T23:02:49.171+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Discutendo di Battisti, di vittime, di stato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TTNhSv6pTJI/AAAAAAAABZY/ko1X-N-Zaek/s1600/itabra.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 128px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TTNhSv6pTJI/AAAAAAAABZY/ko1X-N-Zaek/s200/itabra.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562896939460676754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La discussione suscitata dall'articolo di Giacomo Sartori a proposito della mancata estradizione di Cesare Battisti sul blog di &lt;a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/10/battisti-le-vittime-lo-stato/#comments"&gt;Nazione Indiana&lt;/a&gt; è certamente la cosa più interessante e costruttiva che ho letto sulla questione, e alla quale ho avuto la fortuna e il piacere di partecipare. Soprattutto, a parte in alcuni post più virulenti, e a volte maleducati, sono mancati i toni da stadio, per cui si può essere solo dalla parte dei pro-Battisti (i cattivi) o degli anti-Battisti (i buoni). Pur non modificando radicalmente le mie posizioni, la discussione mi ha permesso comunque di vedere con una luce diversa alcuni aspetti della questione, e in particolare di elaborare il disagio che mi provoca - devo confessarlo - il fatto di trovarmi, nel desiderare l'estradizione di Battisti, dalla stessa parte della destra più antigiustizialista della storia italiana, e probabilmente occidentale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'erano alcuni punti fermi sui quali la maggioranza dei partecipanti alla discussione erano d'accordo (o perlomeno sui quali io ero d'accordo con le persone con cui ho discusso direttamente), che elenco qui sotto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nessuno, tranne Battisti, conosce la verità sulla sua vicenda. Nei media italiani e nel sentire comune la colpevolezza di Battisti non viene mai messa in discussione, mentre i suoi difensori fanno notare come molti degli elementi che hanno portato alle condanne siano problematici (non mi dilungo su questo punto, un elenco completo di link, soprattutto garantisti nei confronti di Battisti, si trova in &lt;a href="http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/cesare-battisti-e-l-accanimento-rassegna-stampa-1.265178"&gt;questo blog&lt;/a&gt; dell'&lt;i&gt;Unità&lt;/i&gt;). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le ragioni delle vittime, che il più delle volte sono messe in primo piano nell'indignazione per la decisione del governo brasiliano, sono solo uno degli elementi da prendere in considerazione. Nessun ordinamento giuridico sano prevede che le vittime partecipino al giudizio ed all'esecuzione delle condanne per i colpevoli. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il dolore delle vittime e più in generale tutta questa faccenda sono stati pesantemente strumentalizzati e manipolati da un governo che, in altri casi, non esita ad accanirsi sui magistrati, a gridare al &lt;i&gt;golpe&lt;/i&gt;, e che ha l'impunità come credo principale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'erano poi, diversi punti problematici, che hanno suscitato discussioni. Cerco di riassumerne alcuni, indicando (sperando di non travisarle) le opinioni diverse dalla mia, e dando poi la mia visione. Naturalmente, anche in questo caso, semplifico un po' la situazione, perché non c'erano due campi pro- e anti-Battisti chiaramente definiti, e le varie posizioni erano in realtà assai sfumate. Consiglio comunque la lettura dell'articolo e dei (numerosi) commenti, per una visione più completa della discussione.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo argomento sviluppato da Sartori e ripreso da altri commentatori è che la vicenda Battisti, come dicevo sopra, è pesantemente strumentalizzata dal governo, un governo, peraltro, assai più garantista con altri tipi di imputati e per altri tipi di reati. Si tratta di una versione leggermente modificata dell'argomento del capro espiatorio, per cui Battisti sarebbe diventato, per vari motivi, una sorta di trofeo che Berlusconi vorrebbe portarsi a casa, eventualmente per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica da altre vicende giudiziarie. Secondo i difensori di questo argomento, sarebbe più sano astenersi dal richiedere l'estradizione di Battisti, da una parte perché si confonde la propria voce con quella di personaggi imbarazzanti come Gasparri e la Santanché (tanto per fare due esempi), dall'altra perché esistono questioni, anche giudiziarie, ben più gravi e urgenti di cui occuparsi. Sono d'accordo che l'estradizione di Battisti non rientri nelle priorità nazionali, nell'assoluto, però visto che la vicenda è venuta fuori ora, è legittimo che ce ne occupiamo. E poi, non ci si può autoassolvere, o assolvere qualcun altro, con l'argomento che c'è qualcuno che l'ha fatta più grossa di noi. Un delinquente troverà sempre qualcuno più delinquente di lui (soprattutto finché avremo il presidente del consiglio che abbiamo), ma questo è il tipico argomento scarica-responsabilità che noi italiani siamo bravissimi a manipolare. Chi abbia letto i miei interventi su questo argomento (ad esempio &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/09/ci-risiamo.html"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/01/voltare-la-pagina.html"&gt;qui&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/11/sono-finiti-gli-anni-70.html"&gt;qui&lt;/a&gt;) sa che la parola chiave, per me, in tutta questa faccenda è "responsabilità". Una parola che, nell'Italia di oggi, è veramente rivoluzionaria. L'uscita dagli anni Settanta potrà avvenire solo con una presa di responsabilità collettiva, dello stato, ma anche dei protagonisti. Che messaggio invia, invece, Battisti all'Italia, oggi? Quella di qualcuno che vuole utilizzare qualsiasi mezzo, qualsiasi sotterfugio, per sfuggire alla pena che - magari ingiustamente, ripeto, non lo so - gli è stata inflitta. Ma l'impunità a qualsiasi costo, anche se umanamente comprensibile (chi di noi vorrebbe stare in galera a vita?), non è un messaggio accettabile, soprattutto nell'Italia di oggi. Alcuni dei commentatori, su Nazione Indiana, hanno preso male questo argomento, dicendo che non si può assimilare Battisti a Berlusconi, e che il desiderio di impunità dell'uno non è minimamente paragonabile a quello dell'altro, come non sono paragonabili le cose che hanno fatto. Il problema è che si rischia di cadere nell'estremo opposto, e cioè, "Dentro Berlusconi, o fuori tutti gli altri", ugualmente deleterio. Perché il problema non è solo Berlusconi (che, grazie al cielo non è, politicamente e biologicamente, eterno), ma sono tutti i piccoli Berlusconi d'Italia, che magari sono sempre esistiti, ma che oggi si sentono legittimati a compiere qualsiasi nefandezza con la quasi certezza dell'impunità. E' il virus che Berlusconi, e tutta la sua cricca di piaggiatori, ha versato sulla popolazione italiana nella sua interezza. Quindi, è vero che magari Battisti è innocente; è vero che è umanamente comprensibile cercare di sfuggire al carcere, ma, visto che, per scelta o suo malgrado, Battisti ora è anche un personaggio pubblico, abbiamo il diritto di giudicarlo anche per quello che fa oggi. E oggi, nonostante l'accesso ai media che potrebbe avere e che alcuni suoi sostenitori hanno, il messaggio che lancia Battisti è "lasciatemi in pace". Mentre, se la sua adesione, benché distorta, ad un ideale di giustizia e uguaglianza era sincera (e ci sono molti dubbi in proposito), avrebbe la possibilità e il dovere di fare in modo che in Italia ci sia una giustizia più giusta. Invece non lo fa. Insomma, tra Sofri e Battisti io scelgo Sofri. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto all'argomento che non è bello mescolarsi a Berlusconi, Gasparri e la Santanché nelle manifestazioni per l'estradizione di Battisti, è sicuramente vero. Anch'io, se ne avessi avuto la possibilità, non credo che sarei andato a manifestare. Però, proprio perché una causa è accaparrata in maniera ipocrita e strumentale da una parte politica, è utile e indispensabile che ci siano persone ragionevoli e dotate di senso critico che mostrano come si possa chiedere l'estradizione di Battisti senza essere manipolati dai media (di destra e di sinistra in questo caso). Per rispetto nei confronti delle vittime, ma anche (e vorrei dire soprattutto) per rispetto nei confronti dell'Italia e della sua storia, perché, in fondo, vittime dei terroristi, che erano di destra e di sinistra, lo siamo stati un po' tutti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'altra cosa, poi, che vorrei dire su questo argomento, è che la vicenda Battisti è certamente manipolata mediaticamente da parte di chi ne chiede l'estradizione, che ci viene presentato come una persona arrogante, antipatica e manipolatrice. E' però ugualmente manipolata anche dai suoi difensori, che hanno accesso a mezzi di comunicazione importanti e che, soprattutto in Francia, si compiacciono a presentare Battisti come una sorta di martire del neosquadrismo berlusconiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il secondo argomento riguarda il fatto che le indagini che hanno portato alle condanne di Battisti sono state condotte in maniera problematica e che suscitano più di un dubbio. Chi utilizza questo argomento rifiuta un'accettazione supina e incondizionata della giustizia, e sottolinea che, per semplificare, se abbiamo il dovere di rispettare le leggi, abbiamo anche il dovere di fare in modo che le leggi siano giuste. E cita i casi di piazza della Loggia, della stazione di Bologna o della scuola Diaz. La prima cosa da osservare, però, è che un conto è contestare le derive nella conduzione di certe indagini, e magari anche indignarsi per certe sentenze, un'altra è pretendere che le sentenze che riteniamo ingiuste non siano eseguite. Anche in questo caso, si rischia di cadere nell'eccesso di scegliere, tra le sentenze dei giudici, quelle che ci piacciono, e rifiutare quelle che non ci piacciono. Visto che, però, la Verità è quasi sempre impossibile da raggiungere, e che ognuno di noi si costruisce le sue verità, spesso a priori, sulla base delle proprie simpatie, inclinazioni, convinzioni personali, è più sano accettare che i tribunali costituiscano un quadro in cui la società riconosce che può essere raggiunta, se non la Verità, una verità condivisa dalla società. Cito volentieri quello che ha detto &lt;a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/10/battisti-le-vittime-lo-stato/#comment-145662"&gt;alcor&lt;/a&gt;, una commentatrice dell'articolo di Sartori, sulla questione:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); line-height: 16px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Io ho, come tutti, un’opinione, una su Battisti, una su Berlusconi, una su Sofri, una su Negri, una su Andreotti, una su ogni cosa, più o meno basata su cose che ho letto, gli interventi su Carmilla, i libri di Travaglio, il libro di Ginzburg, e sui depositi della mia memoria, fondata sulla lettura dei giornali e l’esperienza di com’era e di com’è l’Italia, e su cose sentite e riferite da chi magari me le riferiva fondandosi a sua volta su fonti a cui dava credito e su analisi di persone che si sono trovate più o meno nella mia condizione e anche molto meglio informate, che hanno studiato le carte. Tutte queste opinioni che mi sono fatta io le ritengo abbastanza fondate. A molte di queste opinioni sono arrivata però, e lo so, anche per ragioni irrazionali, fiduciarie, persino di simpatie e antipatie e pregiudizi e istinto, e analisi che più che i singoli casi riguardano la situazione politica e sociale e culturale in cui si sono svolte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Tutti i miei processi sono indiziari.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, la questione non è di negare che è vitale che il funzionamento della giustizia sia costantemente sorvegliato, e contestato se occorre, dai cittadini. Purtroppo, però, tutti abbiamo il diritto di contestare le decisioni dei giudici che non ci piacciono, compreso Berlusconi, che peraltro non si priva quasi mai di questo piacere. Quello che dobbiamo chiederci, ancora una volta, è qual è la priorità che dobbiamo darci nell'Italia di oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'ultimo argomento che vorrei discutere è quello secondo cui Battisti non meriterebbe di essere incarcerato, da una parte perché non sarebbe più socialmente pericoloso, dall'altra perché, a differenza di quanto si crede, Battisti non è un privilegiato, ma anzi ha già scontato la sua pena con l'esilio. Al primo argomento è facile rispondere che questa visione utilitaristica della giustizia è riduttiva. Non si può considerare che il suo unico scopo sia quello di mettere i delinquenti in condizione di non nuocere (anche se è importante). Neanche i gerarchi nazisti negli anni '60 sarebbero stati in grado di ripetere le loro nefandezze, eppure è stato importante per la coscienza collettiva della Germania processarli. Si tratta, è vero, di condanne che sono anche simboliche, ma anche i simboli sono importanti nella vita di una comunità. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto riguarda il secondo argomento, ho detto, e lo confermo, che Battisti è un privilegiato. Come ho detto sopra, Battisti gode dell'appoggio di politici e intellettuali italiani, francesi e brasiliani, che hanno accesso a media importanti e sono capaci di utilizzare i media. Battisti, quindi, e i suoi difensori hanno accesso a una forma di "potere"; Battisti non è il povero spacciatore extracomunitario perseguitato dalla polizia. Il fatto che lui usi questo potere unicamente per lanciare il messaggio "lasciatemi in pace, voglio tornare una persona comune" è proprio la cosa principale che gli si può rimproverare, secondo me. Se è vero, come dicono alcuni, che Battisti ha avuto una vita dura, soprattutto nei primi anni dell'"esilio" in Francia, mi dispiace per lui, ma trovo già abbastanza patetica la retorica del povero emigrante quando riguarda quelli che sono espatriati per necessità per accettare questo argomento senza provare disgusto. Sartori dice che "l'esilio è pur sempre una punizione". Anche in questo caso, però, non è a nostra discrezione decidere cosa è una posizione e cosa no. Nessuno possiede uno strumento per misurare il disagio e la sofferenza provocate da una certa situazione. Io conosco italiani che stanno malissimo in Francia e altri che non tornerebbero in patria neanche se li pagassero. E' per questo che l'incarcerazione sarà certamente uno strumento imperfetto, criticabile, ma è il quadro nel quale la società italiana, e in generale quella occidentale, ha deciso di delimitare l'esecuzione delle sentenze. Se usciamo da questo quadro ricadiamo nel dominio della soggettività e della discrezione, e quindi dell'arbitrario. Quindi, no, l'esilio di Battisti non lo redime. E il fatto che Berlusconi protesti per l'estradizione di Battisti non fa di questa causa una causa "infetta". Non so cosa abbia fatto Battisti negli anni Settanta, ma un personaggio pubblico come lui, se mette l'impunità davanti a tutto, nell'Italia di oggi è comunque colpevole.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7563524090440511211?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7563524090440511211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7563524090440511211' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7563524090440511211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7563524090440511211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2011/01/discutendo-di-battisti-di-vittime-di.html' title='Discutendo di Battisti, di vittime, di stato'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TTNhSv6pTJI/AAAAAAAABZY/ko1X-N-Zaek/s72-c/itabra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3230605716571416782</id><published>2010-11-24T17:07:00.009+01:00</published><updated>2010-11-24T22:05:02.519+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='televisione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Vieni via (o resti qui) con me? - 2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TO199YVbyyI/AAAAAAAABZI/woRlx3MOFYE/s1600/chino.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 90px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TO199YVbyyI/AAAAAAAABZI/woRlx3MOFYE/s200/chino.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543225209820793634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Una delle idee più riuscite, secondo me, di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Vieni via con me&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; è l'elenco finale in cui Fazio e Saviano elencano, senza prendersi troppo sul serio, i motivi per cui si dovrebbe voler lasciare l'Italia o, invece, non si vorrebbe partire mai (si veda il mio &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/11/vieni-via-o-resti-qui-con-me.html"&gt;post&lt;/a&gt; precedente). Diligentemente, ho indicato, nel &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;a href="http://vvcm.blog.rai.it/2010/10/28/vado-via-percheresto-qui-perche/comment-page-87/?refresh_ce"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;sito&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; della trasmissione, i motivi per cui, da espatriato, vorrei tornare in Italia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché espatriando non sfuggi ai mali dell’Italia, e in più devi spiegarli a chi ti circonda;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché sono stufo di rispondere alla domanda “ma perché continuate a votarlo?”;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché sono stufo che mi si chieda “ma non vi stancate mai di mangiare pasta tutto il giorno?”;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché qui non ho mai visto lo stracchino né il chinotto ;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché non riesco a trovare dei bei calzini da uomo lunghi che ti arrivano al ginocchio;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché qui i “cattivi” sono altrettanto odiosi che in Italia, ma in Italia i “buoni” sono molto più simpatici;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché il paese dove vivo lascia liberi gli ex terroristi italiani, e sono stanco di spiegare che non accettarlo non è né di destra né di sinistra;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;perché ho visto l’Italia battere la Francia nella finale dei mondiali abitandoci, in Francia. Quale altro motivo potrei avere, ormai, per rimanerci?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  color: rgb(94, 94, 94); font-family:Arial;font-size:14px;"&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 10px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; display: block; float: left; width: 560px; height: auto; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);  "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="font-family:verdana;color:#000000;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3230605716571416782?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3230605716571416782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3230605716571416782' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3230605716571416782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3230605716571416782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/11/vieni-via-o-resti-qui-con-me-2.html' title='Vieni via (o resti qui) con me? - 2'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TO199YVbyyI/AAAAAAAABZI/woRlx3MOFYE/s72-c/chino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5260748404617230908</id><published>2010-11-09T20:31:00.005+01:00</published><updated>2010-11-09T21:26:45.969+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='televisione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Vieni via (o resti qui) con me?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TNmuKLDjmlI/AAAAAAAABYw/V5lcwiQmy3s/s1600/vvcm.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 54px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TNmuKLDjmlI/AAAAAAAABYw/V5lcwiQmy3s/s200/vvcm.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537648706618366546" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La prima puntata di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Vieni via con me&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, ieri sera, ha avuto parecchi momenti memorabili. Gli elenchi sono stati il leitmotiv della serata, e Fabio Fazio e Roberto Saviano hanno voluto concluderla con un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=NfA4yKmuneE"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;elenco&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, che ha anche fornito una delle chiavi di lettura del titolo, dei &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;motivi per cui si dovrebbe voler lasciare l’Italia e dei motivi per cui si dovrebbe voler restare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Ho avuto l’impressione che il loro elenco, molto opportunamente, non lasciasse trasparire nessuna preferenza per l’una o l’altra scelta, suggerendo che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;entrambe sono legittime e degne di rispetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Non è una cosa da poco. Noi italiani oscilliamo sempre tra il desiderio di espatriare (variante dell’abitudine di denigrare il paese in cui viviamo) e l’idea che l’espatrio corrisponda a una fuga, dalle proprie responsabilità e dall’impegno che si dovrebbe dare per migliorare il nostro paese. Da notare che queste tendenze si sono solo accentuate, forse, con il berlusconismo e il degrado in cui versa la situazione politica e civile dell’Italia, ma sono sempre esistite. Forse non siamo tutti santi né poeti, ma navigatori lo siamo un po’ tutti, noi italiani, e, quando qualcosa in patria non ci piace, una delle reazioni più comuni è dire (anche se poi non lo fa quasi nessuno) “me ne vado, sbrogliatevela da soli”. Da cui la reazione contraria di chi denuncia la pavidità di questo atteggiamento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="  line-height: 20px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E se provassimo, invece, a superare la dicotomia tra “fuggiaschi” e “resistenti”?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  line-height: 20px; font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;font-size:13px;"&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Innanzitutto, sarebbe bene rendersi conto che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;espatriare non significa necessariamente sfuggire&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; a quello che in Italia non ci piace. A meno di rifugiarsi su un’isola deserta o nella foresta Amazzonica senza telefono, televisione o Internet, anche dall’estero si vede il balletto delle escort a Palazzo, si vedono le case di Pompei che vanno giù e quelle dell’Aquila che non vengono mai su. E non è che, mangiando hot dog o baguette al posto degli spaghetti, queste cose risultino meno odiose. Anzi, se come me si abita in un paese i cui abitanti sono particolarmente affetti da complesso di superiorità, per queste cose bisogna pure giustificarsi, uno degli aspetti più fastidiosi della vita dell’espatriato. Da questo punto di vista, è chiaro come si possa “fuggire” senza spostarsi dal salotto di casa (milioni di italiani lo fanno quotidianamente), e come si possa, invece, anche abitando all’estero “continuare ad agire sul proprio frammento mondo, nel tentativo di renderlo, anche se in piccolo, più abitabile” (riprendo le parole scritte da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/02/ma-padri-non-devono-invitare-alla-fuga.html" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; text-decoration: none; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Benedetta Tobagi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;sulla questione circa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/12/fuggiaschi-o-resistenti.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;un anno fa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Come ho detto qui sopra, il desiderio di fuggire è una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;reazione tipica degli italiani alle storture che vedono nel loro paese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. In altre nazioni sarebbe impensabile. Perfino quando Le Pen ha rischiato di vincere le elezioni presidenziali, non ho sentito nessun francese minacciare di espatriare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Da una parte, questo ha a che fare con la maniera con cui noi italiani consideriamo lo stato: come qualcosa che c’è, ma al quale non dobbiamo molto e che non ci deve molto. Come una fidanzata (o un fidanzato) che non ci dispiace poi troppo, almeno finché non ne troviamo una migliore. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non come i francesi (è l’esempio che conosco meglio), per i quali lo stato è la mamma&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. E di mamme, si sa, non ne esiste nessuna migliore della nostra.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Dall’altra ha a che fare con il fatto che noi italiani, nel bene e nel male, la voglia di andare a vedere cosa c’era di là dalle Alpi o di là dal mare ce l’abbiamo sempre avuta. Il desiderio di fuggire è solo una variante, moderna, di questa pulsione. Non per questo dovremmo sentirci autorizzati a identificare l’espatrio con la fuga, e ancora meno la permanenza con la resistenza. Una storia che sarebbe appassionante scrivere è quella dei grandi italiani espatriati e che hanno avuto, in alcuni casi, più fortuna all’estero che in Italia, da Marco Polo a Rita Levi Montalcini. Ci farebbe capire che andare all’estero non sempre equivale a fuggire, e che può essere, anzi, salutare, anche solo per renderci conto che anche in Italia, in fondo, ci sono cose da salvare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non è, invece, che uno dei guai dell’Italia è che gli italiani, e soprattutto i loro governanti, all’estero ci vanno troppo poco?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Pubblicato su: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.agoravox.it/Vieni-via-o-resti-qui-con-me.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;AgoraVox&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5260748404617230908?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5260748404617230908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5260748404617230908' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5260748404617230908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5260748404617230908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/11/vieni-via-o-resti-qui-con-me.html' title='Vieni via (o resti qui) con me?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TNmuKLDjmlI/AAAAAAAABYw/V5lcwiQmy3s/s72-c/vvcm.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-8644017363134263022</id><published>2010-11-07T18:41:00.005+01:00</published><updated>2010-11-07T21:07:38.885+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Les chaises</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TNcF2WOA3lI/AAAAAAAABYo/TBZhNU5Yy7Y/s1600/sedie+mirail2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TNcF2WOA3lI/AAAAAAAABYo/TBZhNU5Yy7Y/s200/sedie+mirail2.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5536900698110746194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La citazione è certo assolutamente inconsapevole, ma, come &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eugène_Ionesco"&gt;Ionesco&lt;/a&gt;, anche gli pseudorivoluzionari francesi fanno delle sedie (la foto qui accanto è assolutamente reale, copyright Jesse Tseng) un simbolo dell'assurdità della condizione umana, o, più modestamente, della condizione dell'università da questa parte delle Alpi. Questo post è d'altronde dedicato a tutti i miei amici italiani francofili secondo cui, almeno, i francesi "fanno qualcosa" per protestare contro le presunte soperchierie dei loro governanti. Se ammassare sedie contro le entrate di un'&lt;a href="http://tempsreel.nouvelobs.com/actualite/societe/20101104.FAP0540/les-etudiants-de-toulouse-le-mirail-votent-le-blocage-de-l-universite.html"&gt;università&lt;/a&gt; e impedire a 30 000 persone di fare le attività che normalmente vi svolgono è "fare qualcosa", allora, sì, &lt;i&gt;les révolutionnaires&lt;/i&gt; (non smetteranno mai di esserlo, o di sentirsi tali) qualcosa lo fanno. Quanto poi a sapere se quel qualcosa è efficace, è un'altra questione. Non è stato efficace per bloccare la riforma delle pensioni, che è stata approvata il 28 ottobre. E, a dire il vero, che l'aspirazione massima di quelli che oggi si atteggiano a Che Guevara fosse potersi godere la pensione e dedicarsi al giardinaggio o alla filatelia a 60 anziché a 62 anni era un po' grottesco. Dice: ma è ovvio che le implicazioni della protesta andavano al di là della contingenza attuale, della riforma delle pensioni; la protesta esprimeva un malcontento più ampio. Sarà. Ma il problema è proprio questo: io sono uno a cui piace, nella vita, avere degli obiettivi misurabili. Che si impedisca a un'università di funzionare per esprimere un malessere in generale, per affermare che la società in cui viviamo non ci piace, mi dispiace, ma lo trovo illiberale e odioso. (Non è d'altronde la prima volta che parlo delle derive delle proteste &lt;i&gt;à la française&lt;/i&gt;, e non ho voglia di dilungarmi, chi sia interessato può vedere &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/francesi-buoni-e-francesi-cattivi.html"&gt;qui&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/05/ho-visto-cose.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Di motivi buoni, comunque, in Francia, per protestare se ne trovano sempre: nel 2003 era stata già la riforma delle pensioni, nel 2006 l'inserimento professionale dei giovani, nel 2007 non mi ricordo, nel 2009 la riforma dell'università, e nel 2010 ri-quella delle pensioni. Ma a me, quando qualcuno mi chiede "ma perché i francesi protestano?", viene semplicemente voglia di citare &lt;a href="http://archivio.lastampa.it:80/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=8710220"&gt;Calvino&lt;/a&gt; che, nella primavera del '68, si compiaceva del fatto che gli studi degli psicanalisti parigini si fossero improvvisamente svuotati. E' vero che, per la loro psicoterapia collettiva, i francesi "fanno qualcosa". La prossima volta, sarebbe troppo chiedere che, già che ci sono, facciano qualcosa di intelligente?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-8644017363134263022?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/8644017363134263022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=8644017363134263022' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8644017363134263022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8644017363134263022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/11/les-chaises.html' title='Les chaises'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TNcF2WOA3lI/AAAAAAAABYo/TBZhNU5Yy7Y/s72-c/sedie+mirail2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-1156518856547875258</id><published>2010-09-25T13:50:00.003+02:00</published><updated>2010-09-25T13:56:46.645+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Rom, terroristi e malattie</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TJ3jVHT10XI/AAAAAAAABX4/Xol0sbTAAsI/s1600/arton18709-e085e.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 157px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TJ3jVHT10XI/AAAAAAAABX4/Xol0sbTAAsI/s200/arton18709-e085e.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5520818670105121138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  line-height: 20px; font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;font-size:13px;"&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Passata, in parte, la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;bufera europea sugli sgomberi dei campi rom&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; e sulle espulsioni, una nuova tempesta mediatica si è scatenata, questa settimana, sul governo francese. L'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_22/terrorismo-rischio-aumentato-attacchi-kamikaze_44b49f70-c65e-11df-89af-00144f02aabe.shtml"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;informazione&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, dell'inizio della settimana, è che il rischio di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;azioni terroristiche sulla Francia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, e in particolare su Parigi, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;è accresciuto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;e che uno o più attentati sarebbero stati sventati dalla polizia. Lunedì 20 settembre il ministro degli Interni Hortefeux annunciava che la minaccia di attentati kamikaze, in particolare sui trasporti pubblici, era "reale", e venivano forniti alcuni dettagli precisi, come il fatto che si cercasse una donna proveniente da un paese del Maghreb. La minaccia, però, è stata presa sul serio fino a un certo punto dai francesi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L'opposizione ha a&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ccusato il governo di allarmismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, ma&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2010/09/21/menaces-d-attentat-le-gouvernement-devrait-faire-preuve-de-moderation_1414141_3224.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2010/09/21/menaces-d-attentat-le-gouvernement-devrait-faire-preuve-de-moderation_1414141_3224.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;l'atteggiamento di Sarkozy e dei suoi è stato denunciato anche da destra&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;; d&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;a Dominique de Villepin&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; - che visti i suoi contenziosi con il presidente gioca un po' il ruolo del "Fini" francese - e addirittura dal presidente della commissione esteri dell'Assemblea nazionale, che fa parte del partito di Sarkozy, secondo cui il governo avrebbe fatto meglio a mostrare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;un po' di "moderazione"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Minaccia reale, quindi, o paranoia ministeriale? O addirittura notizie gonfiate e diffuse ad arte per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica da altre questioni, ben più imbarazzanti per il governo (guarda caso, giovedì 23 settembre si è svolto il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;secondo sciopero generale nel giro di due settimane&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; contro la riforma delle pensioni)? Alcuni osservatori arrivano fino a sostenere che lo sventolamento del pericolo rom prima, e del pericolo attentati poi, fanno parte della stessa strategia governativa per far paura ai cittadini, per poi proporsi come i loro difensori e approfittarne per far passare anche misure che, altrimenti, sarebbero impopolari. Con la prudenza che, naturalmente, è d'obbligo su temi delicati come il terrorismo, proviamo ad analizzare la situazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ieri mattina, interrogato da France Inter, il filosofo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Micha%C3%ABl_Foessel"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mickaël Foessel&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; ha fatto un parallelo interessante tra la minaccia rom, le minacce terroristiche e, addirittura, gli &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;allarmi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;che erano stati lanciati, forse qualcuno lo ricorda ancora, per l'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;influenza suina&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; e, ancora prima, per la febbre aviaria. C'è un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;fil rouge&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; inquietante, in effetti, che lega queste (vere o presunte) minacce. Prima di tutto sono, come osserva Foessel, "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;transnazionali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;". &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non c'è più,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; come per quasi tutto il '900, e di fatto fino alla caduta del muro di Berlino,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;un pericolo che viene da fuori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, un potenziale invasore, ma un pericolo che si insinua dentro alla società.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il nemico non è più un'entità, sì minacciosa, ma esterna, ben definita e riconoscibile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Oggi, potenzialmente, qualsiasi sconosciuto che incrociamo per strada può essere un potenziale kamikaze che ha deciso di farsi saltare in aria o, in alternativa, un inconsapevole portatore di virus mortiferi e devastatori.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Simbolicamente, è evidente, si tratta di un cambiamento importante. Non che, naturalmente, tutti questi pericoli siano del tutto infondati. In ognuno di essi c'è un fondo di verità, ma anche senza essere convinti sostenitori delle varie teorie del complotto in circolazione, si può almeno riconoscere che alcuni di loro sono stati, in certi momenti, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;enfatizzati e strumentalizzati dai governi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Una prima caratteristica di questi pericoli è che sono permanenti. Un attentato può realizzarsi in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, e lo stesso vale per un'epidemia. Ciò giustifica, per le autorità, uno stato di vigilanza altrettanto permanente (il cui rovescio della medaglia è però la banalizzazione della minaccia).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un'altra caratteristica, forse quella, a mio avviso, più interessante è che si tratta, appunto, di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;minacce striscianti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, intangibili, non verificabili da parte dell'opinione pubblica. Pensiamoci un momento: l'operato di un governo si misura su quello che fa e, in genere, il momento dei consuntivi è un momento che i governanti temono, visto che governare un paese comporta scelte che sono spesso impopolari. Ma come si fa a misurare l'efficacia di un governo in materia di epidemie, criminalità e terrorismo? Il principio è lo stesso, se mi si passa il paragone, delle medicine omeopatiche. Uno degli argomenti principe dei sostenitori dell'omeopatia è che si tratta soprattutto di strumenti di prevenzione. E infatti, ho preso medicine omeopatiche in varie occasioni e il più delle volte non mi sono poi ammalato. Ma chi mi dice che, se non le avessi prese, invece, mi sarei ammalato? Niente, solo la mia fiducia in quelle pilloline e in chi me le ha consigliate. Lo stesso succede, fatte le debite proporzioni, con le minacce terroristiche. Dopo l'11 settembre non ci sono stati, negli Usa, attentati significativi. E' grazie all'attività di prevenzione delle autorità o perché i potenziali attentatori avevano, in quel momento altre priorità e altri obiettivi? Nessuno di noi lo sa, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ma Bush e i suoi sostenitori vi diranno che è unicamente grazie alla vigilanza delle autorità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Siccome siamo nell'ambito del teorico, e dell'opinione contro opinione, ecco allora che per i governi diventa essenziale mostrare che la minaccia in questione è, non solo reale, ma immediata e grave. Solo se i governati percepiscono una minaccia, vera o presunta, come reale, potranno essere convinti che i governanti hanno "fatto" qualcosa. Come nel caso dei rom, non c'è bisogno che questa minaccia sia vissuta concretamente dai cittadini (chi di noi ha mai visto un terrorista?). Dal momento che la gran parte delle informazioni a cui siamo sottoposti non le apprendiamo per esperienza diretta ma per via indiretta, è sufficiente che una storia ci venga raccontata bene, perché la percepiamo come reale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border- color:initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Raccontare 'storie' è quindi una caratteristica essenziale di ogni buon governante moderno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Senza contare che le storie che ci piace di più sentirci raccontare sono quelle che conosciamo già, o che confermano le nostre convinzioni. Altrimenti non si spiegherebbe perché gli antiberlusconiani comperano tutti &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;a Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; e i berlusconiani &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il Giornale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Nella vicenda dei &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_22/dialogo-fini-berlusconi_c26fb04e-c64a-11df-89af-00144f02aabe.shtml?fr=correlati"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;dossier sulla casa del cognato di Fini a Montecarlo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, nessuno di noi avrà mai la possibilità di verificare, ma sono sicuro che tutti ci siamo già fatti un'opinione: se siamo di quelli che non amano Berlusconi, saremo probabilmente già convinti che il documento del ministro caraibico è un falso che lui stesso ha ispirato; se invece facciamo parte dei suoi sostenitori, metteremmo la mano sul fuoco che il documento è autentico e consideriamo Fini un pericoloso millantatore. Un governante che è bravo a raccontare storie, perciò, non deve neanche fare la fatica di inventarsele, è sufficiente che sappia raccontarci bene le nostre paure.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 18px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms', Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Pubblicato su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.agoravox.it/Rom-terroristi-e-malattie.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;AgoraVox&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-1156518856547875258?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/1156518856547875258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=1156518856547875258' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1156518856547875258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1156518856547875258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/09/rom-terroristi-e-malattie.html' title='Rom, terroristi e malattie'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TJ3jVHT10XI/AAAAAAAABX4/Xol0sbTAAsI/s72-c/arton18709-e085e.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5673834896479037036</id><published>2010-09-21T11:42:00.005+02:00</published><updated>2010-09-21T11:57:01.807+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dialetti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Per un'eco-logia dei dialetti</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;[Il testo in italiano segue / Al tést in italià l'è pù sòta]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Par na vòlta, am parmèt d'ìsor miga d'acordi con Umberto Eco, che intl'ultma &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/el-me-aristotil/2134379"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Bustenna èd Minerva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, al pèrla d'i dialèt, e dal fat ch'i sarison miga adàt par parlèr d'argomént "èlt", cme la filozofia o la siensa. Al pretést, l'è al gran nùmor èd pagini èd Wikipedia ch'i esìston in divérsi léngui disparèdi, compréz la magioransa d'i dialèt italià. Anca se la lista ch'al propósa lù l'è un pò strana, parchè la mèta insèma d'i dialèt italià, d'il léngui regionèli èd paéz europèi (cmé l'ocità o al galisià) e d'il véri e pròpri léngui, cmé al &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_maori"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;maori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, clé vùna d'il léngui uficèli èd la Nova Zélanda, al &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Swahili"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;swahili&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, c'lé la léngua uficièla d'almeno tri paéz africà e ch'al g'à tra sinquanta e stantasinc milió èd locutór, o al &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_yoruba"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;yoruba&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, c'ag n'a quèzi vént milió.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Par difendor la sò idea, Eco as bèza su dò oservasió. Da na pèrta, al sostén ch'un dialèt l'è comprensibil par un nùmor picé ad parsonni, e che spès, an sé capìsa nianca tra parsonni ad dò citè o paéz zvé. Da cl'ètra, e l'è l'argomentasió principèla svilupèda intl'artìcol, (a fag la tradusió): &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;blockquote&gt;al dialèt, parfét pr'al comic, al familièr, al concrét quotidià, al nostalgic-sentimentèl, e spès al poetic, pr'il nostri orèci diminuìsa i contgnù concetuèl ch'i en nè e i s'én svilupè intn'ètra léngua.&lt;/blockquote&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Par còl c'a riguèrda la prima oservasió, l'è strà ad pensèr che, se na léngua l'a gà poc locutór, an vèl miga la penna èd drovèrla anca par dì contgnù "èlt". Ansi, propria parchè na léngua la g'à poc locutór, e la riscia èd sparìr, l'è necesèri c'la sia tutelèda. Da col pónt èd vista chì, la diversificasió d'i sò uz, anca con Internet, l'è n'operasió benemèrita. (Par còi ch'i én interesè, l'è gnù fora in chì gioron chì propria n'artìcol su la morta d'il léngui sul sit èd la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.bbc.co.uk/news/magazine-11304255"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;BBC&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Magari i dialèt (chì à pèrli sól di dialèt italià, mo la magiór pèrta d'il còsi c'a dig i vèlon anca par i ètri léngui, par dir acsì, "déboli") i se contaminarà un po' a ìsor usè in d'i contést ch'i én miga còi sòlit, mo costa l'è l'unica manéra c'la g'à na léngua par restèr viva, parché, altrimenti, l'as pól anca conservèr, mo la résta cme al sànscrito o l'ittita, un repért da muzeo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mo gnìma a la secónda oservasió d'Eco, la pù importanta. Naturalment, Eco al sa bé che la dificoltè, pr'i dialèt, d'esprimór d'i contgnù èlt, l'è miga na dificoltè struturèla, mo l'è na questió socèla e culturèla. Tut i linguista séri ormèi i arcnòsa c'a n'ezista nisóna diferénsa èd strutura tra na léngua e n dialèt, e ién d'acòrdi col principi che, in téoria, as pól dir tùt in tùti il léngui. L'unica dificoltè la pól ìsor na questió èd vocabolèri, cioè che int'na léngua a manca il paròli par esprimòr un cert concét o indichèr un cèrt ogét, magàri parchè int'la cultùra indòva n'a lengua l'è drovèda cl'ogét lì l'ezista miga. Mo nisóna léngua l'a ne s'è mèi farmèda davanti a còsta dificolté, cmé dimóstra l'arichimént lesichèl ch'i an subì tùti il lengui èd cultùra in't i ultóm dù o trì secoli. Quand n'a léngua l'an g'a miga un vocaból adàt la ricòra, generalmént, a di prestìt, a d'il metafóri, etc. par "fèrsol" (e, si quelchidó c'al pèrla al pramzà al léza cl'artìcol chì, magari al trovarà cl'è trop "italianizè", "imbastardì", mo, naturalmént, iò fàt apòsta, par fèr vèdor cme al dovris èsor, secónd mi, un dialèt "moderon"). Anca la diferensa tra "léngua" e "dialét" l'é na diferensa unicament socièla e culturèla, e l'a g'a niént a védor con d'il questió struturèli. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Alóra, al fàt che, quand'as pèrla (o as scrìva) èd cért argoment in dialèt la còza la fà un pò rìdor, l'è semplicemént dvù a na questió d'abitudine e, s'a pòs dir acsì ad "podér". Lè lighè a la posisió c'i dialèt i g'an sempor vù int'la storia linguistica d'Italia, cioè na posisió subalterna, subordinèda a còla d'la léngua nasionèla (che fino a l'unité l'era quèzi esclusivamént na léngua leteraria). E l'è véra anca pr'al friulà, al sicilià, al sardagnól, etc., con buona pèza èd coi ch'i s'intéston a ciamèria léngui, par dèros l'ilusió ch'ién pù prestigiózi che ch'iètor, dialèt e che ié sul stés pià, o quèzi, che l'italià. Anca se, naturalmént, l'é miga véra.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mo propria parchè la situasió socièla, politica e linguistica èd l'Italia l'è profondament cambièda al gioron d'incó, as polèma parmètor èd cambièr cla tendénsa chì. Ormèi parlèr italià n'è miga pù un privileg ed pòchi parsonni che, anca par còsta diferensiasió linguistica, manifeston al lor podér, e donca poléma pensèr èd trasformèr, scaravoltèr, rivolusionèr i rapòrt tra léngua e dialèt, e fèr, coi dialèt, d'il còzi che nisó èva mèi pensé èd fèr prìma, cmé parlèr èd siensia, èd filozofia, èd linguistica e anca èd semiotica. Sicuramént, tut i dialèt italià ién destinè a entrèr int'al grùp d'il léngui minóri, mo còsta l'è l'unica posibilitè ca gh'èma par mantgniria viv, almeno un pò.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A vris fnir con l'oservasió che l'articol d'Eco partiva, probabilmént, da n'intensió clè anca giusta e condivizibil. Eco al diz, ad fàti, che còi ch'i volon sostituìr la léngua coi dialèt (cioè, implicitamént, la Lega) ién d'i "sconsiderè". A son completamént d'acòrd con lù. Però, la difeza d'il tradisió antighi, lochèli e popolèri, anca a travèrs la léngua, l'è propria vón d'i argomént preferì dai leghista. In tùta la lor politica, i leghista i fàn i difensór d'al pòpol, ma in realtà i fàn a zóg d'i padró, e costi chì l'è valid anca par la léngua. Pr'i leghista "difendór il tradisió" vol dir parlèr cme dozént an fa (cmé i povrèt i parlèvon dozént an fa), mo continuèr a girèr int'i bosc col suv, vlinèr i fium o costruìr di ecomóstor ad cemént sul spiàgi. Dir ch'i dialét ién "condanè" a parlèr sól èd còzi familièri, tradisionèli, quotidiani significa rasegnèros a la vizió leghista èd la lengua, acetèr l'esercìsi d'al podér e èd la prevaricasió, che al gà sempor vù al rapòrt léngua / dialèt cme simból. Mi, inveci, cme Eco, son un difensór èd la libertè, e am piazrìs vèdor i dialèt gnìr fóra dala lór gàbia e dvintèr lìbor e modèron, propria tùt còl c'i sopòrton miga i potént c'a ghèma incó in Italia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per una volta, mi permetto di essere in disaccordo con Umberto Eco, che nell'ultima &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/el-me-aristotil/2134379"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Bustina di Minerva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, parla dei dialetti e del fatto che non sarebbero adatti a parlare di argomenti "alti", come la filosofia o la scienza. Il pretesto è costituito dal gran numero di pagine di Wikipedia che esistono in diverse lingue disparate, tra cui la maggior parte dei dialetti italiani. Anche se la lista che lui propone è un po' strana, perché mescola dei dialetti italiani, delle lingue regionali di paesi europei (come l'occitano o il galiziano) e delle vere e proprie lingue, come il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_maori"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;maori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, che è una delle lingue ufficiali della Nuova Zelanda, lo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Swahili"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;swahili&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, che è la lingua ufficiale di almeno tre paesi africani e ha tra cinquanta e settantacinque milioni di locutori, o lo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_yoruba"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;yoruba&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, che ne ha quasi venti milioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A sostegno della sua idea, Eco porta due osservazioni. Da un lato, egli sostiene che un dialetto è comprensibile solo per un numero ridotto di persone, e che spesso non ci si capisce neanche tra abitanti di due città o paesi vicini. Dall'altro, e si tratta dell'argomento principale sviluppato nell'articolo: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;blockquote&gt;il dialetto, ottimo per il comico, il familiare, il concreto quotidiano, il nostalgico-sentimentale, e spesso il poetico, alle nostre orecchie deprime i contenuti concettuali nati e sviluppatisi in altra lingua.&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per quanto riguarda la prima osservazione, è curioso pensare che, se una lingua ha pochi locutori, non vale la pena usarla anche per contenuti "alti". Anzi, proprio perché una lingua ha pochi locutori, e rischia di scomparire, è necessario tutelarla. Da questo punto di vista, la diversificazione dei suoi usi, anche attraverso Internet, è un'operazione benemerita. (Per chi sia interessato, è uscito proprio in questi giorni un articolo sulla morte delle lingue sul sito della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.bbc.co.uk/news/magazine-11304255"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;BBC&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Magari i dialetti (qui parlo solo per i dialetti italiani, ma la maggior parte delle cose che dico valgono anche per le altre lingue, per così dire, "deboli") usciranno un po' contaminati ad essere utilizzati in contesti che non sono quelli abituali, ma questo è l'unico mezzo che ha una lingua per restare viva, perché altrimenti, può anche conservarsi, ma rimane, come il sanscrito o l'ittita, un reperto da museo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma veniamo alla seconda osservazione di Eco, la più importante. Naturalmente, Eco sa bene che la difficoltà, per i dialetti, di esprimere contenuti alti non è una difficoltà strutturale, ma una questione sociale e culturale. Tutti i linguisti seri ormai riconoscono che non esiste alcuna differenza di struttura tra una lingua e un dialetto ed accettano il principio che, in teoria, si può dire qualsiasi cosa in qualsiasi lingua. L'unica difficoltà può essere una questione di vocabolario, ossia che in una lingua mancano le parole per esprimere un certo concetto o per designare un certo oggetto, magari perché nella cultura in cui tale lingua è adoperata quell'oggetto non esiste. Ma nessuna lingua si è mai fermata davanti a questa difficoltà, come dimostra l'arricchimento lessicale che hanno subito tutte le lingue di cultura negli ultimi due o tre secoli. Quando una lingua non possiede un vocabolo adatto ricorre, generalmente, a dei prestiti, a delle metafore, etc., per "crearselo" (e se qualcuno, che parli il parmigiano, legge la versione qui sopra, magari troverà la mia lingua troppo "italianizzata", "imbastardita", ma, naturalmente, ho fatto apposta per mostrare come dovrebbe essere, secondo me, un dialetto "moderno"). Anche la differenza tra "lingua" e "dialetto" è una differenza esclusivamente sociale e culturale, e non ha niente a che vedere con questioni di tipo strutturale. Allora, il fatto che, quando si parla (o si scrive) di certi argomenti in dialetto la cosa faccia sorridere, è semplicemente dovuto ad una questione di abitudine e, se posso esprimermi così, di "potere". E' legato alla posizione che i dialetti hanno sempre avuto nella storia linguistica d'Italia, una posizione subalterna, subordinata a quella della lingua nazionale (che fino all'unità era quasi esclusivamente una lingua letteraria). E ciò è vero anche per il friulano, il siciliano, il sardo, etc., con buona pace di quelli che si ostinano a chiamarle "lingue", solo per darsi l'illusione che sono più prestigiose delle altre, e che sono sullo stesso piano, o quasi, dell'italiano. Anche se, ovviamente, è falso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma proprio perché la situazione sociale, politica e linguistica dell'Italia oggi è profondamente cambiata, possiamo permetterci di invertire questa tendenza. Ormai parlare italiano non è più un privilegio di pochi che, anche attraverso questa differenziazione linguistica, manifestano il proprio potere, a quindi possiamo permetterci di trasformare, rovesciare, rivoluzionare i rapporti tra lingua e dialetto, e fare, coi dialetti, cose che nessuno aveva mai pensato di fare prima, parlare di scienza, di filosofia, di linguistica e anche di semiotica. Sicuramente, tutti i dialetti italiani sono destinati ad entrare nel gruppo delle lingue minori, ma questà è l'unica possibilità che abbiamo per mantenerli vivi, almeno un po'.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Vorrei concludere con l'osservazione che l'articolo di Eco partiva, verosimilmente, da un'intenzione che è pure giusta e condivisibile. Eco dice infatti che quelli che vogliono sostituire la lingua con i dialetti (implicitamente, la Lega) sono "sconsiderati". Sono interamente d'accordo. Però, la difesa delle tradizioni antiche, locali e popolari, anche attraverso la lingua, è uno degli argomenti preferiti dei leghisti. Tutta la loro politica è basata sull'atteggiarsi a difensori del popolo e fare, in realtà, il gioco dei padroni, e ciò è vero anche per la lingua. Per i leghisti "difendere le tradizioni" significa parlare come duecento anni fa (come parlavano i poveri duecento anni fa), e intanto continuare a scorrazzare nei boschi in suv, avvelenare i fiumi o costruire ecomostri di cemento sulle spiagge. Dire che i dialetti sono "condannati" a parlare solo di cose familiari, tradizionali, quotidiane significa rassegnarsi alla visione leghista della lingua, accettare l'esercizio del potere e della prevaricazione, che da sempre è simboleggiato dal rapporto lingua / dialetto. Io invece, come Eco, sono un difensore della libertà, e mi piacerebbe vedere i dialetti uscire dalla loro gabbia e diventare liberi e moderni, proprio le cose che non sopporta il potere che abbiamo oggi in Italia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5673834896479037036?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5673834896479037036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5673834896479037036' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5673834896479037036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5673834896479037036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/09/per-uneco-logia-dei-dialetti.html' title='Per un&apos;eco-logia dei dialetti'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-4278509446185630409</id><published>2010-09-17T15:11:00.006+02:00</published><updated>2010-09-18T13:48:47.349+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Chi ha paura del rom cattivo?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TJNsEGcODuI/AAAAAAAABXw/mCHu5ZWf8hA/s1600/besson.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 142px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TJNsEGcODuI/AAAAAAAABXw/mCHu5ZWf8hA/s200/besson.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5517872786163240674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Perché un linguista ha qualcosa da dire sulla questione delle espulsioni dei rom dalla Francia e sui &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lefigaro.fr/international/2010/09/15/01003-20100915ARTFIG00666-roms-sarkozy-prend-acte-des-excuses-de-reding.php"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;dissapori&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; tra il governo francese e l’Unione Europea? Beh, ha qualcosa da dire, innanzitutto perché – anche se, dopo che la polemica è montata, la cosa è stata un po’ dimenticata – l’indignazione della commissaria Viviane Reding contro il governo di Parigi riguardava principalmente il fatto che nella &lt;/span&gt;&lt;a href="http://ovh.softdom.com/Circulaire_du_5ao%C3%BBt_2010.pdf"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;circolare&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; del ministero dell’interno, pubblicata dai giornali, venissero identificati esplicitamente i “campi dei rom” come obiettivo prioritario degli sgomberi. Ora, il termine &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rom_(popolo)"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;rom&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; designa specificamente un gruppo etnico, ed è questo maldestro riferimento ad un’etnia che ha fatto infuriare, più che il fatto in sé, le autorità europee. Il problema è che, come tutte le parole (è una delle caratteristiche principali del linguaggio umano), questo termine è polisemico. In senso tecnico, in effetti, con &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;rom &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;si designa un’etnia specifica, che parla una serie di lingue specifiche e che ha una certa origine. Non tutti i rom sono nomadi e non tutti i nomadi sono rom. In realtà, nel linguaggio comune, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;rom&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; designa quelli che, ancora quando ero bambino io, si chiamavano comunemente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zingaro"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;zingari&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;, un termine che la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;political correctness&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; ci vieta di usare. Col tempo ci siamo abituati a queste piccole ipocrisie verbali, e ci sembra normale chiamare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;disabili&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; i paralitici di un tempo, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;neri &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;o &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;gente di colore&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; gli ex negri e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;omosessuali&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; i culattoni. A volte queste etichette politically correct derivano da termini tecnici (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;disabili&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;), a volte no (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;neri&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;), ma il fatto è che comunque, quando entrano nella lingua comune, perdono il carattere tecnico e, poiché il normale cittadino è meno disposto ad accettare le sfumature e le definizioni precise dello specialista, diventano perfetti sinonimi, socialmente più accettabili, dei termini precedenti. Quando Bossi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/09/16/visualizza_new.html_1762977014.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;dice&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; che i rom sono tutti ladri non mostra, naturalmente, più rispetto nei loro confronti che se dicesse che tutti gli zingari sono ladri. La sostanza non cambia, semplicemente ci si adatta alla convenzione sociale che sgradisce certi vocaboli. Nel caso della circolare francese, il funzionario che l’ha scritta deve essersi trovato nella situazione di dover scrivere “sgomberare i campi di zingari”, ed ha usato la parola che gli sembrava meno sconveniente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Ma c’è un altro punto che, da linguista, mi interessa. I linguisti, soprattutto quelli che studiano l’origine del linguaggio, considerano che la differenza fondamentale tra il linguaggio umano e quello animale è che, diversamente dalle api e dagli scimpanzé, noi non siamo condannati a parlare unicamente del ‘qui ed ora’. Quello che fa dell’uomo un vero ‘animale parlante’ non è il saper dare un nome alle cose e utilizzare delle parole, ma è saper parlare di cose che sono accadute nel passato, o accadranno nel futuro, o stanno accadendo altrove, e addirittura di cose immaginarie che non accadranno mai. Se ci pensiamo bene, questa capacità di andare al di là dell’esperienza immediata è una potenzialità cognitiva formidabile, e non è sorprendente che gli specialisti le attribuiscano tanta importanza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Ma cosa c’entra tutto questo con i rom e Sarkozy? C’entra, e cerco di spiegare perché. Si dà il caso che io abiti in Francia, e, sinceramente, tutta questa emergenza rom non l’avevo mai percepita. Sì ho visto qualche (rarissimo, per la verità) ‘zingaro’ lavare i vetri ai semafori, ho visto dei campi di roulotte passando in autostrada, ma la mia esperienza dei ‘rom’ (nel senso popolare, e non tecnico) finisce lì. Si dirà che abito in un quartiere privilegiato di una città che, pur grande, è relativamente tranquilla. Sarà anche vero, anche se per andare al lavoro attraverso quartieri dove non andrei volentieri di notte. Però, oltre che alle cifre sulla vera consistenza della comunità rom (che sembrano sempre essere inferiori a quelle che giustificherebbero un’emergenza), mi piacerebbe anche che si cifrasse quanti cittadini non rom sono interessati da questa presunta emergenza. Non nego che ci possano essere persone che ne sono veramente colpite, tanto da percepirla come un’emergenza (e non voglio essere ipocrita, alzi la mano chi vorrebbe che un campo di zingari si installasse vicino a casa sua, io no), ma io non posso dire di aver mai ‘esperito’ un rom, e con me, sospetto, la stragrande maggioranza della popolazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Tutto questo per dire che questa faccenda dei rom è, anche, una grande ‘storia’ che ci viene raccontata. Pensiamo un momento alla mole di informazioni a cui, in quanto persone del XXI secolo, siamo sottoposti in un giorno. Ora pensiamo, tra quelle informazioni, qual è la percentuale di quelle che abbiamo appreso per esperienza diretta. Infima, rispetto a quella che abbiamo appreso dalla televisione, dai giornali (se li leggiamo) e da Internet. E d’altronde, diversi esperti di comunicazione considerano il mondo dell’informazione e della politica attuali come un grande &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;storytelling&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Pensiamo ora alla quantità di informazioni a cui era sottoposto, senza andare troppo lontano, un contadino di inizio secolo. Un buon 80%, diciamo, di queste informazioni era il frutto della sua esperienza immediata, poi c’erano sicuramente le ‘storie’ che gli raccontavano in chiesa, e qualche ‘storia’ o ‘leggenda’ che si tramandava. La paura dello zingaro fa parte di queste leggende che non siamo ancora riusciti a toglierci dalla testa. Il problema è che il nostro cervello ha imparato a raccontare ‘storie’ ma, evidentemente, non siamo ancora del tutto attrezzati a distinguerle dalla realtà, tanto è vero che il contadino di inizio secolo aveva davvero paura di finire all’inferno (non sto affermando che l’inferno non possa esistere, ma sono abbastanza certo del fatto che lui non l’avesse mai visto), e che a molti di noi piacerebbe davvero uscire a cena con George Clooney o Scarlett Johansson (a seconda che siamo uomini o donne), senza averli mai visti dal vivo. La dimostrazione di questa nostra inabilità a distinguere la realtà dalla fantasia la vediamo nei casi in cui l’uomo è più fragile, le malattie, l’infanzia (chi ha bambini sa quanto possano essere affabulatori), anche il sonno (io una volta ho sognato che facevo uno spettacolo con Dario Fo).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Tutti abbiamo avuto una nonna, una zia, una vicina di casa che ci ha fatto paura con lo zingaro ladro o rapitore di bambini. Quelli, poi, che abbiamo visto dal vivo erano sporchi e malvestiti. Quali migliori ingredienti di questi per un grande &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;storytelling&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; collettivo, uno &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;storytelling&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;, poi che, evidentemente, è politicamente ed elettoralmente redditizio?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Uno pensa tutte queste cose e poi legge sul giornale che una &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/17/news/anziano_ucciso-7155897/index.html?ref=search"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;signora&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt; ha pagato ventimila euro a tre persone perché le ammazzassero il marito per l’eredità. La signora era di Treviso, e i sicari, rispettivamente, di Vazzola (Treviso) e di Fregona (Treviso). E allora, ti chiedi se agli abitanti di queste contrade faranno più paura i rom o i loro trevigianissimi e stanzialissimi vicini di casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms', serif;"&gt;Pubblicato in: &lt;a href="http://www.agoravox.it/Chi-ha-paura-del-rom-cattivo.html"&gt;AgoraVox&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;margin-bottom: 0cm; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-4278509446185630409?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/4278509446185630409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=4278509446185630409' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4278509446185630409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4278509446185630409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/09/chi-ha-paura-del-rom-cattivo.html' title='Chi ha paura del rom cattivo?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TJNsEGcODuI/AAAAAAAABXw/mCHu5ZWf8hA/s72-c/besson.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-655866789643625198</id><published>2010-09-03T12:15:00.006+02:00</published><updated>2010-09-03T16:14:20.275+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Silvio vs. Cipputi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TID9eTHQdjI/AAAAAAAABXg/rWMSp5DjsgY/s1600/cipp.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 130px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TID9eTHQdjI/AAAAAAAABXg/rWMSp5DjsgY/s200/cipp.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512684640870102578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche se quest'anno la politica estiva non ha lasciato molto spazio alla leggerezza, &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; ha voluto comunque rispettare la tradizione e dedicare un po' di spazio a un argomento più frivolo, che è anche uno dei miei cavalli di battaglia, la mania di designare, sui giornali, i politici con il nome di battesimo. Ha cominciato &lt;a href="http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2010/08/13/news/politica_senza_nome-6260418/"&gt;Ilvo Diamanti&lt;/a&gt;, seguito, alla fine di agosto, da &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/30/ridate-cognomi-ai-politici.html"&gt;Giorgio Ruffolo&lt;/a&gt;. Gli articolisti concordano nel deprecare un'abitudine che, secondo loro, manifesta sciatteria e una falsa connivenza tra il giornale e i lettori. Notiamo, en passant, che sono opinioni in parte in controtendenza con le pratiche del loro stesso giornale. Scorrendo i titoli di &lt;i&gt;Repubblica &lt;/i&gt;solo del mese di agosto e dei primi giorni di settembre, e limitandomi a tre dei politici di cui si è parlato di più negli ultimi tempi, ho trovato, rigorosamente privi di cognome, tre "Silvio", due "Gianfranco" e addirittura tre "Umberto", smentendo così Ruffolo, che si chiede "con qualche curiosità perché Bossi sia sempre Bossi e mai Umberto". Qualche esempio:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Il piano B di Silvio allunga le cause&lt;/i&gt; (1° settembre)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Unicredit: Umberto sfida Gheddafi&lt;/i&gt; (24 agosto)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;La vicina d'ombrellone di Gianfranco è una sosia di Elisabetta Tulliani&lt;/i&gt; (13 agosto)&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da notare che, nella maggior parte dei casi il solo nome di battesimo è usato in frasi che si trovano tra virgolette, quindi in citazioni, o presunte tali, attribuite ad altri politici, come in&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E Letta frena il blitz dei colonnelli: "Silvio attento, il Colle non ci sta"&lt;/i&gt; (4 agosto)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Incubo Tremonti per il Cavaliere: "Lui e Umberto troppo spinti sul voto"&lt;/i&gt; (22 agosto)&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;il che, da una parte è verosimile (immagino che i politici si chiamino così tra loro, quando vogliono essere gentili), dall'altra acuisce la sensazione di complicità tra il giornale e il pubblico, e anche, da un certo punto di vista con i politici stessi, che vengono probabilmente percepiti come più vicini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Della &lt;a href="http://fabiomontermini.blog.kataweb.it/fablog/2007/04/19/sarko-sego-e-gli-altri/"&gt;questione&lt;/a&gt; avevo già scritto molto tempo fa, osservando come si tratti di una moda tipicamente italiana: apparentemente, nei paesi anglosassoni sarebbe inconcepibile riferirsi ad un politico per il nome di battesimo, tutt'al più si userebbe un soprannome (&lt;i&gt;Rudy Giuliani&lt;/i&gt;) o una sigla (&lt;i&gt;JFK&lt;/i&gt;). Lo stesso, più o meno, vale per la Francia: più dei nomi di battesimo sulla stampa si usano soprannomi, come &lt;i&gt;Sarko&lt;/i&gt;, ma è difficile che i grandi giornali se ne servano per designare i politici, se non in contesti scherzosi o in citazioni. Avevo anche scritto dell'&lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/11/hinacosa.html"&gt;abitudine&lt;/a&gt;, forse ancora più esecrabile, di designare i protagonisti (e soprattutto le protagoniste) di episodi di cronaca nera per il nome di battesimo (&lt;i&gt;l'omicidio di Tommy&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;il delitto Meredith&lt;/i&gt;). In questo caso, presumo, l'attenuazione veicolata dal nome di battesimo non tende, come nel caso dei politici, a far sentire il lettore 'parte di qualcosa', ma a far sentire le vittime di questi episodi come più vicine o più innocenti. E' un'abitudine già un po' fastidiosa quando si tratta di bambini, e francamente spiacevole nel caso di giovani donne adulte. Probabilmente, una delle prime vittime di questa mania è stato &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Rampi"&gt;Alfredino&lt;/a&gt; (e rendiamo merito ai &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=8WmrjRF56QM&amp;amp;feature=fvw"&gt;Baustelle&lt;/a&gt; di avergli almeno tolto quel diminutivo che fa tanto Italia paesana). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma torniamo a Silvio e Gianfranco. Come osservai a suo tempo, la moda risale probabilmente ai tempi dei Bettino e dei Ciriaco. In fondo, per essere informativo un nome non deve essere troppo comune (è forse il motivo per cui, come nota Ruffolo nel suo articolo, l'attuale Presidente della Repubblica non è mai Giorgio), e l'informatività del nome è proporzionale alla notorietà del personaggio. Secondo me dietro a questa moda del nome di battesimo ci sono due fattori. Uno è appunto la (pseudo-)connivenza tra chi scrive (il giornalista), chi legge (il lettore) e colui o coloro di cui si parla. La stessa connivenza che si manifesta, ad esempio, nell'uso, frequentissimo, della congiunzione &lt;i&gt;e&lt;/i&gt; all'inizio di un titolo. Solo su &lt;i&gt;Repubblica &lt;/i&gt;di oggi ne ho trovati tre:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E la 500 elettrica si dà alle corse&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E il premier ci riprova con Romani prima scelta per sostituire Scajola&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E la grande stazione resta al palo&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come a dire: stiamo solo continuando un discorso che era già in atto, stiamo parlando di cose che sappiamo noi. Anche se non ho mai capito qual è il criterio per decidere che davanti ad un titolo bisogna mettere &lt;i&gt;e&lt;/i&gt;. Il secondo fattore è l'informalizzazione che la lingua sta subendo ormai da diverso tempo. Non soltanto quella della televisione e della radio, ma anche quella scritta (quindi normalmente più formale) dei giornali e addirittura la lingua letteraria. Quella lingua di cui &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/12/italiano-addio.html"&gt;Stefano Bartezzaghi&lt;/a&gt; dice che è "scalza e scravattata" e che caratterizza così&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;si rinnova mediante trovate, considera snob la consapevolezza di sé e, cercando di distinguersi, perpetua la propria medietà.&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il chiamarsi per nome di battesimo è una manifestazione tipica di questa lingua, e ha lo scopo di mostrare che si è intimi della persona di cui si parla. Moda falsamente democratica, perché lo scopo è appunto quello di mostrare che &lt;i&gt;loro&lt;/i&gt; sono intimi, tu non necessariamente. Lo scrittore che mi dice "Sai, eravamo a Milano a fare una cosa per Fabrizio, c'erano anche Dori e Cristiano..." non lo fa per farmi sentire complice di qualcosa, ma per mostrarmi che lui lo è (e confesso che la tentazione di domandargli "Scusa, ma Fabrizio chi?" è stata forte, ma mi sono trattenuto...). In questo caso mi compiaccio a essere vetero, e continuo a preferire i Cipputi, i Pinazzi, Bundazzi, etc. che si chiamano rigorosamente per cognome.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-655866789643625198?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/655866789643625198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=655866789643625198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/655866789643625198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/655866789643625198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/09/silvio-vs-cipputi.html' title='Silvio vs. Cipputi'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TID9eTHQdjI/AAAAAAAABXg/rWMSp5DjsgY/s72-c/cipp.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3130983635450595851</id><published>2010-08-31T17:50:00.005+02:00</published><updated>2010-08-31T18:19:28.533+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Pensierini di rentrée</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TH0qZYD5TgI/AAAAAAAABXY/sVnSbfOGqM4/s1600/nazibg.bmp"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 180px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TH0qZYD5TgI/AAAAAAAABXY/sVnSbfOGqM4/s200/nazibg.bmp" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5511608134415240706" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un post dedicato a tutti quelli (cioè quasi tutti quelli che conosco) che, ogni volta che si parla di abitare all'estero, esordiscono con: "hai fatto bene", "beato te", o peggio che, quando accenno al fatto che vorrei rientrare, sbottano: "ma sei matto!", "ma chi te lo fa fare?", "in Italia non si può più stare"... Lasciatemi in pace qualche giorno, perché per me la &lt;i&gt;rentrée&lt;/i&gt; è un brutto periodo. Se volete degli argomenti, ecco, ad esempio, come mi hanno dato il benvenuto, manco finito agosto, i miei colleghi francesi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scena: il rettore dell'università manda un'e-mail collettiva di circostanza per augurare buona &lt;i&gt;rentrée&lt;/i&gt; (che in Francia è un'istituzione). Bene, la leggo rapidamente per educazione e la archivio tra le e-mail da non rileggere mai più. Problema, però: il rettore (o meglio la sua segretaria) ha avuto l'incautissima idea di mandare il messaggio in Word. Ne segue, perciò, un fittissimo scambio di e-mail a base di "rispondi a tutti" in cui si chiede da più parti se il rettorato non potrebbe inviare i suoi messaggi in un formato leggibile da tutti. Iniziativa tanto lodevole quanto velleitaria (tutti sanno quanto sia difficile far cambiare le abitudine informatiche a chi si consideri inesperto in materia, e con quanto fastidio costoro ascoltino i consigli dei saccentoni esperti), e in ogni caso di scarso interesse per il 99% dei destinatari di quelle e-mail che, immagino, come me hanno un'attitudine pragmatica al problema: preferisco non usare programmi Windows (anche perché sono i peggiori) ma non rompo i cabbasisi a chi li usa facendolo sentire un coglione. La questione sembrava risolta quando uno zelante impiegato ha fatto presente che una versione gratuita di Office per il personale dell'università è disponibile nello spazio protetto. Invece no. Proprio in risposta a questo messaggio è arrivata la chicca, che traduco fedelmente: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"la lotta contro la mercantilizzazione dell'insegnamento superiore passa soprattutto dall'imparare ad usare i programmi liberi, e questo anche se il nostro governo fa accordi con delle multinazionali". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è tutto, in queste poche righe: l'asserzione del dogma (non si può nemmeno concepire che qualcuno non sia contro la "mercantilizzazione dell'insegnamento superiore", e ancora meno che si metta in dubbio che tale mercantilizzazione esiste ed è in atto già da tempo); la visione giudeo-cristiana della lotta (se non avete imparato ad usare Linux è perché siete degli ignavi, e preferite cedere alle mollezze del capitale windows-appleiano, piuttosto che soffrire per la causa); l'identificazione del nemico (le "multinazionali" come categoria ontologica in sé, senza &lt;i&gt;nuances&lt;/i&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Stateci voi sette anni in mezzo a gente così, e poi mi dite... &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3130983635450595851?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3130983635450595851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3130983635450595851' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3130983635450595851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3130983635450595851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/08/pensierini-di-rentree.html' title='Pensierini di rentrée'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/TH0qZYD5TgI/AAAAAAAABXY/sVnSbfOGqM4/s72-c/nazibg.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3030721738198751215</id><published>2010-04-08T21:46:00.006+02:00</published><updated>2010-04-08T23:02:56.375+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Chouette!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S744AGgIZPI/AAAAAAAABLQ/r81Fxc-D77k/s1600/pn.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 131px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S744AGgIZPI/AAAAAAAABLQ/r81Fxc-D77k/s200/pn.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5457861372816155890" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi non conosce il &lt;a href="http://www.petitnicolas.com/"&gt;petit Nicolas&lt;/a&gt; (e fa male!), può rimediare andando a vedere l'omonimo &lt;a href="http://www.ilpiccolonicolas.it/"&gt;film&lt;/a&gt;, appena uscito in Italia che, devo dire, non è per nulla male. Il petit Nicolas è la seconda creatura di &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Goscinny"&gt;René Goscinny&lt;/a&gt; - uno degli inventori di Asterix - ed è stato illustrato da &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Jean-Jacques_Semp%C3%A9"&gt;Sempé&lt;/a&gt;. Benché in Italia sia praticamente sconosciuto, in Francia è un'istituzione. Io ne devo la scoperta alla mia lettrice di francese in prima liceo, ma l'ho conosciuto bene solo negli ultimi anni e ne è valsa la pena. Le avventure del petit Nicolas, piccole storielle di cinque o sei pagine, si svolgono quasi tutte tra la scuola, la casa e il prato dove la sua banda di amici si ritrova. Inutile dire che tutte le storie girano intorno alle scorribande di Nicolas e dei suoi amici, ai loro problemi scolastici, all'inadeguatezza cronica dei genitori a svolgere il proprio ruolo, e che, tra gli amici di Nicolas, tutti i tipi umani sono rappresentati: il secchione, il somaro, il figlio di papà, l'attaccabrighe, il mangione... Una delle cose migliori delle storie del petit Nicolas è l'ambientazione. Nicolas vive in una non precisata città francese, che assomiglia maledettamente a Parigi e, benché nelle sue avventure non vi sia mai un riferimento temporale preciso, diversi indizi (dagli elettrodomestici presenti in casa al rapporto tra la maestra di Nicolas e gli allievi) ci permettono di collocarle tra la fine degli anni '50 e la metà dei '60, ossia il periodo in cui sono state scritte (la prima storia è uscita nel 1959), e il film è anche lui ambientato in degli pseudo-anni '60. Per questo, guardando il trailer della versione italiana, ho trovato una nota stonata. Nel trailer ad un certo punto Nicolas esclama "fico!". Nella versione francese corrisponde a "chouette!", che è una delle esclamazioni preferite del personaggio. &lt;i&gt;Chouette&lt;/i&gt; corrisponde effettivamente a 'bello', 'carino', e in generale si usa come aggettivo ed esclamazione positiva. Però è soprattutto una parola che poteva stare in bocca ad un bambino negli anni '60 e non possiede la connotazione volgare e sessuale che ha in italiano. E' vero che oggi questa connotazione si è molto annacquata e che un bambino di 10 anni può tranquillamente esclamare "fico!" in famiglia senza essere ripreso, ma il senso di décalage tra, appunto, l'ambientazione del film e questa esclamazione è evidente. Purtroppo non ho a disposizione dati precisi sulla comparsa di &lt;i&gt;fico&lt;/i&gt; nel senso in questione in italiano, ma è probabile che si sia diffuso negli anni '70, e comunque dopo il '68, ed è di origine romana (è quello che sostiene ad esempio Michele Loporcaro, che ha scritto diversi articoli su questa espressione). A proposito dell'etimologia di &lt;i&gt;fico&lt;/i&gt;, sembra proprio che non sia quella che pensate (e che pensano diversi dizionari)... Sempre Loporcaro ha sostenuto che la parola deriverebbe da una reinterpretazione dell'aggettivo romanesco &lt;i&gt;ficaccio &lt;/i&gt;(storpiatura popolare di &lt;i&gt;efficace&lt;/i&gt;) come contenente il suffisso &lt;i&gt;-accio&lt;/i&gt; che, una volta tolto, dà appunto &lt;i&gt;fico&lt;/i&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3030721738198751215?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3030721738198751215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3030721738198751215' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3030721738198751215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3030721738198751215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/04/chouette.html' title='Chouette!'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S744AGgIZPI/AAAAAAAABLQ/r81Fxc-D77k/s72-c/pn.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6092800338478404312</id><published>2010-02-03T22:23:00.003+01:00</published><updated>2010-02-03T23:07:33.214+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Une tronche pas catholique</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra un mese ci saranno le elezioni regionali in Francia. Negli ultimi giorni, la campagna elettorale è occupata dal "caso Frêche". &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Georges_Frêche"&gt;Georges Frêche&lt;/a&gt;, ex socialista e sedicente di sinistra,  è un esempio di rais di provincia: è stato sindaco di Montpellier per 27 anni, e da cinque è presidente della regione &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linguadoca-Rossiglione"&gt;Languedoc-Roussillon&lt;/a&gt;. Ma è soprattutto un habitué di gaffes e dichiarazioni politically scorrect. Una specie di papi mescolato a Borghezio con un pizzico di Calderoli. Tra le sue &lt;a href="http://www.lemonde.fr/politique/article/2010/01/28/georges-freche-un-habitue-des-derapages_1298203_823448.html"&gt;memorabili frasi&lt;/a&gt;, si ricorda una dichiarazione sulla pena suscitata dalle squadre di calcio che schierano troppi neri o l'aver definito Giovanni Paolo II un &lt;i&gt;abruti&lt;/i&gt; (un rimbambito). L'&lt;a href="http://www.lexpress.fr/actualites/2/le-ps-sous-pression-apres-les-propos-de-freche-sur-fabius_844945.html"&gt;ultima uscita&lt;/a&gt;, che sta occupando le prime pagine dei giornali, riguarda Laurent Fabius, pezzo grosso del partito socialista e candidato a sua volta alla presidenza della regione Alta Normandia. Poco prima di natale Frêche ha dichiarato che, se abitasse nella regione in questione, non avrebbe probabilmente votato per Fabius, perché ha una "tronche pas très catholique". Che si potrebbe tradurre come "una ghigna non molto cattolica". Il primo problema è che Fabius è di origine ebrea, e la frase incriminata è stata subito letta anche come un'allusione antisemita. In realtà, "&lt;a href="http://atilf.atilf.fr/dendien/scripts/tlfiv5/visusel.exe?12;s=902485035;r=1;nat=;sol=3;"&gt;pas catholique&lt;/a&gt;" è un'espressione figurata che significa 'losco', 'non convincente'. E' una di quelle espressioni fuori moda che fanno riferimento alla nazionalità, alla razza o alla religione per definire le qualità o i difetti di qualcuno. Fino a qualche decina di anni fa questo tipo di espressioni non ponevano nessun problema. E nella lingua colloquiale e poco controllata continuano a non porre eccessivi problemi. Nella mia varietà di italiano parlato, ad esempio, &lt;i&gt;un cristiano&lt;/i&gt; può significare semplicemente una persona, ma anche una persona educata (mi capita ad esempio di intimare ai miei figli di &lt;i&gt;mangiare da cristiani&lt;/i&gt;), così come non è particolarmente choccante trattare qualcuno da &lt;i&gt;zulù&lt;/i&gt; o da &lt;i&gt;baluba&lt;/i&gt;. Ovviamente, nessuno prende queste espressioni nel loro significato letterale. Si tratta, anzi, di un buon esempio della polisemia intrinseca in qualsiasi parola, e di come il suo significato sia anche, e soprattutto, legato al contesto sociale, alla pragmatica, all'ideologia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In ogni caso, è sicuro che nel linguaggio pubblico certi scarti verbali sono diventati tabù. E' giusto o si tratta dell'ennesima esagerazione grottesca del politically correct? Pochi giorni fa ho avuto una discussione con una collega molto più anziana di me, che sosteneva che mettere al bando qualsiasi espressione figurata di questo tipo fosse esagerato. Non arriverei fino a sottoscrivere le sue opinioni: un po' di stile nel discorso pubblico non guasta di certo. Quello che è vero che si tratta di un atteggiamento un po' ipocrita, visto che si tratta di locuzioni che tutti conoscono e usano nel privato. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6092800338478404312?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6092800338478404312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6092800338478404312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6092800338478404312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6092800338478404312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/02/une-tronche-pas-catholique.html' title='Une tronche pas catholique'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-238339011473541604</id><published>2010-02-01T21:50:00.010+01:00</published><updated>2010-02-01T23:04:20.507+01:00</updated><title type='text'>La i-lingua e il melafonino</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S2dOlM4Rb7I/AAAAAAAABKM/PHcbQzqhXVo/s1600-h/apple.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 142px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S2dOlM4Rb7I/AAAAAAAABKM/PHcbQzqhXVo/s200/apple.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433397876465168306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nuovo gioiello della Apple ha suscitato qualche ironia per il suo nome che ricorda il nome che viene colloquialmente dato a un &lt;a href="http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/01/28/iotampax/"&gt;accessorio&lt;/a&gt; dell'igiene femminile. Sembra in effetti strano che un'azienda così attenta agli aspetti di comunicazione e marketing abbia compiuto un tale passo falso. Vedremo se l'oggetto avrà successo malgrado il nome infelice. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non si può negare, in effetti, che anche l'aspetto linguistico fa parte dell'identità dell'azienda della mela. Pensiamo ad esempio al prefisso &lt;i&gt;mac&lt;/i&gt;- o il più recente &lt;i&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internet-related_prefixes"&gt;i-&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;. Il primo, naturalmente, deriva dall'abbreviazione di &lt;i&gt;Macintosh &lt;/i&gt;e, da quanto ho scoperto, il primo personal computer della Apple si è chiamato così in onore di una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/McIntosh_(mela)"&gt;varietà di mele&lt;/a&gt;. A proposito del &lt;a href="http://www.theapplemuseum.com/index.php?id=44"&gt;nome dell'azienda&lt;/a&gt;, invece, la storia è un po' deludente. Sembra che alla base ci sia la passione di Steve Jobs per la musica dei Beatles (che incidevano per la casa discografica Apple records) e/o il fatto che abbia lavorato in una piantagione di mele. Quanto a &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.wired.com/science/discoveries/news/2002/04/52181"&gt;i-&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, infine, starebbe, banalmente, per &lt;i&gt;Internet&lt;/i&gt;. Insomma, una creatività linguistica piuttosto scarsa, se confrontata con quella tecnologica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il meglio di sé, invece, mi sembra che sul piano linguistico la Apple lo abbia dato, indirettamente, in italiano. Non so chi abbia inventato il soprannome &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=en&amp;amp;q=melafonino&amp;amp;aq=f&amp;amp;aqi=g-p1&amp;amp;oq="&gt;melafonino&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; per l'i-Phone, ma per quanto mi riguarda è una parola geniale. Innanzitutto, può funzionare solo e soltanto in italiano: il nome della mela non assomiglia in nessun'altra lingua alla parola italiana; e anche l'uso del diminutivo per indicare il telefono cellulare è una creazione tipicamente italiana. D'altra parte, &lt;i&gt;-fonino&lt;/i&gt; funziona quasi come un suffisso per indicare un oggetto elettronico che serve a telefonare ma ha anche altre funzionalità, come il &lt;i&gt;compufonino&lt;/i&gt;, il &lt;i&gt;videofonino&lt;/i&gt; o il &lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Librofonino"&gt;librofonino&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;. Questo (pseudo-)suffisso preferisce legarsi a parole bisillabiche (e se non lo sono, come &lt;i&gt;computer&lt;/i&gt;, le obbliga ad adattarsi). Per questo, &lt;i&gt;mela&lt;/i&gt; è una base perfetta: è bisillabica ed è fonologicamente molto vicina all'elemento che nel prototipo occupa lo stesso posto, &lt;i&gt;tele- &lt;/i&gt;(esiste anche, tra l'altro, anche se meno diffusa, la variante &lt;i&gt;melefonino&lt;/i&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; Una creazione che più italiana non si può per un oggetto che più americano non si può. Non sono riuscito a scoprire chi è l'inventore della parola, ma ho scoperto una bella funzionalità di Google. Ho cercato &lt;i&gt;melafonino&lt;/i&gt; in &lt;a href="http://news.google.com/archivesearch?as_user_ldate=2006&amp;amp;as_user_hdate=2010&amp;amp;q=melafonino&amp;amp;scoring=a&amp;amp;hl=en&amp;amp;ned=us&amp;amp;q=melafonino&amp;amp;lnav=od&amp;amp;btnG=Go"&gt;Google news&lt;/a&gt;: la prima attestazione risale al 12 gennaio 2007 (il melafonino è uscito negli Usa il 29 giugno di quell'anno e in Italia nel luglio 2008). Ma la cosa interessante è che, se si cerca negli archivi, Google news fornisce un grafico delle attestazioni di una certa parola nel periodo selezionato. Qui riproduco l'andamento di &lt;i&gt;melafonino &lt;/i&gt;dal 2007 a oggi.&lt;/div&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 40px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S2dOzsFOrLI/AAAAAAAABKU/HzNG3dKJHXI/s200/melafonino.png" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433398125359180978" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In ogni caso, il &lt;i&gt;melafonino&lt;/i&gt; (ma anche il suo progenitore &lt;i&gt;telefonino &lt;/i&gt;in fondo) sono un bello schiaffo ai soloni che paventano la contaminazione dell'italiano da parte dell'inglese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-238339011473541604?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/238339011473541604/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=238339011473541604' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/238339011473541604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/238339011473541604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2010/02/la-i-lingua-e-il-melafonino.html' title='La i-lingua e il melafonino'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/S2dOlM4Rb7I/AAAAAAAABKM/PHcbQzqhXVo/s72-c/apple.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7357896403359562496</id><published>2009-12-07T22:20:00.008+01:00</published><updated>2009-12-07T23:24:41.329+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Fuggiaschi o resistenti?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nei giorni scorsi c'è stato, principalmente su &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, un grande dibattito sull'opportunità, per i giovani diplomati di talento, di lasciare l'Italia, nato dall'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/30/figlio-mio-lascia-questo-paese.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;intervento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; del rettore della Luiss Pier Luigi Celli, che invitava pubblicamente suo figlio ad abbandonare l'Italia, dove non lo aspetterebbe nulla di buono nel futuro. Il dibattito, purtroppo, come spesso succede in Italia, è però viziato da due preconcetti, che in fondo sono legati tra loro. Il primo è la scissione netta che si è creata tra sostenitori e detrattori dell'idea di Celli. Confesso che anch'io ho trovato scionveniente e leggermente ipocrita che il rettore di una delle più prestigiose, e presumo più ricche, università italiane inviti il proprio figlio all'esilio volontario. Chi lo ha criticato ha perlopiù insistito sul fatto che in questo momento lasciare l'Italia, soprattutto per una persona laureata e ambiziosa, costituisce una "fuga", mentre l'atteggiamento giusto sarebbe quello di restare e battersi per migliorare il proprio paese. Sarà perché io stesso ho lasciato l'Italia qualche anno fa, ma rifiuto di iscrivermi, nel dibattito, tra i "fuggiaschi" o tra i "resistenti", una divisione che trovo riduttiva. Anche abitando all'estero si può (per riprendere l'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/02/ma-padri-non-devono-invitare-alla-fuga.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;articolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; scritto sull'argomento da Benedetta Tobagi) &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(34, 34, 34); line-height: 16px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;continuare ad agire sul proprio frammento mondo, nel tentativo di renderlo, anche se in piccolo, più abitabile, anche per il figlio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;", come si può - ovviamente - "fuggire" restando in Italia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La mobilità, soprattutto nel mondo universitario e in generale nelle fasce alte e istruite della popolazione, è un fatto comune. Nel laboratorio dove lavoro ci sono americani, inglesi, spagnoli, polacchi, etc. e non credo che nessuno di loro si senta un fuggiasco. Il grosso problema dell'Italia non è che i suoi laureati vanno all'estero. Andare all'estero, per poco tempo o per sempre, è una cosa giusta e salutare. Il vero problema è che l'università italiana dall'estero non attira quasi nessuno. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma perché un'attitudine che, nella maggior parte degli altri paesi, è assolutamente normale deve essere vissuta in Italia come una fuga? In controluce si intuisce l'idea, che ci viene dalla nostra anima ancora profondamente provinciale, che all'estero, comunque e ovunque si vada, si sta meglio. Per fortuna, sempre su &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/03/miei-figli-all-estero-con-il.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, c'è stato Umberto Veronesi a ricordarci che "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(34, 34, 34); line-height: 16px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;oggi gli stessi problemi si pongono in tutte le regioni del mondo. Il conformismo è imperante, la mediocrità è la regola e l'arte del compromesso, che scade spesso nella meschinità, non è un male solo italiano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;". Svelerò un segreto per i lettori di questo blog: molte delle magagne che ho lasciato nell'università italiane le ho ritrovate anche in Francia. (Alcune altre ovviamente no, in compenso qui ce ne sono anche di sconosciute in Italia). E lo stesso vale per tutti gli altri aspetti della vita: qui mi danno degli assegni familiari che in Italia me li sognerei, ma quando andrò in pensione non avrò la liquidazione; la mutua mi rimborsa il dentista quasi interamente, ma se voglio mangiare decentemente spendo una volta e mezzo quello che spenderei in Italia. (Come dice un mio amico italiano che abita a Parigi, per capire chi, tra italiani e francesi, è il popolo più civilizzato bisogna entrare in una Coop).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(34, 34, 34); line-height: 16px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L'incipit ad effetto di un altro &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/01/laureati-in-fuga.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;articolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; dipinge l'Italia come "il Paese dove i padri stanno meglio dei figli", un refrain che però, guarda caso, ho sentito spesso, da tre o quattro anni a questa parte, anche in Francia. (E che, sia detto per inciso, non mi ha mai appassionato). Andare (e non "fuggire") all'estero, a volte, può essere anche salutare per rendersi conto che in Italia, in fondo, ci sono anche tante cose da salvare. E se il guaio dell'Italia, invece, fosse proprio che gli italiani e i loro dirigenti all'estero ci vanno troppo poco?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7357896403359562496?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7357896403359562496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7357896403359562496' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7357896403359562496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7357896403359562496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/12/fuggiaschi-o-resistenti.html' title='Fuggiaschi o resistenti?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6447480042442124207</id><published>2009-11-28T16:59:00.016+01:00</published><updated>2009-11-30T23:30:35.221+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anni di piombo'/><title type='text'>Sono finiti gli anni '70?</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:Cambria; mso-ascii-theme-font:minor-latin;mso-fareast-mso-fareast-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latin;mso-bidi-Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;mso-ansi-language:FR;mso-fareast-language:EN-USfont-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;"[i terroristi] sono così pateticamente inadeguati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;all'enormità del male che hanno compiuto"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;(O. D'Antona, cit. in B. Tobagi, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Come mi batte forte il tuo cuore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;) &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Cambria, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:Georgia, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Trovo la lettura quasi simultanea del libro di Benedetta Tobagi &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/benedetta-tobagi/come-mi-batte-forte-il-tuo-cuore/978880619888"&gt;Come mi batte forte il tuo cuor&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/benedetta-tobagi/come-mi-batte-forte-il-tuo-cuore/978880619888"&gt;e&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; e delle ultimissime dichiarazioni del 'solito' Cesare Battisti molto istruttiva. La figlia di Walter Tobagi, ucciso da un gruppuscolo para-brigatista nel 1980, mescola ricordi personali, sentimenti e storia degli Anni di Piombo per ricordare il padre. E' probabilmente il più bel libro sugli anni '70 che sia stato scritto finora in Italia (o perlomeno il più bello che ho letto). Dalla lettura si imparano, o si reimparano, molte cose: che i giovani che erano disposti a uccidere spesso nascondevano dietro il loro appello ai massimi sistemi e all'imminenza della sollevazione popolare motivazioni risibili. "Farsi" un magistrato o un giornalista era diventato una sorta di rito di iniziazione dei vari gruppuscoli pseudo-rivoluzionari che emergevano in quegli anni, un modo per essere riconosciuti dagli altri. Che spesso di questi gruppuscoli facevano parte non persone miserabili e senza alcun altro ricorso che le armi, ma ragazzi di buona famiglia, che sposavano la causa rivoluzionaria per noia, per gusto estetico, per sentirsi vivi (loro). Che alcuni di quei terroristi oggi sono tra i più fedeli ammiratori della casta attualmente al potere. Che i terroristi, paradossalmente, ammazzavano di preferenza non dei veri "cattivi", ma piuttosto persone che avevano sentimenti e atteggiamenti riformisti, e che addirittura cercavano il dialogo con la galassia della "contestazione" (come appunto Tobagi). Che ancora oggi alcuni dei terroristi o dei loro simpatizzanti si sentono degli incompresi perché "solo chi ha vissuto gli anni '70 può capire". Che i metodi con cui è governata oggi l'Italia sono quasi identici a quelli elaborati dalla P2 (una delle rivelazioni del libro è che un volantino di rivendicazione dell'assassinio di Tobagi è stato ritrovato in una valigetta sequestrata a Licio Gelli). I difensori di Battisti e degli altri terroristi ancora a piede libero spesso rivendicano che la storia degli Anni di Piombo venga affidata non più ai politici, ma agli storici. Bene, Benedetta Tobagi ci mostra proprio quello che succede quando guardiamo a quell'epoca con gli occhi degli storici. Al di là della retorica, ci mostra suo padre non come un eroe, ma come una persona. La disumanizzazione delle vittime (e dei carnefici) era proprio una delle principali caratteristiche sia della retorica brigatista che della retorica di stato.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E Battisti? Battisti, se leggiamo le sue dichiarazioni che hanno seguito la decisione di estradizione da parte della corte suprema brasiliana, continua a considerarsi un "simbolo", sminuendo in primo luogo la sua dignità umana, una dignità di cui invece è pieno il libro della Tobagi. Prima ha incominciato uno &lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2009/11/05/visualizza_new.html_994144206.html"&gt;sciopero della fame&lt;/a&gt; farsa dichiarando che Berlusconi vedrebbe in lui un "trofeo", per poi interromperlo &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/25/battisti-berlusconi-mi-lascera-qui.html"&gt;pochi giorni dopo&lt;/a&gt; (gli deve essere venuto un certo appetito), dicendo che a Berlusconi di lui non interesserebbe niente. "Al massimo si inquieterà qualche ministro fascista". Non penso di poter essere tacciato di debolezza nei confronti del governo attuale. Proprio per questo le dichiarazioni fumose che non dicono niente e nascondono la verità le trovo odiose. In questo, Battisti e la destra reazionaria oggi al governo sono uguali. Così come le Brigate Rosse sono state funzionali, anziché alla rivoluzione del proletariato, all'Italia meno progressista. Suggerire che l'Italia oggi è governata dai fascisti può avere un certo appeal presso alcuni degli pseudo-progressisti parigini in cerca di emozioni forti che difendono Battisti, ma dimostra soprattutto che gli anni '70 è proprio nella testa di Battisti che non sono finiti. Battisti non si accorge che non sono alcuni ministri fascisti, ma qualche milione di italiani di buona volontà e a cui sta a cuore la giustizia del loro paese, che vorrebbero chiedergli conto di quello che ha fatto trent'anni fa. Finché ci saranno i Battisti, i Berlusconi e i loro governi avranno vita lunga. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'unica cosa che trovo un po' &lt;i&gt;déplacée&lt;/i&gt; è che, nella classifica dei libri più venduti dell'&lt;a href="http://www.einaudi.it/"&gt;Einaudi&lt;/a&gt;, Benedetta Tobagi sia immediatamente preceduta da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fred_Vargas"&gt;Fred Vargas&lt;/a&gt;, giallista, esponente della &lt;i&gt;gauche&lt;/i&gt; parigina che ha un approccio estetizzante e narcisistico alla rivoluzione, e grande paladina della causa Battisti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6447480042442124207?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6447480042442124207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6447480042442124207' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6447480042442124207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6447480042442124207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/11/sono-finiti-gli-anni-70.html' title='Sono finiti gli anni &apos;70?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-307122445228332787</id><published>2009-10-12T16:28:00.005+02:00</published><updated>2009-10-13T20:54:19.977+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='papi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Primi inter pares</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/StTMgeW0BLI/AAAAAAAABJQ/UzTq15K8exg/s1600-h/2MixRemix.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 176px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/StTMgeW0BLI/AAAAAAAABJQ/UzTq15K8exg/s200/2MixRemix.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5392159512145953970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono molti modi per sentirsi &lt;i&gt;primi inter pares,&lt;/i&gt; anche se in pochissimi riescono a raggiungere le vette di papi. Più terra terra, in Francia si è discusso molto, nelle ultime settimane dell'arresto di Roman Polanski in Svizzera. I partigiani della giustizia a geometria variabile, che già in passato si erano distinti nella difesa di &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/01/voltare-la-pagina.html"&gt;terroristi&lt;/a&gt; improvvisatisi raffinati intellettuali &lt;i&gt;de gauche&lt;/i&gt;, non hanno perso l'occasione per far conoscere al mondo la loro concezione delle leggi. Debordando, per l'occasione, anche sulla stampa italiana. Così, l'intellettuale (immeritatamente) ipermediatizzato Bernard Henri-Lévy non ha perso l'occasione di farci sapere, sul &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_07/polanski-levy_0136c852-b315-11de-b362-00144f02aabc.shtml"&gt;Corriere&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; perché, a suo avviso, il fatto che la giustizia chieda dei conti a uno accusato di aver abusato di una bambina di 13 anni è scandaloso. L'illuminante concezione della giustizia di BHL prevede che: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) lo stupro di una minorenne è meno grave dell'assassinio di una donna incinta (in questo caso, la moglie dello stesso Polanski). Su questo non ci piove. Ma utilizzarlo come argomento per sostenere che Polanski non debba passare davanti alla giustizia cosa significa? Che dall'assassinio in giù dovrebbe essere facoltativo punire dei delitti che, in fondo, non sono così gravi? (In ogni caso, papi sottoscriverebbe). Che il trauma subito da Polanski rende il suo atto meno deplorevole? Può costituire un'attenuante, certo, ma da che mondo è mondo il fatto di aver avuto esperienze traumatiche non ha mai costituito (e per fortuna) una garanzia di impunibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) la principale interessata ha perdonato Polanski e vorrebbe rinunciare a portarlo in giustizia. A che pro, quindi, dare mente ai "difensori dei diritti delle vittime che meglio della vittima sanno quella che essa vuole e sente". Qui la malafede di BHL raggiunge il culmine. Da quando in qua, nelle società moderne, la giustizia si basa sui desideri delle vittime? Per fortuna, invece, che non sono le vittime a decidere della pena, o in questo caso dell'assoluzione, per i colpevoli. L'illuminato BHL sarebbe disponibile a ripristinare la pena di morte nei casi in cui i familiari di un morto, in preda ad una legittima disperazione, la invocano per gli assassini del loro congiunto? Conosciamo già la risposta, ma non importa. Le piccole ipocrisie in nome di una causa superiore non hanno mai spaventato la &lt;i&gt;gauche&lt;/i&gt; parigina, di cui BHL è uno dei campioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) se è vero che Polanski è il mostro che si vuole dipingere, bisognava boicottare i suoi film e non insignirlo di premi Oscar, riconoscimenti, etc. Che, portando avanti il ragionamento, vuol dire: se è così bravo a fare i film (e la prova sono tutti i premi che ha ricevuto), non può essere il mostro che si vuole dipingere. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è un caso che Polanski si sia rifugiato in Francia, un paese che, fregiandosi troppo spesso del titolo di "patria dei diritti dell'uomo", lo inflaziona, fin nel difendere cause francamente indifendibili. La foga degli amici di Polanski nel difenderlo, in nome della sua genialità, del suo essere al di sopra della massa mi ricorda maledettamente la foga di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-13/conf-berlusconi/conf-berlusconi.html"&gt;altri&lt;/a&gt; che cercano di sfuggire alla giustizia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un altro improvvido amico di Polanski è &lt;a href="http://www.lefigaro.fr/politique/2009/10/08/01002-20091008ARTFIG00695-frederic-mitterrand-defend-son-honneur-.php"&gt;Frédéric Mitterrand&lt;/a&gt;, da poco nominato ministro della cultura, che si è affrettato a scagliarsi in sua difesa. Con annessa polemica. E' stato infatti tirato fuori dai cassetti un suo romanzo del 2005, &lt;i&gt;la Mauvaise vie&lt;/i&gt;, in cui raccontava le sue esperienze di turista (omo)sessuale in Thailandia. Che il ministro della cultura francese vada a prostituti sono affari suoi, così pure che senta il bisogno di farcelo sapere in un libro. Così come sono affari suoi (e delle zoccole che hanno il coraggio di farlo, pur lautamente pagate) se &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/silvio-bongo.html"&gt;papi&lt;/a&gt; va a zoccole. Ma che un ministro consideri sé e i suoi amici superiori alle leggi dei comuni mortali è grave. Soprattutto nella patria dei diritti dell'uomo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Disascalia: immagine tratta da &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.courrierinternational.com/"&gt;Courrier International&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;violé&lt;/i&gt; in francese sta per 'violato' ma anche 'violentato', ndt).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-307122445228332787?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/307122445228332787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=307122445228332787' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/307122445228332787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/307122445228332787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/10/primi-inter-pares.html' title='Primi inter pares'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/StTMgeW0BLI/AAAAAAAABJQ/UzTq15K8exg/s72-c/2MixRemix.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-1698296402748997744</id><published>2009-09-26T14:00:00.003+02:00</published><updated>2009-09-26T14:32:38.065+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Brunettate</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sr4J2S8d-MI/AAAAAAAABIA/_3C0qC9VcNw/s1600-h/brudor.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sr4J2S8d-MI/AAAAAAAABIA/_3C0qC9VcNw/s200/brudor.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5385753032784738498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brunettata nr. 1:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;un &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/i-libri-di-divulgazione-linguistica-e.html"&gt;"che" polivalente&lt;/a&gt; d'autore (&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-29/serra-governo/serra-governo.html"&gt;Michele Serra&lt;/a&gt;), segnalatomi dall'eccellente Andrea de Benedetti:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;Brunetta è il classico fanatico: uno che quando parla gli saltano uno dopo l' altro i freni inibitori, e gli esce fumo dalle orecchie&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brunettata nr. 2:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;sempre sul sito di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt; ho scoperto che, oltre ai fannulloni, esistono anche i &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/fantuttone-21/fantuttone-21.html?ref=search"&gt;fantuttoni&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, che sono il loro contrario. La parola ha ben 2.200 attestazioni su &lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;lr=lang_it&amp;amp;q=fantuttone+OR+fantuttoni&amp;amp;start=10&amp;amp;sa=N"&gt;Google&lt;/a&gt;, ed è in &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/28/la-ricetta-ottocentesca-di-brunetta-il-fantuttone.html"&gt;uso&lt;/a&gt; da almeno un anno. Quello che mi ha intrigato, però, è la forma. Perché io avrei detto piuttosto &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;source=hp&amp;amp;q=fattuttone+OR+fattuttoni&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;amp;meta=lr%3Dlang_it&amp;amp;aq=f&amp;amp;oq="&gt;fattuttoni&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; o &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;source=hp&amp;amp;q=fatuttone+OR+fatuttoni&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;amp;meta=lr%3Dlang_it&amp;amp;aq=f&amp;amp;oq="&gt;fatuttoni&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, che sono entrambe attestate, ma in misura molto meno significativa (circa 200 attestazioni ciascuna). Ma perché quella &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt; in &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fantuttone&lt;/span&gt;? Ovviamente, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fantuttone&lt;/span&gt; è costruito per analogia su &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fannullone&lt;/span&gt;, dove ci sono effettivamente due &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt; (o meglio, una &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt; doppia). &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Fannullone&lt;/span&gt;, sono andato a controllare, è attestato in italiano circa alla metà del XIX e deriverebbe da un precedente &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fannulla&lt;/span&gt; o &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fanulla&lt;/span&gt;, a sua volta attestato verso il 1818 (e stigmatizzato da Francesco Manfroni in un &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Dizionario di voci impure od improprie&lt;/span&gt;, 1883). La doppia &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt; nel prototipo deriva da quel fenomeno che si chiama &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raddoppiamento_fonosintattico"&gt;"raddoppiamento sintattico"&lt;/a&gt; e che provoca il raddoppiamento della consonante iniziale di una parola che segue un monosillabo (come appunto &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fa&lt;/span&gt;). Il fatto che sia stata conservata in &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fantuttone&lt;/span&gt;, però, è secondo me il frutto di una convergenza di fattori. Prima di tutto, ovviamente, il fatto che la &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt; è presente in &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fannullone&lt;/span&gt;, da cui &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fantuttone&lt;/span&gt; deriva direttamente. In secondo luogo il fatto che la sequenza iniziale &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fan&lt;/span&gt; è omofona della terza persona plurale del verbo, così che è facile interpretare i &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fantuttoni&lt;/span&gt; anche come 'quelli che fan tutto loro' (e vai col che polivalente!). E infine, perché la &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt; compare anche in almeno un'altra parola costruita sullo stesso modello, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fancazzista&lt;/span&gt;, dove però è piuttosto la traccia dell'articolo indefinito &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;un.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-1698296402748997744?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/1698296402748997744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=1698296402748997744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1698296402748997744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1698296402748997744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/brunettate.html' title='Brunettate'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sr4J2S8d-MI/AAAAAAAABIA/_3C0qC9VcNw/s72-c/brudor.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-8683973530679562441</id><published>2009-09-20T19:11:00.006+02:00</published><updated>2009-09-21T20:52:33.793+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Ortografia, puffi e TGV</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrfLZxijPBI/AAAAAAAABH4/N01DZVAlFMU/s1600-h/puffiamo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrfLZxijPBI/AAAAAAAABH4/N01DZVAlFMU/s200/puffiamo.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5383995523200138258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel mio ultimo &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/la-metrise-de-lortograf.html"&gt;post&lt;/a&gt; riportavo alcuni degli argomenti che i difensori dell'ortografia (del francese) usano per rifiutare ogni proposta di cambiamento. Tra questi vi è - secondo loro - il fatto che l'orale (del francese) contiene molte parole omofone e quindi potenzialmente ambigue, e che solo lo scritto permette di levare questa ambiguità. Dopo aver scritto il post sono capitate due cose che mi hanno fatto riflettere ulteriormente sulla questione. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La prima è che ho ripreso in mano (per altri motivi) &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://books.google.com/books?id=NlYhPwAACAAJ&amp;amp;dq=kant+e+l%27ornitorinco&amp;amp;ei=m123SpC_Kpy8yASI26nsDg"&gt;Kant e l'ornitorinco&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, nel quale Umberto Eco fa, tra tante altre cose, alcune riflessioni sulla lingua dei puffi. In sostanza quello che dice è che noi riusciamo ad interpretare la lingua dei puffi non per il contenuto lessicale delle sue unità, ma grazie al contesto, e più in generale grazie alle convenzioni che condividiamo con gli altri parlanti. Uno dei suoi esempi è &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;nel puffo del puffo di nostra puffa&lt;/span&gt;, che ogni italiano mediamente colto è in grado di ricondurre all'incipit di un famoso poema. Ma se noi siamo in grado di interpretare addirittura la lingua dei puffi, significa che il nostro cervello dispone di grandi risorse contro quell'ambiguità tanto paventata dai difensori dell'ortografia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La seconda è che ieri, mentre ero in macchina, alla radio hanno raccontato l'episodio di un tizio che, tornando da una festa pesantemente ubriaco, si è coricato sui binari della &lt;a href="http://fr.news.yahoo.com/63/20090914/tod-bretagne-ivre-il-s-endort-sur-les-ra-366b5ef.html"&gt;ferrovia Quimper-Parigi&lt;/a&gt;, e un TGV gli è passato sopra, lasciandolo illeso. Le parole usate dalla giornalista per commentare il fatto sono state "il s'est trouvé saoûl, saoûl sous le train", che in italiano corrisponderebbe all'incirca a "si è trovato sbronzo, sbronzo sotto al treno". Con la differenza che in francese &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;saoûl&lt;/span&gt; ('sbronzo') e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;sous&lt;/span&gt; ('sotto') sono omofoni e si pronunciano entrambi sù. La frase suonava quindi "sù sù sù le train", e non sono nemmeno sicuro se il secondo sù fosse in realtà &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;saoûl&lt;/span&gt; o &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;sous&lt;/span&gt;. Tutto questo per domandarmi se siamo proprio sicuri che l'ambiguità linguistica sia negativa &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;in assoluto&lt;/span&gt; e in ogni contesto? Ovviamente no: ci sono testi nei quali la non ambiguità è indispensabile (che so, ad esempio, nelle prescrizioni mediche), altri nei quali non è per niente utile, e che, anzi, si alimentano e si arricchiscono dell'ambiguità (la poesia, ad esempio, altrimenti non avremmo &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;era&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;no i capei d'oro a l'aura sparsi&lt;/span&gt;, ma anche, più terra terra, molte barzellette). Il fatto è che spesso si confonde la comunicazione con la lingua. In realtà, quella comunicativa è solo una delle &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_della_comunicazione"&gt;funzioni della lingua&lt;/a&gt;, e per quella funzione l'ambiguità può effettivamente essere fastidiosa. Ma per la funzione poetica, ad esempio, (e parlo di poetica in senso lato, intendendo ogni uso creativo della lingua) l'ambiguità non è solo accettabile, ma indispensabile. L'altra illusione, complementare, dei difensori dell'ortografia, è che tra l'orale e lo scritto ci sia sempre e comunque una corrispondenza perfetta. E' così in molti casi, ma non sempre. La frase "il s'est trouvé saoûl, saoûl sous le train" è fatta per essere detta, ma non scritta (o perlomeno scritta perde molto del suo appeal). Simmetricamente, esistono testi che sono fatti per essere scritti, e non per essere letti. Quella dei versi omofoni ma non omografi, ad esempio, è una moda ricorrente nella poesia francese (grazie a Jacques Durand per avermelo fatto scoprire). Un esempio sono i versi di Prévert&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dans ces bois automnaux, graves et romantiques&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;danse et bois aux tonneaux graves et rhum antique&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;('In questi boschi autunnali, gravi e romantici&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;danza e bevi alle botti del &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;graves &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; "&gt;[un tipo di vino] e del rum antico')&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;    &lt;!--EndFragment--&gt;   &lt;div style="text-align: justify;"&gt;(La poesia intera e molti altri esempi &lt;a href="http://bric-a-brac.org/lettres/olorimes.php"&gt;qui&lt;/a&gt;, e in questo &lt;a href="http://www.lexiophiles.com/francais/la-manie-de-l%E2%80%99homophonie"&gt;post&lt;/a&gt;). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-8683973530679562441?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/8683973530679562441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=8683973530679562441' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8683973530679562441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8683973530679562441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/ortografia-puffi-e-tgv.html' title='Ortografia, puffi e TGV'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrfLZxijPBI/AAAAAAAABH4/N01DZVAlFMU/s72-c/puffiamo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-300752692125963592</id><published>2009-09-18T21:19:00.006+02:00</published><updated>2009-09-19T00:23:11.928+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>La métrise de l'ortograf</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrQHZ7UeGgI/AAAAAAAABFI/eiczahWCcbk/s1600-h/orthographe.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 153px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrQHZ7UeGgI/AAAAAAAABFI/eiczahWCcbk/s200/orthographe.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5382935596616260098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;Se ci fosse solo la lingua francese dei nostri scolari che perde della sua qualità, non sarebbe troppo inquietante! Il resto di una società ben organizzata, giusta, intelligente, lavoratrice... saprebbe risollevarla rapidamente con delle riforme del suo insegnamento! Ma non c'è niente per fermarne la caduta, perché tutto crolla. L'educazione in generale, la cortesia, l'educazione, il livello intellettuale, gli scopi della vita delle persone e il senso dello Stato, tutto sta cambiando, e non in meglio. Allora, l'ortografia! Fino a quando il resto non migliorerà, la lingua francese diventerà cinese!&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;Questo mirabile saggio di linguistica è uno dei 406 commenti degli internauti (segno che l'argomento fa discutere) ad un articolo de &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;le &lt;a href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2009/09/03/01016-20090903ARTFIG00173-orthographe-le-debat-sur-la-simplification-est-relance-.php"&gt;Figaro&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; a proposito di un saggio del giornalista François de Closets, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2755501367/ref=s9_simz_gw_s0_p14_t1?pf_rd_m=A1X6FK5RDHNB96&amp;amp;pf_rd_s=center-1&amp;amp;pf_rd_r=0B64PJD2KZ1629NMMA16&amp;amp;pf_rd_t=101&amp;amp;pf_rd_p=463375513&amp;amp;pf_rd_i=405320"&gt;Zéro faute&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Zero errori&lt;/span&gt;), che propone una semplificazione dell'ortografia del francese. Purtroppo, l'articolo non dice quasi nulla del contenuto del libro, che - preciso - non ho letto. La lettura dei commenti, tuttavia, è già di per sé appassionante e, magari, più istruttiva del libro stesso. Ho il fortissimo sospetto che quasi nessuno di quelli che hanno inviato i commenti abbia letto le 318(!) pagine del libro. Ciò non gli impedisce, tuttavia, di avere un'idea precisissimaa sia di quello che c'è dentro, che di quello che avrebbero scritto loro. Naturalmente, i commenti in questione sono pieni di errori di ortografia. Per divertirmi mi sono messo a contarli, ma a circa due terzi mi sono stancato. Ne avevo rilevati 134, il che fa pensare che circa un messaggio su due in media contenesse un errore. Anche se riconosco che i commentatori avrebbero almeno potuto fare lo sforzo di rileggersi prima di inviare il loro testo (avrebbero fatto una figura migliore), trovo normale che dei testi prodotti per Internet non siano sorvegliati come, per esempio, un libro. Ma è proprio questa una delle chiavi del problema: gli internauti puristi (circa nove commenti su dieci sparano a zero sulla possibilità di riformare, anche in maniera minima, l'ortografia del francese) non fanno alcuna distinzione tra i tipi di testi. Per loro la lingua francese è una, indivisibile e fissata per l'eternità nel marmo delle grammatiche e dei dizionari. Già non riuscire a fare una semplice distinzione tra diversi tipi di lingue è sintomo di un atteggiamento ideologico, fondato non si sa su quale paura. Anche se, appunto, nella pratica, tutti o quasi sanno di potersi "concedere", in Internet, libertà che altrove non sarebbero ammesse. &lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;Le posizioni espresse nei commenti in questione sono naturalmente variegate e l'opposizione a qualunque idea di modificare l'ortografia è espressa con più o meno convinzione. E' possibile, tuttavia, identificare una specie di "nocciolo duro" di idee che ritornano più frequentemente nei commenti, per il quale identifico alcune categorie:&lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Ortograferai con dolore&lt;/span&gt;. In molti casi, l'idea di riformare l'ortografia è presentata come una soluzione di facilità, una resa al lassismo generalizzato della nostra società. Mentre invece, l'apprendimento, e in particolare quello della scrittura, non deve essere una partita di piacere. L'ortografia perfetta si impara solo con il lavoro, lo studio e l'abnegazione. Se è vero che un'ortografia complessa come quella del francese si acquisisce principalmente con l'esercizio e la memoria, questa visione giudeo-cristiana dell'apprendimento della lingua e dell'apprendimento tout court è la versione distorta di una semplice constatazione.&lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Punire i colpevoli&lt;/span&gt;. Se lo stato dell'ortografia francese è quello che è, si dicono i suoi difensori, la colpa sarà ben di qualcuno. E i colpevoli vengono identificati, di volta in volta, negli insegnanti che (vedi sopra) hanno smesso di trasmettere i veri valori agli studenti, nei politici, ma soprattutto nelle mode linguistiche, ad esempio quella dell'inglese (e figuriamoci se poteva mancare) e del linguaggio telematico (Internet, gli sms, etc.). Ovvio, per loro natura gli scambi linguistici favoriscono un uso della lingua più disinvolto, meno statico di quello della lingua letteraria, ma non ne prendono il posto. Certo, magari qualche espressione o qualche uso linguistico particolare sono entrati in qualche romanzo, ma da che mondo e mondo la letteratura ha sempre attinto a diverse fonti (alte e basse) la sua ispirazione.&lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Nessuna salvezza fuori dell'ortografia&lt;/span&gt;. L'ortografia è indispensabile alla comprensione della lingua e a dissipare le ambiguità&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;. &lt;/span&gt;Questo è uno dei precetti espressi con più convinzione dai suoi fautori. Che sono in grado di fornire innumerevoli esempi, per lo più aneddotici, di comunicazione fallita a causa dell'ambiguità dell'orale e di una cattiva ortografia. C'è quello tragico secondo cui una ditta sarebbe stata costretta a licenziare un gran numero di dipendenti dopo aver perso una grossa commessa perché un impiegato avrebbe scritto sull'ordine "livré" ('consegnato') anziché "livrer" ('consegnare'), che in francese si pronunciano uguale. C'è quello biricchino che fa notare l'omofonia tra &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fosse séptique&lt;/span&gt; ('settica') e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;scéptique&lt;/span&gt; ('scettica'). Due parole, in effetti che rischiano, in contesto, di dar luogo a molte ambiguità... E' verissimo che in francese all'orale esistono numerosissime parole omofone (solo per fare un esempio, nel presente dei verbi, quattro persone su sei si pronunciano allo stesso modo, e un'altra si pronuncia come l'infinito). Ma vorrei fare due osservazioni. Primo, il francese è l'unica, tra le lingue romanze, che si è ridotta a doversi affidare all'ortografia per sciogliere le ambiguità lessicali. Ma se i francesi ci tenevano tanto ad essere cartesiani e ad evitare le ambiguità, non potevano pensarci prima e preservare meglio la fonologia delle loro parole? Più seriamente, ma perché solo lo scritto ha diritto ad essere non ambiguo? Le stesse potenziali ambiguità sono forse più accettabili o meno fastidiose all'orale? O non è che magari, come fa il francese orale, anche quello scritto si doterebbe di strumenti (primo tra tutti il contesto) per evitare il più possibile queste ambiguità? &lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Ritorno alle origini&lt;/span&gt;. L'ortografia del francese, assai più conservatrice di quella delle altre lingue romanze, è in parte il riflesso della lingua di qualche secolo fa. Molte parole, ad esempio, contengono lettere che non sono più pronunciate (quasi tutte le consonanti finali, ma anche &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;com&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;p&lt;/span&gt;ter&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;auto&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;m&lt;/span&gt;ne&lt;/span&gt;...). Questa tendenza è esasperata nella grafia delle parole di origine greca e latina, dove è tutto un fiorire di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;y&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;h&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;k&lt;/span&gt;, etc. Secondo i difensori dell'ortografia questa, che a prima vista potrebbe sembrare un'imperfezione, è invece un pregio, perché in questo modo le parole portano, secondo loro, una traccia del passato. In cosa sia utile questa traccia per parlare e scrivere oggi non si sa. Però è sicuramente un valore, un elemento da conservare. Salvo poi lamentarsi che un allievo, sicuramente confuso da tutti quei &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;ph &lt;/span&gt;e quelle doppie inutili, ipercorregga il semplice &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;fantôme&lt;/span&gt; in &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;phantomme&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;Come nell'emblematico messaggio che ho scelto come incipit di questo post, non c'è quasi niente di linguistico nei giudizi metalinguistici dei fan dell'ortografia. La decadenza dell'ortografia diventa il simbolo della decadenza della società. La realtà è che &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;un'&lt;/span&gt;ortografia non c'è mai stata nella storia del francese. Ci sono stati e continuano ad esserci diversi usi della lingua scritta, di cui uno, e uno soltanto, si è diffuso ad un certo punto come quello che doveva essere trasmesso dagli insegnanti. &lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;Vorrei finire questo post con un'altra citazione, forse la mia preferita, che solo chi parla il francese apprezzerà (ma per gli altri c'è sempre il &lt;a href="http://en.wiktionary.org/wiki/maîtrise"&gt;dizionario&lt;/a&gt;):&lt;/p&gt;&lt;p align="LEFT" style="text-align: justify;margin-bottom: 0.18cm; line-height: 0.56cm; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;les journalistes feraient bien mieux de surveiller leur orthographe, leur langage et leur métrise du français!&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-300752692125963592?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/300752692125963592/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=300752692125963592' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/300752692125963592'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/300752692125963592'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/la-metrise-de-lortograf.html' title='La métrise de l&apos;ortograf'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrQHZ7UeGgI/AAAAAAAABFI/eiczahWCcbk/s72-c/orthographe.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-725170164838793841</id><published>2009-09-16T21:01:00.008+02:00</published><updated>2009-09-18T20:49:15.634+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Un che che ci si può fare tutto II</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrE-JokMB2I/AAAAAAAABE4/eIuqMYSfkD8/s1600-h/vpp.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrE-JokMB2I/AAAAAAAABE4/eIuqMYSfkD8/s200/vpp.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5382151364913399650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I libri di divulgazione linguistica, e in particolare quelli che mettono in discussione le posizioni ideologiche dei puristi, sono talmente rari, specialmente in Italia, che vale la pena di parlarne. In questo caso, mi riferisco al saggio di Andrea De Benedetti &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842089292"&gt;Val più la pratica&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (sottotitolo &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Piccola grammatica immorale della lingua italiana&lt;/span&gt;). Tra i vari comportamenti stigmatizzati da quelli che l'autore chiama i neo-crusc (acronimo per neo-cruscanti) e che lui sdogana ci sono la perdita del congiuntivo, le ripetizioni, l'abitudine di cominciare le frasi con "e" e con "ma". E c'è il "che polivalente", di cui De Benedetti scrive:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;accanto agli usi stilisticamente marcati che ne potevano fare Pasolini ("Tagliò per i vicoletti di Torpignattara, che in mezzo a quell'ora non ci si passava") e Calvino ("Erano gente tranquilla, che non gli piaceva litigare con nessuno") o che ne fa il solito Paolo Nori ("Ci sono delle cose... che noi ce le beviamo come all'epoca si bevevano la superiorità del fascismo") e a quelli inequivocabilmente frutto di trascuratezza (non pensate solo a certi temi di terza elementare: sul sito di 'Repubblica' mi è capitato di leggere in un titolo &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Arrivano le magliette che ci si riscrive sopra&lt;/span&gt;), ci sono anche molti casi, diciamo così, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;borderline.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra questi collocherei tre esempi abbastanza celebri che hanno marcato la nostra (la vostra non so, la mia certamente sì) giovinezza:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) "Quella sua maglietta fina / tanto stretta al punto che / mi immaginavo tutto / e quell'aria da bambina / &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;che&lt;/span&gt; non gliel'ho detto mai / ma io &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;ci andavo matto&lt;/span&gt;."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) "Tu che sei nata dove c'è sempre il sole / sopra uno scoglio &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;che ci si può tuffare&lt;/span&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) "Sono un ragazzo fortunato / perché mi hanno regalato un sogno / sono fortunato / perché non c'è niente &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;che ho bisogno&lt;/span&gt;."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riconosciute le citazioni? Sono tratte rispettivamente da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Questo piccolo grande amore&lt;/span&gt; di Claudio Baglioni (1972), &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Fiore di maggio&lt;/span&gt; di Fabio Concato (1984) e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Ragazzo fortunato &lt;/span&gt;di Jovanotti (1992).&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo brano vi ricorda qualcosa? Sicuramente no. Io invece posso dire con certezza quando gli è capitato di leggere sul sito di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt; il titolo incriminato. Era il 27 giugno 2007. Lo so perché era capitato anche a me, e alla cosa avevo dedicato un post nel mio &lt;a href="http://fabiomontermini.blog.kataweb.it/fablog/2007/06/27/un-che-che-ci-si-puo-fare-tutto/"&gt;blog&lt;/a&gt; (non questo, ma quello vecchio), dove, guarda caso, citavo Pasolini, Concato, Jovanotti (ma anche Dante e Boccaccio).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-725170164838793841?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/725170164838793841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=725170164838793841' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/725170164838793841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/725170164838793841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/i-libri-di-divulgazione-linguistica-e.html' title='Un che che ci si può fare tutto II'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SrE-JokMB2I/AAAAAAAABE4/eIuqMYSfkD8/s72-c/vpp.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6900928162179135897</id><published>2009-09-04T21:13:00.003+02:00</published><updated>2009-09-04T22:54:00.276+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='papi'/><title type='text'>Silvio Bongo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SqF-VugxfrI/AAAAAAAABEA/De27J2X-gFw/s1600-h/papi_p.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 136px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SqF-VugxfrI/AAAAAAAABEA/De27J2X-gFw/s200/papi_p.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5377718341784927922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Est-ce que je ne suis pas le plus beau?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;("Non sono forse il più bello?")&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;"Non solo non sono malato ma sono un superman"&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Notate una certa affinità nello stile e nella classe? La prima frase è di &lt;a href="http://gaboneco.com/show_article.php?IDActu=14635"&gt;Ali Bongo&lt;/a&gt;, neoeletto dittatore del Gabon (che ho scoperto grazie al fatto che in Francia le elezioni gabonesi sono particolarmente seguite), la seconda è, ovviamente, dell'incomparabile &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/02/il-premier-attacca-ancora-repubblica.html"&gt;papi&lt;/a&gt;. Il fatto che i due oligarchi siano accomunati dalla stessa modestia e dallo stesso senso della misura la dice lunga sullo stato in cui versa ormai l'Italia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' riflettendo su queste e altre frasi, sintomo del suo ego smisurato, che ho capito perché papi abbia fatto causa a &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;l'Unità&lt;/span&gt; e altri giornali proprio adesso, mentre la campagna (benemerita) contro di lui era incominciata diversi mesi fa. E' perché sui giornali hanno incominciato ad apparire, tra le altre notizie, insinuazioni sulle sue prestazioni e sullo stato di salute dello strumento di cui in questo momento si serve di più. Il suo elettorato può tollerare molte cose, ha tollerato e anzi ammirato quello che ha fatto da vent'anni a questa parte. Può anche accettare di sapere che papi va a puttane. Anzi, anche per questo, sono sicuro, molti dei suoi elettori si identificano in lui, lo ammirano, lo trovano gagliardo. Ma sono proprio le insinuazioni sulla sua virilità che possono compromettere la venerazione che gli elettori di papi hanno per lui. In Italia, poi, dove gli uomini amano vantarsi della bontà delle loro prestazioni. No, un papi con il pisellino &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;défaillant&lt;/span&gt; sarebbe un colpo troppo duro per il suo elettorato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Personalmente, non sono stato molto stupito di sapere che papi andasse a zoccole. Anzi, sarò maschilista, ma francamente, la considero una delle cose più veniali che ha fatto negli ultimi vent'anni. Non è il modo peggiore in cui ha speso i suoi soldi, le zoccole cui ha regalato delle poltrone non sono certamente peggio di tanti altri a cui ha fatto avere un posto in parlamento e tra le varie manifestazioni di scarso rispetto nei confronti delle donne c'è stato di peggio. Perché dovrei volergliene? Io gliene voglio per tutto il resto che ha fatto da vent'anni a questa parte. Come dice &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/26/amaca.html"&gt;Michele Serra&lt;/a&gt;, non ho aspettato uno "sfarfallio di mutande" per accorgermi quanto papi fosse un personaggio disgustoso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per questo, benché qualsiasi mezzo per toglierlo di mezzo sia lecito, mi sembra che scendere sul campo delle prestazioni sessuali non sia bello. Che papi sia ossessionato dalle performance del suo zinzino è anche comprensibile e che, se le insinuazioni sulle punture e sulle pilloline sono vere, ci soffra. Ma la stampa di sinistra non potrebbe anche interrogarsi sul senso di attribuire un significato simbolico così importante a queste cose, e astenersi dal farlo? Non si potrebbe far presente che, a 70 anni è normale che il suo strumento prediletto non sia più performante come a 20, e che è puerile e idiota (quindi - adesso che ci penso - assolutamente nello stile di papi) voler fare il superman, oltre che contro i comunisti, la crisi, il terremoto, l'alopecia, i giornali italiani, i giornali stranieri, il Vaticano, anche contro la natura?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6900928162179135897?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6900928162179135897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6900928162179135897' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6900928162179135897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6900928162179135897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/silvio-bongo.html' title='Silvio Bongo'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SqF-VugxfrI/AAAAAAAABEA/De27J2X-gFw/s72-c/papi_p.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6053103463477041753</id><published>2009-09-02T17:53:00.010+02:00</published><updated>2009-09-04T21:12:50.289+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Gli pseudolinguisti della Lega e i dialetti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sp7Mh2_tI8I/AAAAAAAABCs/gx_2fQrgCrg/s1600-h/pad_ven.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 114px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sp7Mh2_tI8I/AAAAAAAABCs/gx_2fQrgCrg/s200/pad_ven.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376959887197414338" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Le &lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/17/bossi-inno-italia-sconosciuto-pronta-la.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;baggianate estive&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; degli improvvisati linguisti della Lega hanno avuto almeno il merito di costringere i mezzi di comunicazione a parlare un po' di lingue quest'estate (anche se non sempre pertinentemente).&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; La cosa odiosa è che nel sentire comune si è creata l'idea che Bossi e i suoi accoliti sono gli unici difensori delle parlate locali, col rischio di identificare lo studio, la difesa e l'amore per i dialetti con lo pseudolocalismo populista della Lega. Al contrario, in molti dei commenti che ho letto sui giornali in agosto, si sostiene la necessità di difendere l'italiano come come simbolo di una cultura unitaria. A parte che l'italiano non corre alcun rischio e non ha bisogno di essere difeso, tantomeno dai dialetti, una visione così manichea è insensata. Un articolo di Tullio De Mauro apparso su &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;MicroMega&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; diversi anni fa si intitolava &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Italiano e dialetto: non è un aut-aut&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, e proprio De Mauro, sull'&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/news/culture/87855/alcol_alcova_assassino_nella_lingua_le_tracce_dellimmigrazione_passata"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Unità&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; di ieri, ha giustamente fatto presente (anche al grande pubblico) che l'uomo è di per sé un animale poliglotta, e che è sbagliata l'idea che la conoscenza di una lingua debba necessariamente scacciarne un'altra (idea - aggiungo io - che è frutto dello spirito nazionalistico di fine '800). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per quanto riguarda l'idea bossiana di insegnare i dialetti nelle scuole, naturalmente non è agli improvvisati glottologi della lega che si può chiedere come e perché intendono farlo. Gli altri linguisti, quelli veri, invece, possono interrogarsi sul senso e sulla fattibilità di tale progetto. Per quel che mi riguarda, sull'insegnamento dei dialetti vorrei fare tre domande, strettamente legate tra loro: come, che cosa e perché si vuole insegnare?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Come insegnare i dialetti? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per l’insegnamento delle lingue nelle scuole italiane vi sono, fondamentalmente, due &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;modelli. Uno è l’insegnamento del latino, una lingua morta che è insegnata principalmente per interesse filologico e, per così dire, per ‘cultura generale’; nessuno è mai stato in grado di parlare latino uscendo dal liceo. L’altro è l’insegnamento dell’inglese, e in generale delle lingue straniere, che ha una funzione utilitaristica: fornire agli allievi la miglior competenza, attiva e passiva, possibile della lingua in questione. Per sapere a quale modello ispirarsi occorrerebbe, da una parte, sapere se i dialetti italiani sono lingue vive o morte, e dall’altra aver chiare in testa le finalità di un tale insegnamento. Alla prima domanda non esiste probabilmente una risposta univoca per tutti i dialetti, e questa costituirebbe la prima difficoltà per scegliere un modello rispetto a un altro. Alla seconda, i leghisti sembrano, pur confusamente, avere in mente la difesa del patrimonio locale e della tradizione e, quindi, dovrebbero logicamente propendere piuttosto per il modello del latino. Se però lo scopo è unicamente quello di realizzare “un’operazione saggia di custodia della tradizione, dell’orgoglio dei territori e delle &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="  "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;culture locali” (lettera del ministro Zaia a &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;a href="http://82.85.28.102/cgi-bin/unisearch.pl?url=/data/PDF0114/PDF0114/text37/fork/ref/09227duz.HTM&amp;amp;dbt=arc&amp;amp;xml=1&amp;amp;hl=0"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;l’Unità&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; del 16 agosto scorso), siamo sicuri che l’insegnamento di tutti i dialetti in tutte le scuole d’Italia sarebbe la soluzione? Un insegnamento generalizzato dei dialetti dovrebbe avere piuttosto lo scopo di consolidare i dialetti per i quali esiste ancora un numero considerevole di parlanti e dare nuova linfa a quelli moribondi. In altre parole, di fare in modo che restino, o ridiventino, delle lingue vive, uno scopo che è del tutto in contraddizione con l’idea che occorre salvaguardare i dialetti in quanto testimonianza delle tradizioni locali.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Che cosa insegnare?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per essere insegnata una lingua necessita di essere, almeno parzialmente standardizzata. Ciò implica che essa sia descritta e organizzata in grammatiche, dizionari, etc. Ora, se questo processo di standardizzazione è avvenuto per alcuni dialetti, ne esistono ancora diverse decine per cui non si può parlare di standard. Inoltre, la storia delle lingue per le quali uno standard esiste insegna che, molto spesso, tale standard ha alla base una specifica varietà geografica (il fiorentino per l'italiano, il parigino per il francese...) che, per il maggior prestigio o semplicemente per il maggior potere, di coloro che la parlano si è imposta 'facendo carriera' e, in un certo senso, surclassando le altre. Ora, la situazione in Italia è che per la maggior parte dei dialetti non è possibile identificare alcuna varietà prevalente. Per comodità, si parla di "veneto", "lombardo", "siciliano", o addirittura di "bolognese", "napoletano", etc. In realtà, si tratta di distinzioni fittizie che ricalcano quelle amministrative (e ho scoperto che anche le regioni italiane sono una specie di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/12/la-lega-italia-delle-regioni.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;illusione amministrativa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;), mentre basta dare un'occhiata ad una &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.italica.rai.it/principali/lingua/bruni/mappe/flash/regionalok.htm"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;carta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; dei dialetti italiani per rendersi conto che frontiere linguistiche e frontiere amministrative coincidono assai poco. In ogni caso, per molti dialetti occorrerebbe domandarsi se si debba insegnare la varietà locale (della città, del quartiere, del paese) o invece una sorta di koiné regionale, magari modellata sulla varietà della città principale. Ma, sinceramente, a me che a un bambino di Parma venisse insegnato il bolognese seccherebbe parecchio (oltre al fatto che lo troverei francamente ridicolo).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Perché insegnare i dialetti?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Se lo scopo è unicamente quello di far rivivere le tradizioni locali o non disperdere un patrimonio di conoscenze legato al territorio, l'insegnamento generalizzato dei dialetti, è evidente, non servirebbe a nulla. Che tradizioni difenderebbe, infatti, un bambino che, esprimendosi in dialetto, continuerebbe a giocare con la Playstation, chattare su Internet e giocare con i Gormiti? Se lo scopo, invece, è quello di far rivivere (e in qualche caso far rinascere) i dialetti bisogna, mi sembra, riflettere su due questioni. Prima di tutto, per essere insegnati e &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;usati come lingue vive, i dialetti dovrebbero adattarsi alla realtà, acquisire un lessico adeguato a parlare del mondo moderno. Con ogni probabilità, questo lessico proverrebbe per la maggior parte dall’italiano, con la conseguenza di omogeneizzarli, di edulcorarli e di togliere loro gran parte di quell’espressività e di quell'aderenza alla realtà quotidiana che i loro estimatori dicono di rimpiangere. In secondo luogo, a decidere della vita, della morte, e eventualmente della rinascita, delle lingue sono unicamente i loro utenti. E gli utenti scelgono una lingua quasi sempre per ragioni utilitaristiche. Se l’italiano è diventato la lingua nazionale parlata da tutti gli italiani non è per un profondo sentimento patriottico, ma è perché, dopo l’Unità, gli scambi tra le varie regioni rendevano sempre più necessaria l’adozione di un codice comune. Gli stessi rappresentanti della Lega, d’altra parte, per esprimersi in Parlamento o sui mezzi di comunicazione non utilizzano le loro “lingue materne”, ma una varietà di fiorentino che ad un certo momento della storia è stata usata come lingua di comunicazione da tutti gli italiani. Posto che si riuscisse ad insegnare i dialetti nelle scuole, difficilmente questo significherebbe una rinascita di questi ultimi, finché i parlanti avranno a disposizione mezzi di comunicazione più efficaci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6053103463477041753?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6053103463477041753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6053103463477041753' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6053103463477041753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6053103463477041753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/09/le-baggianate-estive-degli-improvvisati.html' title='Gli pseudolinguisti della Lega e i dialetti'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sp7Mh2_tI8I/AAAAAAAABCs/gx_2fQrgCrg/s72-c/pad_ven.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5179674977481549989</id><published>2009-05-10T15:19:00.007+02:00</published><updated>2009-05-10T15:31:49.651+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Ho visto cose...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SgbWldTFOZI/AAAAAAAAA-0/9WMauLR0oZ8/s1600-h/blr.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 107px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SgbWldTFOZI/AAAAAAAAA-0/9WMauLR0oZ8/s200/blr.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334186747675097490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;... che voi italiani non potete neanche immaginare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto un ragazzetto in felpa Adidas cercare di spiegarmi quanto nocive potrebbero essere le multinazionali per l'università.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto un professore spiegarmi che in Italia il precariato degli insegnanti è colpa della norma - da poco introdotta - che rende la laurea obbligatoria per insegnare nelle scuole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto studenti che si battono per la difesa del servizio pubblico e che si lamentano d&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ei pochi fondi di cui dispone l'università, rubare il materiale di quest'ultima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto una professoressa che, quando le è stato chiesto se non si vergognasse di fare sciopero continuando a prendere 3.000 euro al mese, ha risposto di no, perché lei non fun&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ziona nel modo della morale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto gli stessi professori che fanno sciopero con 3.000 euro al mese spiegare agli studenti ai quali si rifiutano di fare gli esami, che stanno combattendo per il loro bene. In nome dell'égalité.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SgbXMaljFYI/AAAAAAAAA_E/W1TAY61Fx0Y/s200/chairs.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334187416962143618" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto studenti picchiare altri studenti e professori che partecipavano ad un voto sull'occupazione dell'università. In nome della liberté.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto altri professori, colleghi di quelli di cui sopra, stare in disparte e osservare la scena compiaciuti. In nome della fraternité.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non si potrà dire che all'università di Toulouse le Mirail non ho imparato niente...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;PS: immagini di Ridley Scott e di Jesse Tseng.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5179674977481549989?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5179674977481549989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5179674977481549989' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5179674977481549989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5179674977481549989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/05/ho-visto-cose.html' title='Ho visto cose...'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SgbWldTFOZI/AAAAAAAAA-0/9WMauLR0oZ8/s72-c/blr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-793580067988829849</id><published>2009-03-25T18:29:00.009+01:00</published><updated>2009-03-25T18:51:15.568+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Ratzingorum</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Scpuh9aU8XI/AAAAAAAAA-M/YYV1n0dG3n8/s1600-h/sd7.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 68px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Scpuh9aU8XI/AAAAAAAAA-M/YYV1n0dG3n8/s200/sd7.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317183839764017522" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La polemica intorno alle parole di Ratzinger sull'uso dei preservativi era un altro degli argomenti su cui non avevo intenzione di scrivere in questo blog. Infatti lo farò, ma solo indirettamente. Ieri ho trovato una &lt;a href="http://temi.repubblica.it/UserFiles/micromega-online/File/stefano_disegni_22_03_09.jpg"&gt;striscia&lt;/a&gt; sulla questione di &lt;a href="http://www.stefanodisegni.it/"&gt;Stefano Disegni&lt;/a&gt;, storico disegnatore di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tango_%28rivista%29"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tango&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_%28periodico%29"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cuore&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, di cui continuo a seguire le gesta su Internet. La striscia in sé non è una delle miglior&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScpuZHlhdMI/AAAAAAAAA-E/c6q6G9jZ1AY/s1600-h/sd5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 164px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScpuZHlhdMI/AAAAAAAAA-E/c6q6G9jZ1AY/s200/sd5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317183687876506818" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;i che Disegni abbia mai fatto. Quello che continua a divertirmi molto, però, è il modo in cui fa parlare Ratzinger. Prima, nelle sue vignette, Ratzinger &lt;a href="http://www.stefanodisegni.it/Vignette.aspx?comicID=333"&gt;parlava&lt;/a&gt; come un personaggio di Sturmtruppen, ma da un po' di tempo a questa parte - immagino da quando che il Vaticano ha deciso di reintrodurre la messa in latino - parla in un latino maccheronico veramente spassoso (si vedano gli esempi che riporto). Il "latino" che può conoscere qualsiasi italiano che ha fatto il liceo. Di latino vero e proprio non c'è quasi niente, sicuramente non la sintassi e molto poco lessico. C'è un po' più di morfologia latin&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScpuNiyAyZI/AAAAAAAAA98/aaauWgixZc4/s1600-h/sd.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 92px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScpuNiyAyZI/AAAAAAAAA98/aaauWgixZc4/s200/sd.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317183489018218898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;a, principalmente nella declinazione nominale (che si limita praticamente a nominativo e accusativo), e nel riprodurre qualche desinenza verbale. In ogni caso, il risultato è molto divertente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-793580067988829849?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/793580067988829849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=793580067988829849' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/793580067988829849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/793580067988829849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/ratzingorum.html' title='Ratzingorum'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Scpuh9aU8XI/AAAAAAAAA-M/YYV1n0dG3n8/s72-c/sd7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6533851247830599868</id><published>2009-03-18T17:12:00.005+01:00</published><updated>2009-03-18T17:22:14.786+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Cattive frequentazioni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScEfpxiItOI/AAAAAAAAA90/La9nY9TT6FA/s1600-h/govber.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 131px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScEfpxiItOI/AAAAAAAAA90/La9nY9TT6FA/s200/govber.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314563837805507810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non capisco. Rimango stupito di fronte alla polemica per le &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/neofascisti/lettera-pd/lettera-pd.html"&gt;foto&lt;/a&gt; che ritrarrebbero alcuni ministri (in particolare Ronchi e La Russa) insieme a esponenti della destra radicale ed estremista e, pare, anche collusi con la mafia. Naturalmente, il PD (o quello che ne resta) è insorto. Eppure mi sembrava di ricordare di aver visto una foto di un po' di tempo fa in cui non uno, né due, né tre, ma diverse decine di ministri posavano allegri insieme al personaggio di destra più impresentabile, estremista, reazionario, oscurantista e colluso con la mafia che l'Italia abbia avuto negli ultimi vent'anni. E mi sono chiesto: perché il PD non è insorto in quell'occasione? Poi, un'illuminazione, la foto che avevo visto era quella ufficiale del quarto governo Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6533851247830599868?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6533851247830599868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6533851247830599868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6533851247830599868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6533851247830599868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/cattive-frequentazioni.html' title='Cattive frequentazioni'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/ScEfpxiItOI/AAAAAAAAA90/La9nY9TT6FA/s72-c/govber.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5865818514693517399</id><published>2009-03-13T21:29:00.004+01:00</published><updated>2009-03-14T15:22:51.300+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Francesi buoni e francesi cattivi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sbu9ahx3wbI/AAAAAAAAA9M/NUYEQG6R-0g/s1600-h/lt.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px; height: 133px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sbu9ahx3wbI/AAAAAAAAA9M/NUYEQG6R-0g/s200/lt.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5313048448855425458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sull'ennesima protesta che scuote le università francese, e di lasciarla passare come un male di stagione. Ieri, però, sono stato costretto ad assistere a una delle solite riunioni di personale in tempo di crisi, di quelle che se non ci vai con lo spirito dell'antropologo che studia una civiltà remota il tuo fegato non ne esce vivo, e proprio quando credi di aver visto tutto i francesi riescono a stupirti ancora. La riunione di ieri portava sulla chiusura dell'università che il rettore aveva decretato per martedì e mercoledì, dopo che lunedì un gruppo di facinorosi aveva invaso l'edificio dell'amministrazione, spaccando porte e muri, nel tentativo di avere un colloquio, si immagina di che natura, con lui. Durante la riunione, un gruppo di studenti ha chiesto insistentemente la parola, e non ringrazierò mai abbastanza il rettore di avergliela data,  perché l'illustrazione delle richieste del "comité de lutte" alla direzione dell'università è stato un momento memorabile. I giovani rivoluzionari in erba che erano presenti dal di fuori erano del tutto uguali a tutti gli altri rivoluzionari che ho visto a qualsiasi latitudine: keffiah, sigaretta (rigorosamente spenta, è vietato fumare) in bocca, barbette incolte per lui, capelli rasta per lei. Eppure, i "jeunes révolutionnaires" sono quanto di più francese si possa immaginare. Ve lo immaginate Lenin che, per fare la rivoluzione, che chiedeva una fotocopiatrice e un ciclostile allo zar, o Fidel Castro che chiedeva agli americani di installargli Internet per poter tenere i contatti con i compagni durante la guerriglia? Perché è proprio questo che i rivoluzionari di "chez nous" fanno. Tra le rivendicazioni del comitato, a parte quelle più deliranti, come il gemellaggio con non si capisce quale università palestinese o la solidarietà ai compagni che si sono "autoridotti" (leggi: sono usciti dal supermercato con i carrelli pieni senza pagare) e sono stati presi dalla polizia, c'erano, appunto, che mantenesse il riscaldamento acceso (forse quella è caduca, oggi c'erano 20 gradi!), che assegnasse al movimento diverse sale nell'università per la tenuta delle loro attività, che gli fornisse una fotocopiatrice e l'accesso alla tipografia dell'università per stampare i volantini, nonché, naturalmente, l'accesso al WiFi. Come dite? Dov'è la coerenza di sfilare, strepitare, spaccare contro l'autorità e contemporaneamente chiedergli di fornirci l'infrastruttura per combatterla?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi rivoluzionari anti-regime, anticapitalisti e mondialisti sono in realtà dei perfetti francesi. In qualsiasi campo, la prima reazione dei francesi, che in realtà dal 1789 non si sono mai liberati fino in fondo della loro monarchia, è quella di chiedere allo Stato-re-mamma-provvidenza di coccolarli, di nutrirli e di sostenerli. Non ci possono fare niente, è più forte di loro. Il loro amore e la loro fiducia nello stato è tale che anche i più estremisti, i più rivoluzionari sotto sotto si sentono sicuri sotto la copertina protettiva dello Stato. E se le leggi dello Stato non ci vanno bene, è solo per un'obnubilazione passeggera. Non c'è dubbio che, quando riaprirà gli occhi, lo Stato ci darà ragione e ci proteggerà. Una delle peggiori offese che si possono fare a qualcuno è trattarlo da "mauvais français". L'etichetta rimanda all'epoca di Vichy, quando si invitavano i veri francesi a denunciare quelli cattivi. Per questo oggi usarla è ancora un tabù. Sono sicuro che molti francesi di destra (che, sia detto per inciso, sono ancora migliori degli italiani, non che ci voglia molto), se potessero, direbbero che i tristi imitatori dei sessantottini delle università di oggi sono dei "mauvais français". Ma si sbaglierebbero. Poche volte in vita mia ho visto manifestare con tanta convinzione e inconsapevole sincerità il proprio spirito "républicain".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5865818514693517399?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5865818514693517399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5865818514693517399' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5865818514693517399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5865818514693517399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/francesi-buoni-e-francesi-cattivi.html' title='Francesi buoni e francesi cattivi'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sbu9ahx3wbI/AAAAAAAAA9M/NUYEQG6R-0g/s72-c/lt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7475275378325927696</id><published>2009-03-10T14:00:00.002+01:00</published><updated>2009-03-10T15:15:12.752+01:00</updated><title type='text'>Una favola e dei numeri</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbZ1oHINB8I/AAAAAAAAA88/sVG1ZTCyhI4/s1600-h/Anna.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 140px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbZ1oHINB8I/AAAAAAAAA88/sVG1ZTCyhI4/s200/Anna.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5311562142498752450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Alcuni brani dell'incipit di una favola scritta da Anna Montermini, 8 anni (nell'originale, prima delle mie correzioni):&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;C'era una volta un re et una regina. Che avevano una figlia. La principessa Anna di Sia [un paese immaginario, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ndr&lt;/span&gt;] figlia di Fabio 3&lt;span style="font-size:100%;"&gt;ter&lt;/span&gt; e Giovanna 1pri che aveva anche un figlio il principe Luigi di Sia. Un giorno la principessa incontro il principe Julio figlio di Roberto 4qua e Tina 2se.&lt;/blockquote&gt;A parte qualche francesismo (con la fatica che abbiamo fatto a farle capire che "e" in francese si scrive "et"!), e qualche accento saltato sui passati remoti, la cosa che mi piace di più è il modo di trascrivere gli ordinali. Nella versione originale manoscritta, l'abbreviazione è chiaramente indicata, sottolineata e all'esponente (vedi immagine). All'inizio, anch'io avevo fatto fatica a capire, poi mi sono reso conto che le abbreviazioni 1pri, 2se, 3ter e 4qua sono altrettanto co&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbZ12fl0DfI/AAAAAAAAA9E/LDz5QTdgrK0/s1600-h/Roberto4qua.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px; height: 40px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbZ12fl0DfI/AAAAAAAAA9E/LDz5QTdgrK0/s200/Roberto4qua.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5311562389583564274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;nvenzionali, e perciò legittime, che le nostre 1° (o 1a), etc. Niente ci obbliga, dal punto di vista logico, a decidere di mettere la fine dell'ordinale anziché l'inizio dopo la cifra per fare l'abbreviazione. Ho guardato, allora i modi di abbreviare gli ordinali nelle altre lingue. In alcuni casi, il modo di abbreviarli è ancora più arbitrario, come in tedesco, dove si aggiunge semplicemente un punto dopo la cifra (1., 2., 3. ...), o in greco, dove corrispondono a delle lettere (A', B', Γ' ...). A pensarci bene è anche il caso dei nostri ordinali scritti in numeri romani (come avrebbe dovuto fare Anna per Fabio III, etc.). Ma nelle altre lingue in cui si abbreviano come in italiano, la parte che segue la cifra è sempre la parte finale dell'ordinale, per esempio, in inglese (1st, 2nd, 3rd ...), in francese (1er, 2ème, 3ème ... o 1e, 2e, 3e ...), in russo (1-ий, 2-oй, 3-ий ...), etc. Sicuramente dipende dal fatto che gli ordinali di numeri non piccoli si formano tutti regolarmente con un suffisso (-&lt;span style="font-style: italic;"&gt;esimo&lt;/span&gt; in italiano, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;-th&lt;/span&gt; in inglese, etc.). Ma per gli ordinali di numeri piccoli (1-10 in italiano, 1-3 in inglese, 1 in francese, etc.) la parte finale non corrisponde a nessun suffisso, e perciò è legittima per funzionare come abbreviazione tanto quanto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pri&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sec&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ter&lt;/span&gt;, etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagini di Anna Montermini&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7475275378325927696?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7475275378325927696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7475275378325927696' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7475275378325927696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7475275378325927696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/abbreviazioni-di-numerali.html' title='Una favola e dei numeri'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbZ1oHINB8I/AAAAAAAAA88/sVG1ZTCyhI4/s72-c/Anna.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-464139920568248861</id><published>2009-03-05T11:41:00.004+01:00</published><updated>2009-03-06T21:23:30.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Lingua e faccine II</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbGFlZIofTI/AAAAAAAAA80/QiKJgpjy0ZY/s1600-h/keppler14.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 146px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbGFlZIofTI/AAAAAAAAA80/QiKJgpjy0ZY/s200/keppler14.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5310172313095273778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel mio ultimo &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/contro-le-faccine-per-la-liberta.html"&gt;post&lt;/a&gt; parlavo dei segni di punteggiatura che sono stati precursori delle emoticons, e dicevo che, mentre quelli erano invenzioni di scrittori perlopiù eccentrici che non hanno attecchito, mentre le emoticons sono pervasive nel linguaggio delle chat e stanno occupando spazi sempre più ampi nella lingua scritta. Vorrei tornare un momento su questo punto e cercare di capire perché. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo punto è strutturale: le emoticons forse non appartengono alla lingua standard, ma non sono, formalmente aberranti. Sappiamo tutti benissimo che la scrittura è nata prima sotto forma di pittogrammi iconici, poi di ideogrammi sempre più astratti e arbitrari, fino all'alfabeto. Delle scritture non alfabetiche esistono ancora nel mondo, e i pittogrammi sono uno degli strumenti di comunicazione più usati al mondo. Le emoticons hanno seguito lo stesso percorso: da massimalmente iconiche (il prototipo è la faccina che ride :-)), a più arbitrarie (si vedano numerosi esempi qui). Ho scoperto, poi, che hanno anche una variazione nello spazio. Secondo &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Emoticon"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;, in Asia la faccina che ride è piuttosto così: (^-^) (molto meno iconica di :-) per me, ma non sono né cinese né giapponese). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il secondo punto è funzionale: le emoticons fanno parte, come i segni di punteggiatura, i titoli, le diverse dimensioni di caratteri, i colori, etc. del &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paratesto"&gt;paratesto&lt;/a&gt;, ossia di quella parte di un testo che non è strettamente linguistica, ma ne permette comunque l'interpretazione. La punteggiatura come la utilizziamo oggi non si è sviluppata che con l'avvento della stampa, alla metà del '400, quando la scrittura alfabetica esisteva da circa 3.500 anni, e la scrittura tout court da circa 5.500 (cosa che risulta evidente quando cerchiamo di leggere un testo latino o medievale originale: noi non ci capiamo niente). Questo significa due cose: primo, che la punteggiatura non è affatto consustanziale alla scrittura, si può benissimo scrivere senza punteggiatura o con una punteggiatura assai diversa dalla nostra. La corrispondenza tra scrittura e punteggiatura è semplicemente un'illusione determinata dalla pervasività della scrittura tipografica nella nostra civiltà. Secondo, che, così come è un'illusione pensare che la scrittura rifletta il parlato, è sbagliato pensare che la punteggiatura rifletta cose che "si sentono" nel parlato. Quando a scuola ci insegnano che una virgola corrisponde a una pausa, non è necessariamente vero. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli elementi del paratesto che corrispondono di più alle emoticons sono i punti come quello interrogativo o esclamativo (i vari punti di ironia, etc., di cui parlavo nel post precedente farebbero parte della stessa categoria). Tutte le sfumature di significato che non possono essere espresse con il punto interrogativo o esclamativo, nei testi normali, sono espresse o con mezzi testuali ("ironicamente potremmo dire che sei molto intelligente") o con altri mezzi paratestuali ("sei molto... intelligente"), non dedicati specificamente a quello. Il problema dei vari punti di indignazione, ironia, etc. è che erano destinati ad apparire in testi tradizionali. Il vero motivo dell'esplosione delle emoticons è il tipo di testi in cui sono comparse, le conversazioni in chat, e in misura minore gli sms e le e-mail. E del posto che questi tipi di testi occupano nella distinzione scritto / parlato. In particolare rispetto a tre parametri, che sono la compresenza o meno degli interlocutori, la simultaneità o non simultaneità tra produzione e percezione e il grado di progettualità. Il parlato tipico implica compresenza degli interlocutori, simultaneità di produzione e percezione e poca progettualità; lo scritto tipico l'inverso: non compresenza degli interlocutori, non simultaneità di produzione e percezione e forte progettualità. Quella che chiamerò, per brevità, la lingua telematica (chat, sms, e-mail) presenta quasi tutte le caratteristiche tipiche del parlato elencate sopra (non la compresenza,ma la  simultaneità e la poca progettualità), ma utilizza un mezzo scritto. Ora, il parlato ha degli strumenti paratestuali adattati alle sue caratteristiche (intonazione, gestualità, espressioni), la lingua telematica avrebbe a disposizione solo il paratesto dello scritto, che non è adeguato a uno scambio simultaneo, in compresenza e con poca progettualità. Ecco perchè ha dovuto dotarsi di nuovi mezzi paratestuali che compensano quelli del parlato, che non sono disponibili. Mezzi paratestuali che timidamente avevano già incominciato a nascere quando lo scritto si era avvicinato di più al parlato (come nel caso di Queneau). Non è un caso, probabilmente, che gli emoticons, in un certo senso "mimino", principalmente, le espressioni del viso, uno dei mezzi paratestuali tipici del parlato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si può dire che il successo delle emoticons è dovuto in parte anche al fatto che la comunicazione telematica è ancora alla sua preistoria. Se ci si pensa, lo scambiarsi messaggini in chat o sms non è particolarmente fantascientifico, e quando in passato si immaginava la comunicazione a distanza del XXI secolo si pensava piuttosto al videotelefono, agli ologrammi, etc. Per ora non sono ancora così sviluppati come la comunicazione telematica scritta. E nessuno scrittore di fantascienza, a mia conoscenza, aveva immaginato che sarebbe nata una nuova forma di trasmissione della lingua, ibrida tra scritto e parlato.&lt;/div&gt;&lt;img style="text-align: justify;float: right; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 10px; cursor: pointer; width: 200px; height: 138px; " src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbGE-dgNyjI/AAAAAAAAA8k/xa2ZbWn_zB8/s200/future_phone01.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5310171644253030962" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una volta nate come elementi paratestuali della lingua telematica, quindi elemento necessario e funzionale alla comunicazione, le emoticons si sono quasi naturalmente sviluppate come elemento espressivo, per cui è normale trovarle oggi nei blog, nelle e-mail e in diverse altre produzioni che dovrebbero essere più vicine, in teoria allo scritto tipico. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;PS: didascalia - l'immagine in alto rappresenta delle emoticons preistoriche pubblicate dal giornale satirico americano &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://goodcomics.comicbookresources.com/2008/10/20/emoticons-from-the-1880s/"&gt;Puck&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; nel 1881. L'immagine del videotelefono è presa dal sito &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://davidszondy.com/future/Living/picturephone.htm"&gt;Tales of Future Past&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-464139920568248861?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/464139920568248861/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=464139920568248861' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/464139920568248861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/464139920568248861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/lingua-e-faccine-ii.html' title='Lingua e faccine II'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SbGFlZIofTI/AAAAAAAAA80/QiKJgpjy0ZY/s72-c/keppler14.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-9194572470358468061</id><published>2009-03-03T15:28:00.009+01:00</published><updated>2009-03-03T21:06:53.368+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Contro le faccine per la libertà &gt;:-(</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sa2Li8KFluI/AAAAAAAAA8M/Rm8BsTPVIAw/s1600-h/041217_sarcasm.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 195px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sa2Li8KFluI/AAAAAAAAA8M/Rm8BsTPVIAw/s200/041217_sarcasm.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309052968119932642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'altro giorno andando a fare la spesa mi sono imbattuto in un programma alla radio (la registrazione è disponibile &lt;a href="http://www.radiofrance.fr/franceinter/em/eclectik/"&gt;qui&lt;/a&gt;) in cui uno, di cui ho appreso dopo che è uno scrittore francese piuttosto in voga in questo momento, &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Charles_Dantzig"&gt;Charles Dantzig&lt;/a&gt;, parlando di Facebook, si lasciava andare all'ennesima giaculatoria contro il linguaggio delle chat, e in particolare contro le "emoticons" (che con Facebook c'entrano come i cavoli a merenda, peraltro). Il tono era il solito tono apocalittico di tutti quelli che si oppongono per ideologia a qualsiasi innovazione linguistica venga da Internet e dai mezzi di comunicazione elettronici in generale. Secondo questo Dantzig, l'esistenza di segni che indicano l'attitudine dello scrivente (in particolare, si parlava di un "punto di ironia", di cui parlerò più dettagliatamente qui sotto) costituisce "una regressione intellettuale terribile" perché chi non è in grado di non cogliere l'ironia in un testo manca di spirito, e quindi non è degno di percepirla. Quello che mi ha colpito, però, è stata soprattutto la sua ultimissima frase, in cui Dantzig ha voluto, nella più pura tradizione francese e con scarso senso della misura, darci una massima degna del miglior Hugo:&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;Avere un punto di ironia è pericoloso per la libertà.&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nientepopodimeno. Veniamo al punto di ironia di cui si parlava nella trasmissione. Secondo Dantzig sarebbe stato inventato da Raymond Queneau. In realtà ho fatto qualche ricerca rapida su Internet, e ho scoperto alcune cose interessanti. Innanzitutto, che il punto di ironia non è stato inventato (e, sembra, neanche utilizzato) da Queneau. Queneau aveva adottato, invece, il &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Autres_signes_de_ponctuation"&gt;punto di indignazione&lt;/a&gt; (¡), che era stato, a quanto pare, inventato da Hervé Bazin nel 1966 insieme ad altri segni di punteggiatura, come il punto di dubbio, di certezza, etc.&lt;br /&gt;Quanto al &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Point_d%27ironie"&gt;punto di ironia&lt;/a&gt;, ne ho scoperti almeno tre. Uno è stato utilizzato proprio da &lt;a href="http://www.castalie.fr/article-18820586.html"&gt;Bazin&lt;/a&gt;, e per lui aveva la forma della lettera greca psi (Ψ) con sotto un punto. Un altro aveva la forma di un punto interrogativo rovesciato (؟) ed era già stato inventato alla fine del XIX secolo, sempre da un francese, un certo Alcanter de Brahm. Infine, l'uso del punto esclamativo rovesciato è stato proposto negli Stati Uniti come &lt;a href="http://www.slate.com/id/2111172"&gt;punto di sarcasmo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Come si vede, il desiderio di marcare l'ironia, e altri sentimenti, con la punteggiatura precede, e di molto, l'avvento dei computer, della lingua delle chat e delle emoticons. Un po' la stessa cosa della tanto vituxata (o dovrei dire "vituperata"?) &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/01/la-veperata-quaestio-di-biperio.html"&gt;x al posto di "per"&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;E con buona pace dei catastrofisti à la Dantzig, addirittura un simbolo che rappresenta iconicamente una faccina che ride risalirebbe alla fine del XIX secolo (l'&lt;a href="http://www.cs.cmu.edu/%7Esef/Orig-Smiley.htm"&gt;emoticon "ufficiale"&lt;/a&gt;, come la conosciamo oggi, sarebbe nata, invece, nel 1982). Qualche tempo fa &lt;a href="http://languagelog.ldc.upenn.edu/nll/"&gt;Language Log&lt;/a&gt; aveva pubblicato alcuni post in merito, e apparentemente nel 1887 il saggista americano &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ambrose_Bierce"&gt;Ambrose Bierce&lt;/a&gt; aveva proposto, in un ironico progetto di riforma della lingua inglese, di introdurre uno "snigger point" (un "punto di sogghignamento"), la cui forma ricorda quella di una bocca sorridente, e, sorpresa, compare nella gamma di simboli del mio Word: ‿. La citazione originale può essere letta &lt;a href="http://itre.cis.upenn.edu/%7Emyl/languagelog/archives/004935.html"&gt;qui&lt;/a&gt;. Ne riporto la traduzione di un brano:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Nella riforma della lingua chiedo di introdurre un miglioramento nella punteggiatura - un punto di sogghignamento, o di risata. E' scritto così ‿ e rappresenta, il meglio possibile, una bocca sorridente. Deve essere aggiunto, insieme al punto, ad ogni frase scherzosa o ironica; o, senza il punto, ad ogni parte scherzosa o ironica di una frase altrimenti seria - come: "Il signor Edward Bok è la più nobile delle creature di Dio ‿."&lt;/blockquote&gt;La novità, rispetto ai segni di punteggiatura che ho citato, è che quelli sono invenzioni di autori per lo più eccentrici e strampalati, che non hanno avuto alcun successo, mentre le emoticons sono pervasive. (Almeno nella lingua di Internet, ma sospetto che non riusciranno ad imporsi tanto facilmente nella lingua scritta tout court). Dimostrano, però, che il desiderio di esprimere sfumature più ampie delle due o tre che permettono i segni di punteggiatura tradizionali non è recente, e va di pari passo con l'evoluzione della lingua e della scrittura. Lo stesso desiderio, d'altra parte, è alla base dell'uso ripetuto del punto esclamativo (!!!) o dell'alternanza di punti esclamativi e interrogativi (?!?!). Le emoticons esprimono allo scritto sfumature e sentimenti che all'orale sono comunque espressi con altri mezzi espliciti (l'intonazione, la gestualità, le espressioni), e scommetto che Dantzig non sottoscriverebbe la frase "Dare un'intonazione ironica alla propria frase è pericoloso per la libertà".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-9194572470358468061?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/9194572470358468061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=9194572470358468061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/9194572470358468061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/9194572470358468061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/03/contro-le-faccine-per-la-liberta.html' title='Contro le faccine per la libertà &gt;:-('/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/Sa2Li8KFluI/AAAAAAAAA8M/Rm8BsTPVIAw/s72-c/041217_sarcasm.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-6353118046969714454</id><published>2009-02-11T17:04:00.003+01:00</published><updated>2009-02-11T17:09:25.695+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Eluana vista dalla Francia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un articolo apparso oggi su &lt;a href="http://www.lemonde.fr/opinions/article/2009/02/11/eluana-et-le-laisser-mourir-par-sandrine-blanchard_1153752_3232.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le Monde&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; parla della vicenda di Eluana Englaro, (che, perdinci, ha anche un &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/11/hinacosa.html"&gt;cognome&lt;/a&gt;!) e della tempesta politica che ha scatenato. Ne traduco alcuni brani per farne beneficiare anche chi non legga il francese. Non ne usciamo bene.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;La Francia  ha legalizzato l’eutanasia. Non stupitevi, avete letto bene. Guardate quello che è successo in Italia. Silvio Berlusconi, sostenuto dalla Chiesa cattolica e dal Vaticano ha scatenato una tempesta politica per evitare che Eluana Englaro – una donna di 38 anni in coma vegetativo irreversibile in seguito ad un incidente stradale avvenuto nel 1992 – potesse beneficiare di una “morte dolce”. Da diciassette anni la vita di questa donna dipendeva soltanto dalla sonda che la alimentava e la idratava.&lt;br /&gt;Il 6 febbraio, in accordo con la famiglia, i medici hanno “staccato la spina” ad Eluana e le hanno somministrato dei sedativi perché se ne andasse senza soffrire. Si è spenta lunedì 9 febbraio. Suo padre, dopo dieci anni di battaglie giuridiche, aveva ottenuto, nel novembre del 2008, una sentenza della Corte di cassazione italiana che autorizzava a lasciar morire la donna, cioè ad interrompere la sua alimentazione artificiale.&lt;br /&gt;“Lasciar morire”, non vi dice qualcosa… E’ esattamente quello che è stato istituito in Francia dalla legge Léonetti del 22 aprile 2005 dopo vari mesi di discussione con rappresentanti del mondo della salute, storici, filosofi, giuristi e… religiosi. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E’ ascoltando quello che si dice in Italia che si misura l’importanza del passo che è stato fatto in Francia nel trattamento della fine della vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Eutanasia inaccettabile”, tuona Benedetto XVI, “omicidio” rincara la dose il ministro della sanità, “crudeltà” dice Berlusconi. E’ in nome della “dignità” e del “rispetto della vita dalla concezione alla sua fine naturale” che la Chiesa cattolica ha cercato di far sì che Eluana continuasse ad essere alimentata.&lt;br /&gt;Ma di che dignità stiamo parlando? […]&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In Italia la vita sembra appartenere alla Chiesa, a Dio, “solo padrone della vita e della morte”&lt;/span&gt;, e poco importa la decisione della giustizia di autorizzare a staccare la spina ad Eluana, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;e poco importa il rispetto di quanti non hanno la fede&lt;/span&gt;. L’eutanasia è evocata a sproposito in quella che è una prova di umanità. “Sono un vecchio medico che si è sempre preoccupato di salvare delle vite umane. Ma ora faccio una cosa giusta. Aiuto una persona a compiere le sue ultime volontà, una persona senza difesa che è stata tradita da tutti tranne da suo padre e pochi altri”, ha spiegato il medico di Eluana. Se la vita ha un senso, qual era quello della vita di Eluana? La sua vera vita si è fermata su una strada il 18 gennaio 1992.&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-6353118046969714454?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/6353118046969714454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=6353118046969714454' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6353118046969714454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/6353118046969714454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/02/eluana-vista-dalla-francia.html' title='Eluana vista dalla Francia'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5232653906030687231</id><published>2009-02-09T13:43:00.004+01:00</published><updated>2009-02-09T13:49:24.765+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Scopriamo dove ha la spina e stacchiamogliela!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per chi non leggesse regolarmente la &lt;a href="http://www.repubblica.it/2003/k/rubriche/cartacanta/9-febbra/9-febbra.html?ref=hprub"&gt;rubrica&lt;/a&gt; di Marco Travaglio su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Io mi metto nei panni di un padre. Se uno dei miei figli fosse vivo e anche con un bell'aspetto, mi dicono, con delle funzioni come il ciclo mestruale attivo, con la capacita' di potersi svegliare e passare dal sonno ad un'altra fase, con un cervello che trasmette ancora segnali elettrici, io non me la sentirei proprio di staccare la spina...(...). A me sembra che non ci sia altro che la volontà di togliersi da mezzo una scomodità. Tutto qui. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Credo che la vita però sia più importante&lt;/span&gt;...."&lt;br /&gt;(Silvio Berlusconi, Agi, 7 gebbraio 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Se si chiede a un cittadino di esprimersi su questi argomenti, credo che la prima, istintiva, reazione, sia di guardare alle proprie personali esperienze o di immedesimarsi in quelle degli altri. Per quanto mi riguarda, c'è un'esperienza personale che mi fa riflettere. Ho avuto un aborto terapeutico, molti anni fa. Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l'aiuto dei medici, che cosa potevo fare, che cosa fosse più giusto fare. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;(Veronica Berlusconi, &lt;a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/04_Aprile/08/veronica.shtml"&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;, 8 aprile 2005)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5232653906030687231?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5232653906030687231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5232653906030687231' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5232653906030687231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5232653906030687231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/02/scopriamo-dove-ha-la-spina-e.html' title='Scopriamo dove ha la spina e stacchiamogliela!'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-1335159047149896331</id><published>2009-02-02T12:44:00.007+01:00</published><updated>2009-02-03T01:32:39.032+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>A cosa servono i dizionari di neologismi?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SYdYgmd49lI/AAAAAAAAA78/96P71S4NX1s/s1600-h/suffpol.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 61px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SYdYgmd49lI/AAAAAAAAA78/96P71S4NX1s/s200/suffpol.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298300803729651282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al di là dell'aspetto folkloristico e che (forse) appassiona il grande pubblico, mi viene da interrogarmi sull'interesse, non solo scientifico, ma anche storico e documentario, di un'operazione come la pubblicazione, da parte dell'Istituto Treccani, del volume &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_02/paolo_conti_zidanate_nuove_parole_8d80bb32-f0f2-11dd-b48f-00144f02aabc.shtml"&gt;Neologismi. Parol&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_02/paolo_conti_zidanate_nuove_parole_8d80bb32-f0f2-11dd-b48f-00144f02aabc.shtml"&gt;e nuove dai giornali&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, curato dai due linguisti mediatici Giovanni Adamo e Valerio Della Valle. I dizionari di neologismi, in italiano e nelle altre lingue, sono sempre esistiti. A quanto ne so, per l'italiano il primo è stato il &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;Dizionario moderno&lt;/span&gt; di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Panzini"&gt;Alfredo Panzini&lt;/a&gt;, edito nel 1905. Gli stessi Adamo e Della Valle ne hanno curati almeno altri due, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;a href="http://www.olschki.it/Plus/htm/2003/52888/52888.htm"&gt;Neologismi quotidiani&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;a href="http://www.sperling.it/scheda/978882003971"&gt;Duemilasei parole nuove&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Il problema è che oggi i dizionari come quello che sta per uscire, al di là dell'operazione commerciale, rischiano di essere inutili e immediatamente obsoleti. Il dizionario in questione contiene, apparentemente, circa 4.000 entrate. Non so quanto gli autori abbiano messo a raccoglierle, ma penso che in qualche giorno sarebbe possibile raddoppiarne o triplicarne il numero facendo qualche ricerca mirata e ben fatta su Google. L'uso del Web come corpus per gli studi di linguistica, e in particolare di lessicografia, è un tema ampiamente dibattuto tra i linguisti (alcuni esempi &lt;a href="http://w3.erss.univ-tlse2.fr/textes/pagespersos/montermini/JFLS07.pdf"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://clic.cimec.unitn.it/marco/publications/WAC-LuedelingEvertBaroni.pdf"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://wackybook.sslmit.unibo.it/"&gt;qui&lt;/a&gt;). L'idea più diffusa è che Internet non è certamente un corpus ottimale, ma, per così dire, compensa le sue falle con l'enorme numero di dati che mette a disposizione. E' comunque un corpus assai più ricco e diversificato di quello dei 57 giornali presi in esame del dizionario in questione. Non solo, ovviamente, tutti i giornali sono presenti praticamente per intero nel Web, ma in esso abbiamo accesso anche a una marea di usi 'spontanei' da parte di utenti anonimi, ma le cui creazioni sono altrettanto degne di entrare in un dizionario di parole nuove che quelle dei giornali. Un esempio concreto di come l'utilità di questo dizionario sia dubbia. Secondo l'autore dell'articolo del &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;Corriere&lt;/span&gt; che ne annuncia l'uscita: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;Berlusconi batte Veltroni venti a diciotto. Il presidente del Consiglio, tra il 1998 e il 2008, ha regalato alla lingua italiana venti nuove parole derivate dal suo cognome, due in più del segretario del Pd. &lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Già mi permetto di far notare che, proprio per scrivere il mio ultimo &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/01/buon-obamarted.html"&gt;post&lt;/a&gt;, avevo trovato 41 parole (e mi ero limitato alle parole suffissate, escludendo perciò quelle prefissate e i composti) derivate da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Obama&lt;/span&gt;, il doppio, quindi, di quelle che Adamo e Della Valle hanno trovato per &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Berlusconi&lt;/span&gt;, e non in dieci anni, ma in un paio d'ore. La tecnica è semplice: mi è bastato prendere una lista abbastanza completa dei suffissi dell'italiano e cercare sistematicamente se sul Web fosse attestata una parola derivata da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Obama&lt;/span&gt; con quel suffisso. Certo, in alcuni casi non ho trovato che una o due attestazioni, ma in altri se ne trovano diversi milioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho voluto provare a fare una cosa simile con il dizionario di neologismi pubblicizzato con tanta pompa dal &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Corriere&lt;/span&gt;. La maggior parte delle parole esemplificate nell'articolo sono derivate da nomi di politici. Per esempio, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Berlusconi&lt;/span&gt; darebbe &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=berlusconeide&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;berlusconeide&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=berlusconite&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;berlusconite&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, mentre &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Veltroni&lt;/span&gt; darebbe &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=veltronata+AND+veltronate&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;veltronata&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=veltronizzare+AND+veltronizza+AND+veltronizzato&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;veltronizzare&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Ma perché non, per dire, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=veltroneide&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;veltroneide&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;o &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=berlusconata+AND+berlusconate&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;berlusconata&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;? In realtà, non è che queste parole non esistano. Perlomeno sono parole possibili e comprensibilissime. Se non sono nel dizionario, è perché gli autori non le hanno trovate nei 57 giornali che hanno consultato, o non rientrano nei loro criteri (non sono apparse in un numero sufficiente di volte). Ho preso perciò tutti i nomi di politici citati nell'articolo come fonti di neologismi. Ce n'erano dieci, ma ho escluso Fini e Casini perché i loro nomi davano troppo spesso parole ambigue (per esempio la malattia di Fini sarebbe la &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;finite&lt;/span&gt; e un seguace di Casini un &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;casinista&lt;/span&gt;), ma ho aggiunto due &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;bonus&lt;/span&gt; che a occhio (o a orecchio) erano potenzialmente forieri di numerosi neologismi: Gelmini e Alemanno. Dopodiché ho preso quasi tutti i suffissati e i composti che erano esemplificati per uno solo o due dei nomi di politici in questione, e ho cercato sistematicamente se esistessero anche con gli altri. Il risultato è la tabella riportata all'inizio del post. Più una casella è scura, più è alto il numero di attestazioni che ho trovato su Google (le caselle viola, ad esempio, rappresentano le parole con più di un milione di attestazioni). Le lacune (le parole non attestate) sono rappresentate dalle caselle bianche. Come si vede, ce ne sono solo quattro (&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Gelmini-dipendente&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Alemanno-dipendente&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;debrunettizzazione&lt;/span&gt; e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;dealemannizzazione&lt;/span&gt;). In totale le parole elencate nell'articolo, da cui sono partito, erano 14 (sono marcate con un punto nero nella tabella). Tutte le possibili combinazioni basi/affissi ne davano potenzialmente 110, di cui 106 sono effettivamente attestate sul Web. Se il dizionario che sta per uscire ha circa 4.000 entrate, facendo le proporzioni, dovrebbe essere possibile, avendo i mezzi, realizzare un dizionario di almeno 32 mila voci (tanto per dare un'idea, un dizionario come lo Zingarelli ne contiene circa 150 mila).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-1335159047149896331?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/1335159047149896331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=1335159047149896331' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1335159047149896331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1335159047149896331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/02/cosa-servono-i-dizionari-di-neologismi.html' title='A cosa servono i dizionari di neologismi?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SYdYgmd49lI/AAAAAAAAA78/96P71S4NX1s/s72-c/suffpol.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-482281169831333760</id><published>2009-01-20T10:46:00.007+01:00</published><updated>2009-01-20T23:27:11.044+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Buon obamartedì!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXZPK_Bom8I/AAAAAAAAA6E/NwOuBIVrq9A/s1600-h/obamaf.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 198px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXZPK_Bom8I/AAAAAAAAA6E/NwOuBIVrq9A/s200/obamaf.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293505462156172226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quante parole si possono creare a partire da una sola? Considerando tutti i procedimenti attivi nelle lingue occidentali di cultura, tra affissazione, composizione, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parola_macedonia"&gt;parole macedonia&lt;/a&gt;, etc., parecchie. Se poi la parola è una parola universale, come&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; il nome del &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barack_Obama"&gt;44° presidente degli Usa&lt;/a&gt;, che giura oggi, il numero delle parole possibili è moltiplicato per il numero delle lingue che la adottano. Se poi, ancora, la parola ha una struttura semplice (un'alternanza perfetta di vocali e consonanti) come &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Obama&lt;/span&gt;, le possibilità di essere manipolata sono praticamente infinite. Questo &lt;a href="http://www.urbandictionary.com/"&gt;dizionario on-line&lt;/a&gt; elenca circa 180 parole costruite a partire da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Obama&lt;/span&gt;, e altre 70 a partire da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Barack&lt;/span&gt;. La parte del leone, come è prevedibile in inglese, la fanno le parole composte e le parole macedonia. Alcune sono parecchio cattive, come &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=obama+bin+biden"&gt;Obama bin Biden&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; o &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=obamafia"&gt;obamafia&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Le mie preferite sono &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=obamagasm"&gt;obamagasm&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=obamessiah"&gt;obamessiah&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=obambi"&gt;Obam&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 144px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXZPRm25tHI/AAAAAAAAA6M/pk8rjIMmLL0/s200/obamania.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293505575927788658" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=obambi"&gt;bi&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una curiosità: per definire la venerazione nei confronti di Obama in inglese si &lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamadolatry&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;amp;lr="&gt;preferisce &lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamadolatry&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;amp;lr="&gt;obamadolatry&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (120 mila attestazioni su Google) a &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamalatry&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr="&gt;obamalatry&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (3.200 attestazioni) &lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamolatry&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr="&gt;o &lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamolatry&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr="&gt;obamolatry&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (78 attestazioni), che sarebbero state filologicamente - diciamo - più corrette. Evidentemente, la frequenza della parola-leader &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;idolatry&lt;/span&gt; ha fatto sì che l'elemento greco -&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;latry&lt;/span&gt; non fosse più riconosciuto come tale. Tuttavia, la parola preferita per definire il concetto &lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamamania&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr="&gt;resta &lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamamania&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr="&gt;obamamania&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (700 mila attestazioni, con la variante &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamania&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr="&gt;obamania&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, 360 mila attestazioni).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho voluto fare, però, anche una ricerca sull'italiano. In italiano &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamamania&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;obamamania&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (7.000 attestazioni) è superata sia da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamomania&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;obamomania&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (8.000) che da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;amp;q=obamania&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;lr=lang_it"&gt;obamania&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (9.600). Altre parole costruite con radici greche che ho trovato sono &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;obamologo&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;obamofilo&lt;/span&gt; e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;obamopoli&lt;/span&gt;. Per quanto riguarda i suffissi, invece, finora ho reperito 41 parole suffissate a partire da &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Obama&lt;/span&gt;. L'elenco in ordine alfabetico è questo: &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;obamamente, obamamento, obamano, obamare, obamario, obamaro, obamasco, obamata, obamato, obamazione, obamazzo, obameggiare, obameide, obamello, obamense, obamesco, obamese, obamesimo, obamessa, obametto, obamevole, obamiade, obamiano, obamico, obamide, obamino, obamismo, obamista, obamissimo, obamistico, obamita, obamità, obamite, obamizzare, obamognolo, obamone, obamoso, obamotto, obamozzo, obamuccio, obamuncolo&lt;/span&gt;. Ogni aggiunta a questo piccolo dizionarietto obamiano è la benvenuta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-482281169831333760?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/482281169831333760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=482281169831333760' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/482281169831333760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/482281169831333760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/01/buon-obamarted.html' title='Buon obamartedì!'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXZPK_Bom8I/AAAAAAAAA6E/NwOuBIVrq9A/s72-c/obamaf.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-1243961111522155768</id><published>2009-01-16T21:39:00.007+01:00</published><updated>2009-01-16T22:56:02.690+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Affiumaggio d'emergenza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXEAcPpYqJI/AAAAAAAAA4c/L3IAkujRxxM/s1600-h/26488516.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 120px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXEAcPpYqJI/AAAAAAAAA4c/L3IAkujRxxM/s200/26488516.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5292011522373494930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se toccare il suolo a terra si dice &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;atterrare&lt;/span&gt;, sul mare si dice &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;ammarare&lt;/span&gt;, sulla luna &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;allunare&lt;/span&gt;, come si dice quando un aereo è costretto a &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/aereo-fiume-hudson/aereo-fiume-hudson/aereo-fiume-hudson.html"&gt;posarsi&lt;/a&gt; su un fiume? Ho scoperto così che il verbo &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;affiumare&lt;/span&gt; esisteva già nel gergo dei piloti di idrovolanti. Su Google si trovano infatti quasi 40 attestazioni di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=affiumare&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;affiumare&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; e oltre 200 di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=affiumaggio&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;affiumaggio&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Mi aspettavo che il verbo avrebbe avuto più successo. In realtà, se si cerca &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=affiumaggio+hudson&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;affiumaggio + Hudson&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; si hanno solo cinque risposte, mentre se ne hanno oltre 9.000 per &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=atterraggio+hudson&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;atterraggio + Hudson&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; e 1.950 per &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=ammaraggio+hudson&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;ammaraggio + Hudson&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Sembra esserci cioè una certa gerarchia: &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;atterrare&lt;/span&gt; significa semplicemente 'posarsi su una superficie', &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;ammarare&lt;/span&gt; è disponibile se la superficie è fatta d'acqua, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;affiumare&lt;/span&gt; se si vuole essere più precisi. Purtroppo, non ho un dizionario etimologico disponibile, e non saprei dire quando e da chi è stato inventato il verbo &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;ammarare&lt;/span&gt; (per il francese il &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://atilf.atilf.fr/tlf.htm"&gt;Trésor de la Langue Française&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; data &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;amerrir&lt;/span&gt; al 1928), ma ho il sospetto che si tratti di una creazione d'autore o di una parola del gergo degli aviatori, perché il verbo atterrare sarebbe stato sufficiente ad esprimere il concetto. In fondo, si può &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;accoltellare&lt;/span&gt; qualcuno con un taglierino, un paio di forbici, una lima, un pezzo di vetro e chi più ne ha più ne metta; e gli inglesi non parlano forse di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;water landing&lt;/span&gt;? &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E per finire, come si dice atterrare su &lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=ammartaggio&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;Marte&lt;/a&gt;, su &lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=avveneraggio&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;Venere&lt;/a&gt;, su &lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=aggiovaggio&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;Giove&lt;/a&gt; o su &lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=assaturnaggio&amp;amp;btnG=Cerca&amp;amp;meta="&gt;Saturno&lt;/a&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-1243961111522155768?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/1243961111522155768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=1243961111522155768' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1243961111522155768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/1243961111522155768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/01/affiumaggio-demergenza.html' title='Affiumaggio d&apos;emergenza'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SXEAcPpYqJI/AAAAAAAAA4c/L3IAkujRxxM/s72-c/26488516.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-8908707974606166853</id><published>2009-01-14T14:51:00.002+01:00</published><updated>2009-01-14T15:29:18.072+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anni di piombo'/><title type='text'>Voltare la pagina?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' già la seconda volta in pochi mesi che i partigiani del volemose bene sugli anni di piombo possono rallegrarsi. Dopo il provvido &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/10/santa-carla-facci-la-grazia.html"&gt;intervento&lt;/a&gt; di Carlà per salvare le sorti di Marina Petrella, il ministro della giustizia brasiliano ha rifiutato l'estradizione a Cesare Battisti. Un interessante articolo sulle ragioni di questo voltafaccia brasiliano è disponibile sul sito di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/battisti-brasile/ciai-commento/ciai-commento.html"&gt;Repubblica&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. L'articolo attribuisce a Tarso Genro (il ministro in questione) l'idea secondo cui "gli apparati illegali di repressione che agirono in Italia alla fine degli anni Settanta e che erano legati alla mafia e alla Cia sono ancora intatti". Fin qui, nessuna rivelazione spettacolare, se non che svariati milioni di italiani non avevano aspettato i brasiliani per accorgersene". L'esistenza di questi apparati costituirebbe un rischio per la vita di Battisti. Questa seconda affermazione, invece, mi lascia esterrefatto: cosa gliene può fregare alla mafia, ai servizi segreti e alla Cia di far fuori uno pseudo-scrittore di romanzi noir che abita in Francia da vent'anni? Negli anni Settanta, con la scusa di contrastare il capitalismo delle multinazionali, le BR ammazzavano decine di poveracci e gente perbene; nel 2009, ancora una volta, con la scusa di far dispetto a fantomatici poteri occulti, si fa soprattutto dispetto alle migliaia di italiani onesti che vorrebbero veramente chiudere la pagina del terrorismo. Il tema del "voltare la pagina" è, peraltro, nella sua versione distorta, uno dei cavalli di battaglia dei fautori dell'amnistia. Poco fa su &lt;a href="http://www.france-info.com/spip.php?article237437&amp;amp;theme=14&amp;amp;sous_theme=16"&gt;France Info&lt;/a&gt; ho sentito la dichiarazione dell'ex avvocatessa francese di Battisti Irène Terrel:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;Questo episodio mostra bene ancora una volta che occorre saper voltare le pagine della storia, e che nella misura in cui l'Italia oggi potrebbe cominciare a fare una lettura politica di questi avvenimenti, ossia abbandonare, direi, lo stretto piano giudiziario e fare una lettura insieme storica e politica di quello che è successo, penso che se questo potrà aiutare a fare quella lettura è un'ottima cosa. Sul piano umano, e insieme sul piano politico e storico è una decisione che, a mio avviso, ha un senso.&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La signora Terrel ha perfettamente ragione sul fatto che gli anni di piombo dovrebbero essere consegnati agli storici, alcuni dei quali, mi risulta, se ne stanno occupando da diversi anni. Quando però si sostiene che l'analisi storica e politica dovrebbe necessariamente risolversi con un'amnistia, il senso dell'equazione mi sfugge. Il fatto che la Seconda Guerra Mondiale appartenga alla storia non ha impedito, in anni recenti, la condanna di ex gerarchi nazisti per i loro crimini. Il desiderio di voltare la pagina che manifestano gli ex brigatisti è, invece, decisamente a senso unico. Quello che chiedono, senza chiamarlo con il loro nome, non è un consegnare quegli eventi alla storia, ma è un perdono. Se volessero davvero voltare pagina, desidererebbero far parte di quella società che trent'anni fa cercavano di abbattere e di quella comunità da cui si erano autoesclusi. In quella società chi uccide deve assumere le responsabilità dei suoi atti. Lo hanno fatto diversi ex brigatisti che, piano piano, come è giusto che sia, stanno uscendo dalle carceri e si stanno reinserendo nella società, che con le loro testimonianze e ricordi contribuiscono a quel dibattito storico di cui la signora Terrel invoca la necessità. Almeno per rispetto nei confronti dei loro ex compagni che non hanno avuto il tempo o la voglia di scappare in Francia o altrove, sarebbe più dignitoso che Battisti e gli altri, se vogliono un perdono senza condizioni, lo chiamassero con il suo nome.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-8908707974606166853?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/8908707974606166853/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=8908707974606166853' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8908707974606166853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8908707974606166853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2009/01/voltare-la-pagina.html' title='Voltare la pagina?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-2224565612713156083</id><published>2008-12-19T13:49:00.003+01:00</published><updated>2008-12-19T14:07:47.739+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Natale'/><title type='text'>Ils sont fous ces cathos!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A mezzanotte del 24 dicembre sarò probabilmente alla terza fetta di panettone, e non sarò a casa mia. Peccato, perché se ci fossi non mi perderei il "Grand bêtisier de noël" e il successivo concerto di Michel Sardou che TF1 trasmetterà al posto della &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_19/no_messa_natale_francia_vaticano_protesta_e0b4ea1c-cdc5-11dd-af32-00144f02aabc.shtml"&gt;messa di Natale&lt;/a&gt; celebrata da Benedetto XVI. Il Vaticano si è offuscato, qualificando la cosa come un "segno di superficialità". TF1 è una tv privata. Il motivo vero è che devono aver calcolato che la messa di Natale in tv non la guarda quasi nessuno. La cosa consolante, però, è che, essendo la Francia un paese veramente laico, lasciano offuscare il Vaticano e continuano a guardarsi il "Grand bêtisier de noël" e i concerti di Michel Sardou, a differenza di quanto succederebbe in Italia. Ogni tanto è bello accorgersi che in fondo anche i francesi qualcosa di buono ce l'hanno. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A proposito, chi proprio non riesce a rinunciare alla messa di mezzanotte via etere potrà sempre godersela sulla rete cattolica &lt;a href="http://www.ktotv.com/"&gt;KTO&lt;/a&gt; (la cui esistenza ho scoperto ora). In francese gli accorciamenti sono molto comuni, e visto che K si pronuncia "ka" in francese, KTO si pronuncia "catò", come &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;catho&lt;/span&gt;, che sta familiarmente per &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;catholique&lt;/span&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-2224565612713156083?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/2224565612713156083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=2224565612713156083' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/2224565612713156083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/2224565612713156083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/12/ils-sont-fous-ces-cathos.html' title='Ils sont fous ces cathos!'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5829703202900998382</id><published>2008-12-11T22:16:00.006+01:00</published><updated>2008-12-12T09:56:42.457+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><title type='text'>Il PD e l'università</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che il governo sia andato &lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-2009/governo-battuto/governo-battuto.html"&gt;sotto&lt;/a&gt; sulla norma per il rientro dei cervelli contenuta nel decreto Gelmini è in sé una buona notizia. Verrebbe da dire che per una volta, anche se apparentemente per le eccessive assenze sui banchi della maggioranza in commissione Esteri, l'opposizione ha fatto il suo lavoro. Purtroppo, la festa è un po' rovinata dalle dichiarazioni che gli esponenti del PD hanno reso, che definire inquietanti è dir poco. Si veda, ad esempio, cosa ha affermato l'on. Corsini, che passerà alla storia principalmente per essere stato il sindaco di Brescia e per avermi dato 27 all'esame di storia moderna, secondo i &lt;a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/200812/1210/pdf/03.pdf"&gt;verbali&lt;/a&gt; della Camera:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;le disposizioni del provvedimento sembrano incoraggiare tecniche di aggiramento delle procedure concorsuali italiane, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;assai più rigorose di quelle previste all'estero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;D'altra parte, sempre nell'articolo di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt; citato prima, veniva citato Vincenzo Cerami, ministro ombra dei Beni Culturali, secondo cui:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli studenti pagano l'onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella (la Gelmini) deve sapere che nel &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;quasi cento per cento&lt;/span&gt; dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carrieristico.&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che l'università italiana sia in uno stato pietoso è indubbio. Ma penso che le caricature non servano a nessuno. Almeno avesse detto l'80, il 90%, ma se si dice che praticamente la totalità della produzione universitaria italiana è da buttare nel cestino si ha l'aria di una persona seria, e soprattutto si manifesta rispetto per l'università e per le sue chances di uscire dall'impasse? Gli studenti, dal canto loro, pagano onerose rette per avere, dopo 3 o 5 anni, un pezzo di carta, altrimenti non si spiegherebbe il proliferare di libere università di Noantri, università telematiche, on-line, etc. Quello per cui dovrebbero pagare la retta, se l'università funzionasse secondo la sua vocazione, sarebbe una formazione di qualità attraverso e alla ricerca. Almeno, questo è quello a cui serve l'università in tutti gli altri paesi avanzati. Pensare all'università come ad un superliceo dove i migliori professori sono ottimi pedagoghi e ricercatori mediocri (sempre che la miscela sia possibile) mostra, nella migliore delle ipotesi, che non si è mai visto come si lavora in una vera università che funziona, e questo, per un ministro ombra ai Beni Culturali, non è consolante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se la stima che i dirigenti del PD hanno per il mondo accademico è quella che traspare da queste dichiarazioni, l'università ha poco da sperare, anche nel remoto caso che riuscissero ad andare al governo in un futuro prossimo...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5829703202900998382?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5829703202900998382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5829703202900998382' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5829703202900998382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5829703202900998382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/12/il-pd-e-luniversit.html' title='Il PD e l&apos;università'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-78014667922761028</id><published>2008-12-01T22:15:00.004+01:00</published><updated>2008-12-01T22:58:19.626+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Effetto manàgment</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per rimanere in tema di &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/11/che-fine-ha-fatto-lo-wham-scemo.html"&gt;anglismi&lt;/a&gt; in italiano, nella sua &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Rasista-mi-Ma-se-le-l%FC-che-le-negher%21/2049252/18"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bustina di Minerva&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; di un paio di settimane fa Umberto Eco, commentando la gaffe berlusconiana dell'abbronzatura di Obama, elencava alcuni comportamenti sucettibili di coprire di ridicolo il malcapitato che li adotti in certi ambienti. Molti degli esempi riportati riguardano espressioni o modi di dire che rischiano di far apparire 'out' soprattutto negli ambienti intellettuali. Sospetto che tra gli scopi maligni di Eco ci sia anche quello di farci sentire tutti un po' out. Alzi la mano chi può dirsi completamente immune dai comportamenti che Eco elenca come stigmatizzatori in "certi ambienti". Io, per esempio, lo ammetto, dico "Università di Harvard", pur sapendo bene che Harvard non è una città (ma non vedo proprio come potrei dire altrimenti, e poi a me viene anche da dire "Università della Sorbona"). La frase che mi ha stupito, però, è soprattutto l'idea secondo cui "in certi ambienti una persona che dice 'manàgment' è immediatamente connotata in senso negativo". Ovviamente, non frequento gli ambienti in questione, ma mi ignoravo che la pronuncia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manàgment &lt;/span&gt;(con l'accento sulla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a&lt;/span&gt;) fosse particolarmente frequente. Normalmente, in italiano, una parola che ha un aspetto straniero (grosso modo, che finisce per consonante) tende ad essere sdrucciola, cioè pronunciata con l'accento sulla terzultima sillaba (se ne ha una, ovviamente). E' quello che con i miei colleghi ho ribattezzato il "Benetton effect", per cui, appunto, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Benettòn&lt;/span&gt; diventa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bènetton&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gorbaciòv&lt;/span&gt; diventa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gòrbaciov&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Schumàcher&lt;/span&gt; diventa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Schùmacher&lt;/span&gt;. Mi ricordo ancora l'insistenza del mio professore di inglese al liceo nel cercare di convincerci a dire &lt;span style="font-style: italic;"&gt;compònent&lt;/span&gt; invece di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;còmponent&lt;/span&gt;. Chi sia digiuno di inglese avrebbe tendenza piuttosto a pronunciare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mànagement&lt;/span&gt;, mi sembra, riproducendo questa volta, casualmente, l'accento originale. Senza contare che chiunque può collegare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;management &lt;/span&gt;a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manager&lt;/span&gt; che nessuno, a mia conoscenza, pronuncia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manàger&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-78014667922761028?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/78014667922761028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=78014667922761028' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/78014667922761028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/78014667922761028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/12/effetto-mangment.html' title='Effetto manàgment'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7111545517166897382</id><published>2008-11-28T15:05:00.003+01:00</published><updated>2008-11-28T16:50:29.069+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Che fine ha fatto lo Wham! scemo?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo post mi dà l'occasione per segnalare un'operazione benemerita. Per noi che abitiamo all'estero e che non vogliamo spendere il triplo di quello che spenderemmo in Italia per comperare il giornale, il sito della &lt;a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000643"&gt;Feltrinelli&lt;/a&gt; pubblica regolarmente, con qualche giorno di ritardo, l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Amaca&lt;/span&gt; che Michele Serra scrive quotidianamente su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;. In &lt;a href="http://www.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=10339"&gt;quella&lt;/a&gt; di qualche giorno fa, ho letto la frase seguente:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;un armamentario ideologico da trucidi bigotti compete negli headline del pianeta con le parole dei capi di Stato&lt;/blockquote&gt;Quello che mi ha colpito è l'uso di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;headline&lt;/span&gt; al maschile. Io lo avrei messo al femminile. Il motivo, suppongo è che l'assegnazione del genere delle parole inglesi, e straniere in genere, in italiano si fa per affinità con la parola italiana corrispondente. Per me &lt;span style="font-style: italic;"&gt;line&lt;/span&gt; (e di conseguenza &lt;span style="font-style: italic;"&gt;headline&lt;/span&gt;) è femminile come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;linea&lt;/span&gt;. Suppongo, ma non ne ho la certezza, che per Serra sia maschile perché, nella frase in questione, corrisponde a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;titolo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Questo mi ha ricordato una discussione che ho avuto tempo fa con la mia collega Anna Thornton, una delle maggiori esperte di assegnazione del genere in italiano, secondo cui &lt;span style="font-style: italic;"&gt;call for papers&lt;/span&gt; (l'invito a presentare articoli ad una conferenza) sarebbe femminile (perché assimilabile a "chiamata"), mentre io lo 'sentivo' maschile.&lt;br /&gt;Per tornare a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;headline&lt;/span&gt;, sono andato a guardare su Internet se è, in italiano, maschile o femminile, cercando tutte le occorrenze in cui è preceduto da un articolo determinativo o indeterminativo o una preposizione articolata. La variante preferita - 14.000 occorrenze su Google - è quella con elisione della vocale finale dell'articolo (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'headline&lt;/span&gt;), che non ci dice niente perché è ambigua tra maschile e femminile. Stranamente, però, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;headline&lt;/span&gt;, che per me inizia inequivocabilmente per vocale in italiano, può comportarsi come una parola che incomincia per consonante e prendere l'articolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;lo&lt;/span&gt; o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la&lt;/span&gt; senza elisione (ma questa sarebbe un'altra storia...). In questo caso, i risultati che ho avuto su Google sono i seguenti:&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;singolare: maschile (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;lo headline&lt;/span&gt;) - 100 / femminile (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la headline&lt;/span&gt;) - 1.830&lt;br /&gt;plurale: maschile (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;gli headline&lt;/span&gt;) - 8.738 / femminile (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le headline&lt;/span&gt;) - 7.124&lt;br /&gt;Al singolare non c'è storia: Montermini batte Serra 18 a 1. Per gli italiani (almeno quelli che scrivono su Internet) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;headline&lt;/span&gt; è femminile. Al plurale, però, come nella frase di Serra, il maschile è preferito. Una possibile spiegazione è che, apparentemente, esiste un gruppo musicale che si chiama &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Headline&lt;/span&gt; che, come tutti i gruppi è maschile (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i Beatles&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;i Rolling Stones&lt;/span&gt;). Tuttavia, anche se di questo gruppo si parla molto sul Web, dubito che togliendo tutte le occorrenze di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gli headline&lt;/span&gt; che si riferiscono al gruppo arriveremmo a una proporzione femminile / maschile di 18/1. La domanda allora è: è possibile che secondo le occorrenze la stessa parola sia femminile al singolare e maschile al plurale? Bé, io ho il sospetto (anche se non ho fatto uno studio specifico) che, più che una questione di plurale, sia proprio una questione di articolo, e più precisamente che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gli&lt;/span&gt; sia l'articolo preferito quando la parola che segue inizia con un suono 'strano'. Sempre Anna Thornton ha giustamente osservato che per le parole italiane che incominciano con il suono [w], l'articolo è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'&lt;/span&gt;/&lt;span style="font-style: italic;"&gt;gli&lt;/span&gt; se la parola è italiana (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'uomo&lt;/span&gt;,&lt;span style="font-style: italic;"&gt; l'uovo&lt;/span&gt;) e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il&lt;/span&gt;/&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i&lt;/span&gt; se la parola è d'origine straniera (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il whisky&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il winchester&lt;/span&gt;). Certamente perché ha una cultura musicale più 'alta', Anna forse non ricorda un gruppo, in voga negli anni '80, che per me è sempre stato solo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;gli &lt;/span&gt;Wham&lt;/span&gt;, come emerge dal dubbio di &lt;a href="http://www.live80s.com/quando-george-michael-aveva-il-caschetto-biondo/"&gt;questa&lt;/a&gt; internauta, che ho usato come titolo del post.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7111545517166897382?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7111545517166897382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7111545517166897382' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7111545517166897382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7111545517166897382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/11/che-fine-ha-fatto-lo-wham-scemo.html' title='Che fine ha fatto lo Wham! scemo?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7083937159702277576</id><published>2008-11-21T22:09:00.004+01:00</published><updated>2008-11-22T17:39:49.000+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Le lingue muoiono?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello della morte delle lingue è un argomento di cui si discute molto, almeno tra i linguisti, e che ogni tanto emerge anche nelle pubblicazioni per il grande pubblico. Una panoramica sulla questione si può trovare sul sito di &lt;a href="http://www.davidcrystal.com/David_Crystal/death.htm"&gt;David Crystal&lt;/a&gt;, uno dei miei linguisti divulgatori preferiti. Chi si occupa della questione, ad esempio David Nettle e Suzanne Romaine nel loro libro&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;a href="http://digilander.libero.it/imiani/Libro_del_mese/2002/Nettle.html"&gt;Voci del silenzio&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, calcola che le 100 lingue più parlate al mondo siano parlate dal 90% della popolazione e che quasi 5.000 delle circa 6.000 lingue parlate al mondo sono in pericolo di vita. Una volta tanto, perciò, mi piace rendere conto di una voce leggermente controcorrente, anche se solo parzialmente convincente. La rubrica di Cesare Beccaria su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tuttolibri &lt;/span&gt;della settimana scorsa si intitola, significativamente, &lt;a href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=54&amp;amp;ID_articolo=1787&amp;amp;ID_sezione=199"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non c'è lingua che muoia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Beccaria commenta l'ultimo libro di George Steiner (che almeno lui non definisce "linguista"), secondo cui il linguaggio umano si sta riducendo a "un pugno di lingue planetarie, multinazionali" (e per fortuna per una volta non è solo l'inglese ad essere stigmatizzato). Secondo Beccaria, invece, una lingua non scomparirebbe mai del tutto, come dimostra il fatto, ad esempio, che nelle lingue europee moderne rimangano numerose tracce di lingue e ceppi linguistici scomparsi, come il celtico, l'etrusco, etc. Ho paura, però, che si stia parlando di due cose diverse. Innanzitutto, gli esempi che fa Beccaria sono tutti residui lessicali. Come molti di quelli che paventano l'avanzata delle lingue di cultura (e in particolare dell'inglese) a scapito delle lingue minoritarie, si rischia di confondere la lingua con le parole che la compongono. E' certo che alcune parole celtiche sopravvivono in Sicilia o in Brianza, come dice Beccaria, così come quasi tutte le parole del latino sopravvivono in italiano. Ma la cosa più grave nella morte di una lingua non è certo la scomparsa di un numero, anche grande di parole. Quello che scompare, quando scompare una lingua, è anche un insieme di strutture, di costruzioni che sono forse uniche, e che possono dirci qualcosa sul funzionamento della nostra mente. Sempre Crystal nel suo libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?ISBNART=10824-6&amp;amp;vista=scheda"&gt;La rivoluzione delle lingue&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;cita una frase di Ezra Pound: "La somma dell'umana saggezza non è compresa in una lingua singola, e non c'è singola lingua che sia capace di rendere ogni forma e livello dell'umana intelligenza". Senza contare che gli esempi portati da Beccaria riguardano, principalmente, la sopravvivenza di retaggi antichi in moderne lingue di cultura. Non è detto che il discorso che vale per l'italiano e i suoi vari sostrati possa valere ovunque e per tutte le lingue. Per tornare alle paure di Steiner, i grandi uomini di cultura come lui vivono, mi sembra, una grande contraddizione. Da una parte, nutrono una certa nostalgia per le grandi lingue di cultura, alte, che certo non sono mai state appannaggio della gente comune. Dall'altra, temendo la globalizzazione linguistica, sembrano voler rivalutare le lingue dal basso. Mi è venuta in mente, ad esempio, una frase che avevo letto tempo fa sul blog dello scrittore francese &lt;a href="http://passouline.blog.lemonde.fr/2007/06/09/fuentes-a-fait-un-reve/"&gt;Pierre Assouline&lt;/a&gt;, che affermava - con un certo snobismo - che l'inglese di oggi si sta trasformando in una sorta di esperanto, impoverito e appiattito, un "atroce idioma da aeroporto". Curiosamente, proprio oggi &lt;a href="http://www.lemonde.fr/opinions/article/2008/11/21/combattre-l-analphabetisme-au-sud-par-alain-bentolila_1121571_3232.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le Monde&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; ha pubblicato un intervento sul grado di alfabetizzazione nei paesi africani, e nel primo &lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/reactions/0,1-0@2-3232,36-1121571,0.html"&gt;commento&lt;/a&gt; un lettore internauta semianonimo afferma che "non per nulla i coloni hanno alfabetizzato: cercavano di sottomettere una parte del popolo colonizzato al pensiero occidentale dello scritto, e servirsi di queste persone per strumentalizzare il resto della popolazione". Certo, tutto può essere relativizzato, ma essere tacciati di imperialismo perché si difendono l'alfabetizzazione e l'istruzione mi sembra francamente eccessivo. Purtroppo, però, è il rischio cui si espongono i detrattori dell'inglese e del resto delle "lingue planetarie, multinazionali". Le piccole lingue sono belle, simpatiche, utili, ma guarda caso sono sempre gli altri a doverle parlare. Guarda caso, Steiner ha scritto, a quanto ne so, il suo libro in inglese e non in &lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/reactions/0,1-0@2-3232,36-1121571,0.html"&gt;zoque&lt;/a&gt;, in &lt;a href="http://www.ethnologue.com/show_language.asp?code=ain"&gt;ainu&lt;/a&gt; o in &lt;a href="http://www.ethnologue.com/show_language.asp?code=was"&gt;washo&lt;/a&gt;. E' certo che le lingue in pericolo vadano difese. A volte, sarebbe anche utile ricordarsi che il 99% delle grammatiche di lingue in pericolo sono scritte in inglese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7083937159702277576?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7083937159702277576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7083937159702277576' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7083937159702277576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7083937159702277576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/11/quello-della-morte-delle-lingue-un.html' title='Le lingue muoiono?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-719558418387697860</id><published>2008-11-19T16:31:00.002+01:00</published><updated>2008-11-19T16:37:13.351+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><title type='text'>Cervelli in fuga</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sito di &lt;a href="http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/ricercatori_estero/index.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; raccoglie le testimonianze di italiani che lavorano all'estero nel mondo della ricerca e dell'università (il tutto corredato da un articolo di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/ricercatori-iniziativa/ricercatori-iniziativa/ricercatori-iniziativa.html"&gt;Renato Dulbecco&lt;/a&gt;). Naturalmente, non potevo esimermi dal mandare il mio contributo, anche se devo aver sforato con i caratteri e me lo hanno tagliato (è il numero 1696). Fortunatamente, solo l'ultima frase. Lo riporto qui, intero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;La mia esperienza all'estero è cominciata nel 1991 con un Erasmus in Francia, poi, dopo essermi laureato in lingue in Italia, sono ripartito per fare un dottorato in linguistica in Francia (Parigi X). Ottenuto il dottorato ho avuto qualche contratto di insegnamento in Italia (Milano, Parma...), ma senza molte prospettive. Nel gennaio del 2002 ho mandato la candidatura a un posto di ricercatore al CNRS (il CNR francese) e con mia grande sorpresa sono stato assunto! Così da quasi 6 anni abito, ricerco, insegno e vivo a Tolosa. Il mondo della ricerca francese è lungi dall'essere tutto rose e fiori, anzi, anche qui molti si lamentano e protestano, ma certamente qualche sbocco in più che in Italia c'è, soprattutto per quanto riguarda le scienze umane. Non vorrei apparire né controcorrente né snob, e se potessi tornerei subito in patria (a parte la ricerca, niente può competere con la qualità della vita che abbiamo noi in Italia), ma per me incominciare il dottorato all'estero è stata una scelta abbastanza "naturale". In fondo, mi dicevo, se vuoi lavorare all'università devi essere disposto a spostarti, e che sia in Italia o all'estero non c'è differenza. Ancora oggi sono convinto che la mobilità dei ricercatori sia una cosa meravigliosa e utilissima: nel mio laboratorio ci sono francesi, italiani, americani, inglesi, polacchi, colombiani... e si lavora benissimo. Il problema non è tanto che i ricercatori italiani vanno all'estero, ma che le porte dell'Italia sembrano aprirsi soltanto per chi vuole uscire e non per chi vuole entrare, che sia un italiano che vuole tornare o uno straniero che vuole venire a ricercare in Italia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-719558418387697860?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/719558418387697860/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=719558418387697860' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/719558418387697860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/719558418387697860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/11/cervelli-in-fuga.html' title='Cervelli in fuga'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-4396334775522578195</id><published>2008-10-25T15:10:00.003+02:00</published><updated>2008-10-25T15:58:49.051+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Per un prefisso...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SQMmBhWOxQI/AAAAAAAAAgo/0IIszQOi7us/s1600-h/prefisso.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 124px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SQMmBhWOxQI/AAAAAAAAAgo/0IIszQOi7us/s200/prefisso.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261090597272208642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per una volta che si parla di prefissi sui giornali e in televisione, non è una buona notizia. A Parigi un detenuto accusato di stupro, sequestro di persona e furti è stato &lt;a href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2008/10/24/01016-20081024ARTFIG00006-un-violeur-presume-remis-en-liberte-a-paris-.php"&gt;scarcerato&lt;/a&gt; per l'errore di battitura di un impiegato del tribunale. Tale un abitante del famoso '&lt;a href="http://www.pinu.it/giovannino.htm"&gt;paese con la s davanti&lt;/a&gt;' (quello dove si usavano gli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stemperini &lt;/span&gt;e gli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;staccapanni&lt;/span&gt;), il malcapitato dattilografo ha scambiato il prefisso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;con-&lt;/span&gt; con il prefisso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in-&lt;/span&gt;, scrivendo che la sentenza di condanna era stata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;infirmée&lt;/span&gt; ('annullata'), anziché &lt;span style="font-style: italic;"&gt;confirmée&lt;/span&gt; ('confermata'). Come se non bastasse, il documento con il prefisso sbagliato ha circolato indisturbato in tutti gli uffici, senza che nessuno si accorgesse di nulla, fino a quello del presidente del tribunale, che lo ha controfirmato. La cosa ha provocato grande indignazione in tutta la Francia, e persino &lt;a href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2008/10/25/01016-20081025ARTFIG00180-sarkozy-veut-renvoyer-en-prison-le-violeur-libere-.php"&gt;Sarkozy&lt;/a&gt; è intervenuto dalla Cina per chiedere che sia posto subito un rimedio all'errore e che il pluristupratore ritorni al più presto in cella (evidentemente, anche per Sarkò non tutte le &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/10/santa-carla-facci-la-grazia.html"&gt;scarcerazioni&lt;/a&gt; sono uguali...). L'intervento presidenziale, peraltro, non è innocente, in un momento di forti tensioni tra il potere politico e quello giudiziario, a seguito della proposta di riforma del sistema della ministra Rachida Dati (anche se siamo ancora lontani dagli attriti tra i magistrati e certi politici che abbiamo in Italia). Si sapeva che i prefissi sono importanti (ci hanno persino fatto un &lt;a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=16658&amp;amp;Tipo=Libro&amp;amp;titolo=Il+lato+sinistro+della+morfologia%2E+La+prefissazione+in+italiano+e+nelle+lingue+del+mondo"&gt;libro&lt;/a&gt;...), quello che viene da chiedersi, però, è come sia possibile che due lettere siano sufficienti a stravolgere a tal punto una decisione di giustizia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-4396334775522578195?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/4396334775522578195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=4396334775522578195' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4396334775522578195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4396334775522578195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/10/per-un-prefisso.html' title='Per un prefisso...'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/SQMmBhWOxQI/AAAAAAAAAgo/0IIszQOi7us/s72-c/prefisso.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3494416908671037593</id><published>2008-10-18T17:49:00.002+02:00</published><updated>2008-10-20T22:40:40.904+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Santa Carla facci la grazia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Finalmente è arrivata. Sto parlando della grazia per Marina Petrella, naturalmente. Sul destino degli ex brigatisti rifugiati in Francia ho parlato già a più riprese su questo blog (ad esempio &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/03/messi-le-presidn.html"&gt;qui&lt;/a&gt;), e la maggior parte delle cose che penso sono riassunte in &lt;a href="http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/09/ci-risiamo.html"&gt;questo post&lt;/a&gt;. Per il rifiuto dell'estradizione alla Petrella è stato decisivo l'intervento, presso Sarkozy, di Carla Bruni e della sorella Valeria, e sarebbe stata proprio Carlà ad annunciare la notizia alla Petrella. Particolare divertente: gira la voce (veicolata, ad esempio, anche da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carla_Bruni"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;) che la famiglia Bruni-Tedeschi si sarebbe trasferita a Parigi proprio per timore di un rapimento da parte delle Brigate Rosse. Sinceramente, non so che credito dare a questa notizia: a quanto pare il trasferimento sarebbe avvenuto nel 1973, e a quell'epoca le BR avevano portato avanti solo qualche operazione poco più che dimostrativa. A proposito della grazia di fatto concessa alla Petrella sono già stati espressi diversi pareri 'illustri', ad esempio quello di &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_16/caso_petrella_magris_9c80a008-9b5b-11dd-a5ca-00144f02aabc.shtml"&gt;Claudio Magris&lt;/a&gt; sul &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corriere&lt;/span&gt; o di &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=5114&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;Cesare Martinetti&lt;/a&gt; sulla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stampa&lt;/span&gt;. Tutti i commenti si chiedono quale idea delle relazioni internazionali possa stare dietro ad una decisione del genere, presa 'per motivi umanitari', ammettendo, implicitamente, che in Italia non vi sarebbero state le condizioni adeguate per trattare la Petrella con equità e umanità. Molto opportunamente, poi, &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/15/la-decisione-di-sarkozy-sul-caso-petrella.html"&gt;Corrado Augias&lt;/a&gt;, su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;, ha osservato che dietro la decisione di Sarkozy c'è soprattutto il modo sarkozyano di gestire l'Eliseo come una corte. Attualmente, in Francia, essere nell'entourage del presidente è assai comodo: andatelo a chiedere al poveretto a cui il figlio di Sarkò, Jean, ha rovinato la &lt;a href="http://www.lepoint.fr/actualites/jean-sarkozy-relaxe-dans-l-affaire-du-scooter/1037/0/278118"&gt;macchina&lt;/a&gt; con lo scooter. O andatelo a chiedere a &lt;a href="http://tf1.lci.fr/infos/france/faits-divers/0,,4069120,00-le-monsieur-securite-limoge-apres-l-affaire-clavier-.html"&gt;Dominique Rossi&lt;/a&gt;, l'ex coordinatore della sicurezza in Corsica, liquidato dopo che un gruppo di nazionalisti aveva occupato per un'ora la villa al mare di Christian Clavier (attore già noto per la sua interpretazione di Asterix), amico dichiarato di Sarkò.&lt;br /&gt;C'è però un altro aspetto al quale, a mio avviso, non è stato dato abbastanza peso. In fondo ci si può chiedere il perché di questa confusione di generi. Perché un presidente, campione della destra non particolarmente illuminata, che ha rosicato migliaia di voti soprattutto dalle parti di Le Pen, che ha avviato da tempo la tolleranza zero contro gli stranieri indesiderati ha messo una pietra sopra alle speranze di quelli che sperano che l'ambigua e fumosa 'dottrina Mitterrand' sarebbe finalmente stata abbandonata? La spiegazione non può essere soltanto che l'amore per Carlà lo ha instupidito a tal punto. E anche la spiegazione secondo cui Sarkozy pensava di aumentare così la propria popolarità mi lascia perplesso: quello degli amici della Petrella non è propriamente il suo bacino elettorale tipico. Una spiegazione, secondo me, va anche cercata nel primo discorso da presidente di Sarkozy, pronunciato la sera della sua elezione. Tra le varie cose, quella sera Sarkozy parlò della memoria e disse di volerla fare finita con "il pentimento, che è una forma di odio di sé". Naturalmente, Sarkozy, quella sera, si riferiva all'atteggiamento che la Francia avrebbe dovuto tenere nei confronti di alcune pagine oscure del suo passato, come l'Algeria o la deportazione degli ebrei durante il regime di Vichy (e infatti la frase immediatamente precedente era "restituirò ai francesi la fierezza della Francia"). Però, nel nuovo corso sarkozyano non ci si guarda indietro, si guarda avanti. E se di questa amnesia collettiva beneficia anche qualche nuova amica di Carlà, tanto meglio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3494416908671037593?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3494416908671037593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3494416908671037593' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3494416908671037593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3494416908671037593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/10/santa-carla-facci-la-grazia.html' title='Santa Carla facci la grazia'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-5842710740766894066</id><published>2008-03-11T11:19:00.004+01:00</published><updated>2008-03-11T12:24:08.010+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>Fabio 1 - Carla 0</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenica, per la prima volta ho compiuto il mio dovere di cittadino in Francia, votando alle elezioni municipali. Come cittadino di un paese Ue, infatti, ho il diritto di votare alle elezioni municipali della città in cui abito. (Stranamente, invece, non ho il diritto di votare alle elezioni cantonali, il corrispondente delle nostre provinciali, il che ha provocato un po' di panico presso gli scrutatori del mio seggio). Ieri mattina, poi, scopro che c'è un'altra italiana residente in Francia, assai più illustre di me, che non ha votato per le municipali. Carla Bruni-Sarkozy, infatti, non si è &lt;a href="http://fr.news.yahoo.com/rtrs/20080307/tts-france-municipales-carla-ca02f96_1.html"&gt;iscritta&lt;/a&gt; in tempo sulle liste elettorali per poter votare a queste elezioni (occorreva farlo entro il 31 dicembre). Decisamente, Sarkozy non ha fortuna con il senso civico delle sue donne. Forse si ricorderà la &lt;a href="http://www.lexpress.fr/info/quotidien/actu.asp?id=11408"&gt;polemica&lt;/a&gt; che era scoppiata in Francia in maggio quando si scoprì che la sua ex moglie Cécilia non aveva votato al secondo turno delle presidenziali.&lt;br /&gt;A differenza di Carla, io mi sono preso la briga di andare all'ufficio comunale e fare tutte le pratiche del caso. Bisogna dire che io, durante il mese di dicembre, sono probabilmente stato un po' più libero di lei, che tra i preparativi del matrimonio, una visita a Disneyland e una alle piramidi deve aver comprensibilmente dimenticato di espletare questa formalità. Tra parentesi, mentre sono andato per me, ho iscritto anche Giovanna, mia moglie. Se Carla non aveva tempo, Nicolas avrebbe potuto fare questo piccolo gesto per la sua futura sposa.&lt;br /&gt;Le motivazioni addotte dall'Eliseo per l'astensione della neo première dame sono però risibili. Secondo un portavoce, Carla non ha potuto votare perché al 31 dicembre era "ancora iscritta sulle liste elettorali italiane", facendo balenare chissà quali complicazioni burocratiche. Anch'io ero, e sono tuttora, iscritto sulle liste elettorali italiane, ma ciò non mi ha impedito di iscrivermi su quelle francesi, quello che Carla non ha fatto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-5842710740766894066?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/5842710740766894066/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=5842710740766894066' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5842710740766894066'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/5842710740766894066'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/03/fabio-1-carla-0.html' title='Fabio 1 - Carla 0'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3846938013327042433</id><published>2008-03-04T18:57:00.007+01:00</published><updated>2008-03-11T12:25:54.241+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><title type='text'>De Luca, ancora</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Creare suggestioni è il mestiere dello scrittore. Questo può e deve essere il suo ruolo nella società. Tuttavia, quando uno scrittore, come qualsiasi altro cittadino, decide di 'scendere nella mischia' e di occuparsi di questioni che attengono alla società civile, non può continuare solamente a servirsi della sua capacità di creare suggestioni, pena la perdita di credibilità di quello che dice. E' quello che è successo a Erri De Luca nel suo &lt;a href="http://www.lemonde.fr/opinions/article/2008/02/29/monsieur-le-president-de-la-republique-par-erri-de-luca_1017315_3232.html"&gt;nuovo intervento&lt;/a&gt; (dopo quello del settembre scorso) su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Monde&lt;/span&gt; a proposito della questione dei rifugiati degli anni di piombo in Francia. Questa volta si tratta di una lettera aperta a Sarkozy per chiedere di bloccare l'estradizione di Marina Petrella, che è stata arrestata a Parigi nell'agosto scorso. E la lettera, appunto, è ricolma di suggestioni: per convincere Sarkozy a essere clemente, De Luca parla della sua esperienza di operaio a Parigi, di un passo di montagna in Nepal, si lancia in considerazioni filologiche, assimilando in maniera bislacca il francese e il napoletano. Quando invece si tratta di cercare, nella sua lettera, argomentazioni serie a sostegno della sua richiesta, non se ne trovano, oppure sono le solite, ripetute centinaia di volte e che evitano di parlare delle questioni che contano. Perché la sola questione che conta è che Marina Petrella è stata condannata da un tribunale italiano per omicidio. Ed è infantile continuare a pretendere che i tribunali e in generale la società italiana non avrebbero la lucidità, e quindi la legittimità, di esprimersi sulla questione, una lucidità e una legittimità, invece, di cui può farsi vanto la Francia. Poco importa che la stessa Petrella abbia voltato pagina e sia entrata, per riprendere la metafora calcistica di De Luca, nel "secondo tempo" della propria vita. Mi risulta che se durante il primo tempo la mia squadra ha preso quattro gol, all'inizio del secondo non si riparte dallo zero a zero; così come mi risulta che se durante il primo tempo sono stato espulso per aver spaccato il naso a un attaccante avversario con una gomitata, non posso rientrare al 46° candido come un agnellino, fingendo che non sia successo niente. Perché in Italia ci sono quelli che sono entrati nel secondo tempo della loro vita senza fare finta che il primo non ci sia mai stato, c'è Adriano Sofri, ma c'è anche Alberto Franceschini, che ha differenza della Petrella non è mai stato condannato per reati di sangue, e si è fatto comunque 18 anni di carcere. Naturalmente, di tutto questo De Luca non parla. Parla invece di "Italia intossicata", di necessità di un'amnistia, di "rancore", di "persecuzione". Definisce un "gesto di civilità giuridica" la dottrina Mitterrand, ossia il principio, stabilito dall'ex presidente di cui porta il nome, di non concedere l'estradizione agli italiani rifugiati in Francia per motivi politici. Principio che, ricordiamolo, non è mai stato scritto né sancito da nessun accordo tra i due paesi. Come esempio di gesto di civiltà giuridica non c'è male... Particolarmente irritante, poi, è il passaggio in cui De Luca cerca di far passare l'Italia degli anni '70 per una sorta di neo stato nazista, in cui si perpetravano "arresti di massa", in cui "si entrava in carcere non per un crimine commesso ma per l'appartenenza collettiva a una formazione politica" (un dettaglio, nel caso della Petrella si trattava di un'organizzazione terroristica), in cui "si era perseguitati in blocco, chiusi come in dei vagoni piombati". Infine, De Luca deplora che "a quell'epoca era sospesa la responsabilità individuale", e non so se la cosa è più comica o più desolante. Proprio lui che invoca un'amnistia generalizzata, non sulla base delle colpe e dei reati di ciascuno, ma dell'appartenenza globale a un movimento.&lt;br /&gt;Naturalmente, De Luca continua a scrivere questo genere di cose sui giornali francesi. Difficilmente troverebbe spazio sui giornali italiani con simili argomentazioni. In Francia, invece, che non è stata, per sua fortuna, vaccinata da un terrorismo politico così massiccio come quello che ha vissuto Italia, c'è ancora una sinistra che trova molto figo far finta di fare la rivoluzione, e che considera se stessa e i propri amici come troppo illuminata per dover sottostare alle leggi dei comuni mortali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3846938013327042433?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3846938013327042433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3846938013327042433' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3846938013327042433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3846938013327042433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/03/messi-le-presidn.html' title='De Luca, ancora'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-4600673483680660433</id><published>2008-02-08T21:07:00.000+01:00</published><updated>2008-02-09T15:00:29.352+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>Effetto Contermini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni tanto si sente parlare degli effetti perversi della tecnologia sulla scrittura, per esempio delle derive di strumenti originariamente progettati per velocizzare il lavoro e ridurre al minimo le possibilità di errore. Così di getto me ne vengono in mente almeno tre esempi.&lt;br /&gt;Il prototipo è costituito probabilmente dalle analisi dei servizi di traduzione automatica messi a disposizione da alcuni siti Internet, un esercizio a cui, ad esempio, Umberto Eco si dedica da tempo. Si ricorderà forse la memorabile versione inglese del sito Internet dell'allora ministro della Pubblica Istruzione Letizia (Joy) Moratti, dal quale si veniva a sapere che la ministro si era laureata alla "University Mouthful" (''Università Bocconi").&lt;br /&gt;Un altro esempio è quello del nascente gergo del T9 di cui parla il &lt;a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_febbraio_07/linguaggio_t9_f1edfc48-d55e-11dc-aa3d-0003ba99c667.shtml"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corriere&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; di oggi. Il T9 è il sistema grazie al quale, quando digitiamo un SMS sul telefonino, ci vengono proposte parole intere in base ai tasti che premiamo. Scopro così che quelli che erano probabilmente inizialmente dei refusi stanno diventando forme accettabili, come "ai" per "ci" o "piano" per "siamo". Apparentemente, la corrispondenza sistematica tra le forme in questione e il fatto che a tutti quelli che hanno provato a digitare almeno una volta "siamo" sia stata proposta come prima opzione "piano" rendono i messaggi comprensibili anche al di là delle singole parole che li compongono.&lt;br /&gt;Il terzo esempio è quello dei correttori automatici presenti nei sistemi di videoscrittura (in particolare Word) e che ormai ha assunto la denominazione comune di "&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cupertino_effect"&gt;Cupertino effect&lt;/a&gt;". Cupertino è il nome di una cittadina californiana, sede della Apple, e, per ironia della sorte (?), il correttore ortografico di alcune vecchie versioni del microsoftiano Word che non contenevano la parola "coordination" suggerivano, a quanto pare, di sostituirla con "Cupertino". E' per questo motivo che su Google si trovano migliaia di occorrenze di "regional Cupertino", "international Cupertino", e così via. Il "Cupertino effect" è uno dei cavalli di battaglia di Language Log. Recentemente, in un &lt;a href="http://itre.cis.upenn.edu/%7Emyl/languagelog/archives/005361.html#more"&gt;post&lt;/a&gt;vi si faceva notare che, quando si digita "Obama" su alcune vecchie versioni di Word, il correttore propone di sostituirlo con un poco lusinghiero "Osama". Nel mio caso la cosa è un po' meno drammatica. Non mi è capitato di avere sottomano versioni recenti di Word in italiano, ma l'ultima che ho utilizzato proponeva sistematicamente di sostituire "Montermini" con "contermini" (certo, non una delle parole più usate nella lingua italiana). E' così che ho ricevuto alcune lettere indirizzate a un certo Fabio Contermini. Si noti en passant che "con" sta per 'cretino', 'idiota' in francese, e che Contermini potrebbe anche essere interpretata come una parola macedonia multilingue. E' stato togliendomi lo sfizio di andare a cercare "Fabio Contermini" su Google che ho scoperto il blog &lt;a href="http://www.scrivereperilweb.com/comunicazione-global-globish"&gt;Scrivere per il Web&lt;/a&gt; che gentilmente mi cita (a meno che non siamo in un racconto di Borges e un certo Fabio Contermini abbia scritto un articolo esattamente identico a quello che ho scritto io). Il blog in questione è "un laboratorio di scrittura sul Web". Mi stupisce che la sua autrice scriva preventivamente i suoi post su Word. A meno che non consideri che la vera lingua è quella di Word, e che tutti quelli che scrivono "Fabio Montermini" siano loro ad essere vittima del "Montermini effect".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-4600673483680660433?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/4600673483680660433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=4600673483680660433' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4600673483680660433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/4600673483680660433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/02/effetto-contermini.html' title='Effetto Contermini'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-8498930028279254</id><published>2008-01-17T21:28:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T09:25:12.209+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>La veperata quaestio di Biperio</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;Malcolm X. Una delle tante leggende metropolitane che hanno per tema l'ignoranza delle giovani generazioni narra di esami universitari in cui lo studente lo chiamava Malcolm Decimo. Noi non ci crediamo. Per noi lo studente lo chiamava correttamente Malcolm Per.&lt;br /&gt;(Gino &amp;amp; Michele)&lt;/blockquote&gt;Qualche giorno fa &lt;a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29025girata.asp"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Stampa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; ha dedicato un articolo agli strafalcioni che sarebbero stati trovati nei temi dei candidati all'ingresso in magistratura nello scorso novembre. Tra i vari errori segnalati, uno dei più clamorosi è quello della candidata che avrebbe scritto "veperata quaestio", probabilmente interpretando la "x" di "vexata quaestio", che aveva letto sugli appunti di un collega, come un'abbreviazione della sequenza "per". Naturalmente, levata di scudi sul declino dell'italiano, sull'ignoranza dilagante nei giovani, sul fatto che il linguaggio degli SMS sta rovinando l'italiano. Tanto per fare un esempio a caso, in questo &lt;a href="http://petrux.blogspot.com/2008/01/veperato.html"&gt;blog&lt;/a&gt; si legge&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;"questa ragazza è evidentemente più pratica di comunicazione via SMS che di diritto, perchè ha interpretato come "veperata quaestio" un suggerimento giuntole via SMS che conteneva l'espressione "vexata quaestio". Facile no? Ha interpretato la "x" come "per", secondo le convenzioni in uso nella scrittura di SMS"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è poco da dire, oggi il linguaggio SMS - che se ne parli bene o che se ne parli&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/R4-_furaUCI/AAAAAAAAAWQ/wshdLAfIn3M/s1600-h/per.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/R4-_furaUCI/AAAAAAAAAWQ/wshdLAfIn3M/s200/per.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156550650189467682" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; male - è di moda. Ma se proprio vogliamo fare i pignoli, io mi ricordo che già al liceo (quasi vent'anni fa) c'era chi negli appunti scriveva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;xmettere &lt;/span&gt;per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;permettere&lt;/span&gt; o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;x'&lt;/span&gt; per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;perché&lt;/span&gt;. Addirittura, mi ricordo che già quando ero alle elementari (circa trent'anni fa, ahimè) era abituale far precedere il nome di un destinatario di una lettera o di un biglietto da un simbolo che comprendeva una "x" nella quale erano intrecciate le lettere "p-e-r" (più o meno quello che ho cercato di riprodurre nel mio disegno). La "x" per "per" precede - e di molto - l'esistenza degli SMS. Certo, questo non cambia la sostanza della cosa, ossia l'ignoranza beata e crassa dell'aspirante magistrata. Mi si permetta però, anche in questo caso, di essere il solito scettico. Innanzitutto, l'articolo della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stampa&lt;/span&gt; non indica nessuna fonte per le proprie affermazioni, se non un fantomatico "gossip maturato a conclusione del concorso". Poi, la storia ha cominciato a circolare su Internet in diverse versioni. Può anche darsi che all'origine sia vera, ma è diventata presto una leggenda metropolitana, facilitata in questo proprio dalla circolazione on-line. Ormai la stessa storia si può leggere in diverse versioni. E soprattutto, ricorda dannatamente un'altra storia che, su Internet e con il passaparola, circola ormai da molto tempo. Personalmente, l'ho sentita per la prima volta nel 2003, ma scartabellando su Internet ho scoperto che Giampaolo Pansa ne aveva già parlato in un &lt;a href="http://pacs.unica.it/rassegna/rassegna0905.txt"&gt;articolo&lt;/a&gt; sull'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Espresso&lt;/span&gt; nel 1999. Nella storia in questione la parola deformata è il nome di Nino Bixio che, per lo stesso equivoco che ha prodotto "veperata", sarebbe diventato "Biperio". La cornice e i protagonisti sono di volta in volta leggermente diversi, un'interrogazione al liceo, un esame di maturità, un esame o una tesina all'università. Il che fa già propendere per l'ipotesi della leggenda metropolitana. Scopro poi, che addirittura la storia è citata proprio nell'articolo "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leggenda_metropolitana"&gt;leggenda metropolitana&lt;/a&gt;" della Wikipedia in italiano. Si vede, poi, che la "x", che è un po' un'intrusa nell'alfabeto italiano, stimola la creatività dei creatori di leggende metropolitane. Già anni e anni fa avevo sentito quella dello studente che chiamava Malcolm X Malcolm decimo, e Stefano Bartezzaghi cita il caso di una signora che leggeva le etichette XL e XXL "perelle" e "perperelle". La questione a questo punto può essere: è giusto basarsi su una storia che ha tutta l'aria di una leggenda metropolitana per trarre conclusioni apocalittiche sul livello di cultura dei giovani italiani e sullo stato dell'università. Ma perché no? In fondo, se non sono vere, quelle storie, sono comunque ben inventate... Ma in realtà, la storia della "veperata quaestio" e del "Biperio" che cosa dimostrano, e che cosa vorrebbero dimostrare? Che la ragazza in questione (perché è quasi sempre di una ragazza che si tratta, e non mi stupirei che fosse bionda, anche se la storia non lo ha tramandato) non sapeva leggere nient'altro che degli SMS, o che non sapeva che "x" in italiano si può (anche) pronunciare "cs", che non aveva mai sentito pronunciare "vexata" (bé, si sopravvive lo stesso) o "Bixio" (si vede che la sua città è l'unica in Italia dove non c'è una via Bixio)? Può darsi, e se fossero vere, tutte queste cose non la scuserebbero, e sarebbe effettivamente da bocciare a un esame. Ma cosa c'entra la lingua? Cosa c'entra il fatto che la sequenza "per" possa scriversi anche "x"? Forse che la relazione tra [biksio] e "Bixio" è più logica di quella tra [biperio] e "Bixio"? Non se sono sicuro. Ancora una volta, si attribuiscono alla lingua colpe che non le appartengono.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-8498930028279254?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/8498930028279254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=8498930028279254' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8498930028279254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/8498930028279254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2008/01/la-veperata-quaestio-di-biperio.html' title='La veperata quaestio di Biperio'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/R4-_furaUCI/AAAAAAAAAWQ/wshdLAfIn3M/s72-c/per.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7936723899698404151</id><published>2007-12-19T18:11:00.000+01:00</published><updated>2007-12-19T18:59:24.729+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sport'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Le Olimpiadi di Beijing e quelle di Turin</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altro che Accademia della Crusca o Académie Française, finalmente ho scoperto dove vorrò essere ammesso quando sarò un vecchio trombone alle soglie della pensione. Su &lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3242,36-990685@51-990772,0.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le Monde&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; di ieri ho scoperto che in Francia esiste una Commissione Nazionale di Toponimia, un "cenacolo di geografi e linguisti" il cui principale compito è di occuparsi dell'importante questione di come si debbano rendere in francese i nomi dei diversi paesi e città del mondo. Finalmente una commissione che si occupa di una questione seria e importante. Dall'articolo in questione apprendo, ad esempio, che i saggi hanno stabilito che la nota città russa debba essere chiamata "Iekaterinbourg" piuttosto che "Ekaterinbourg". Un'altra questione sulla quale i saggi si sono pronunciati è la denominazione delle prossime Olimpiadi. Secondo loro, bisognerebbe parlare di Olimpiadi di "Pékin 2008" e non di "Beijing 2008". Temo però che la Commissione incapperà in un problema giuridico. "Beijing 2008" sembra infatti essere la denominazione ufficiale dei Giochi Olimpici del 2008, tanto in inglese quanto in francese, che delle Olimpiadi sono le due lingue ufficiali. Il &lt;a href="http://fr.beijing2008.cn/index.shtml"&gt;sito&lt;/a&gt; del comitato organizzatore riporta infatti l'intestazione "Le site officiel des Jeux Olympiques de Beijing 2008". I toponomasti francesi saranno però forse consolati dal fatto che nell'uso corrente la forma francesizzata sembra prevalere. Limitando la ricerca alle pagine francofone, "Pékin 2008" ha una frequenza quasi due volte maggiore di "Beijing 2008" su Google. E infatti, in giro e sui mass-media si sente sempre parlare di "Jeux Olympiques de Pékin" e non di "Jeux Olympiques de Beijing" che sarebbe francamente ridicolo (oltretutto i francesi fanno una fatica pazzesca a pronunciare la "g" affricata e pronuncerebbero probabilmente qualcosa come "bezhin"). Mi sono chiesto però perché i cinesi e il Cio ci tengano tanto a usare "Beijing" e non, rispettivamente, "Pékin" in francese e "Peking" in inglese. Dopotutto, anche in inglese il Cio parla sul suo &lt;a href="http://www.olympic.org/uk/games/index_uk.asp"&gt;sito&lt;/a&gt; di Olimpiadi di "Moscow" o di "Mexico City" e non di "Moskva" o "Ciudad de México". Con qualche eccezione, però. Le Olimpiadi di Torino, ad esempio, sono chiamate talvolta "Torino 2006" e talvolta "Turin 2006". La cosa mi ha fatto ritornare in mente una polemica di cui avevo letto proprio in occasione dei Giochi invernali dell'anno scorso. Miracolo di Internet, ne ho subito ritrovato traccia, ad esempio sulla &lt;a href="http://www.lastampa.it/torino2006/cmsSezioni/cronache/200602articoli/2358girata.asp"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stampa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Apparentemente, era stato l'ex sindaco di Torino e presidente del comitato organizzatore Valentino Castellani a chiedere e ottenere che la denominazione ufficiale fosse "Torino 2006". Così, alcuni media americani, come ad esempio la Nbc, che aveva l'esclusiva per gli Usa (e magari era stata imbeccata dallo stesso Cio) avevano adottato la denominazione italiana. Cosa che non era piaciuta, ad esempio, a un editorialista del &lt;a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/02/12/AR2006021201057.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Washington Post&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; che si chiese, se è vero che "Torino" suona meglio di "Turin" e l'italiano è una lingua più bella dell'inglese, perché la Nbc non facesse le proprie cronache interamente in italiano (anche se l'italiano usato per esemplificare l'idea è probabilmente quello di un traduttore automatico e decisamente spassoso). Questo per dimostrare che quella di impiegare il nome in lingua originale è un'abitudine ricorrente, anche se piuttosto recente, del Cio. La questione di Pechino, tuttavia, è un po' diversa da quella di Torino. "Beijing" è infatti di fatto la denominazione ufficiale in inglese della città. Mi sono quindi chiesto da dove derivi "Peking" e quando e perché il modo di rendere il nome in inglese è cambiato. E' ovvio, infatti, che &lt;a href="http://itre.cis.upenn.edu/%7Emyl/languagelog/archives/000583.html"&gt;Peking e Beijing&lt;/a&gt; sono due modi di rendere lo stesso nome che in cinese si scrive 北京 e si pronuncia più o meno "peicìn". E così ho scoperto varie cose: Peking è la trascrizione nel sistema di romanizzazione postale adottato dai cinesi nel 1906, &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Beijing"&gt;Beijing&lt;/a&gt; è la trascrizione in pinyin, il sistema di romanizzazione ideato nella Repubblica Popolare e oggi di fatto unanimemente condiviso. Dopo la rivoluzione del 1949 le autorità cinesi hanno fatto in modo che tutte le trascrizioni di nomi cinesi si facessero in pinyin, e lentamente sono riusciti ad imporre il nome Beijing, che, a quanto pare, è diventato corrente in inglese negli anni '80. Tanto che molti anglofoni pensano che la città abbia proprio &lt;a href="http://www.logoi.com/notes/peking-beijing.html"&gt;cambiato nome&lt;/a&gt;. Visto il significato, anche politico e nazionalistico, che i cinesi attribuiscono alle Olimpiadi, non c'è da stupirsi che secondo loro devono essere le Olimpiadi di Beijing per tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7936723899698404151?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7936723899698404151/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7936723899698404151' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7936723899698404151'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7936723899698404151'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/12/le-olimpiadi-di-beijing-e-quelle-di.html' title='Le Olimpiadi di Beijing e quelle di Turin'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-3547532766299749309</id><published>2007-12-04T10:03:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T09:25:12.356+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Del veltronellum e di altri "-ellum"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/R1aqefrJvRI/AAAAAAAAAVw/9GKjvsAKBc0/s1600-h/bervel.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/R1aqefrJvRI/AAAAAAAAAVw/9GKjvsAKBc0/s200/bervel.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5140483465565289746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ognuno si emoziona come può, e io trovo sempre interessante quando nasce un nuovo suffisso. I giornali degli ultimi giorni hanno subito adottato il termine "veltronellum" per definire il progetto di legge elettorale con il quale il neosegretario del Pd ha convinto Berlusconi a trovare un accordo sulla legge elettorale. Su Google "&lt;a href="http://www.google.com/search?hl=en&amp;amp;q=veltronellum&amp;amp;btnG=Search"&gt;veltronellum&lt;/a&gt;" ha già raggiunto quota 771, e grazie al blog del mio amico &lt;a href="http://poetaselvaggio.splinder.com/post/14965976/Alla+tedesca"&gt;Poeta selvaggio&lt;/a&gt; scopro che il progetto in questione è stato definito anche "&lt;a href="http://www.corriere.it/politica/07_novembre_30/Legge_elettorale_Vassalum_scheda_3ca0f25a-9f7b-11dc-8807-0003ba99c53b.shtml"&gt;vassallum&lt;/a&gt;", dal nome di uno dei suoi estensori, Sebastiano Vassallo; ma si parla anche di "&lt;a href="http://www.mariolovelli.it/limportante-e-non-fermarsi.html"&gt;veltronum&lt;/a&gt;" o "walterellum". L'accordo Veltroni / Berlusconi sulla legge ha riportato in auge il suffisso -ellum, che legato al nome di un politico designa, appunto, una legge promossa dal politico stesso, in particolare una legge elettorale. Ho fatto quindi una piccola ricerca filologica sulla questione, che merita qualche osservazione. Tutti quelli che utilizzano i vari "-ellum" sono ben coscienti della sua origine. Il prototipo è il famigerato "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mattarellum"&gt;mattarellum&lt;/a&gt;", varato da Sergio Mattarella nel 1993, e che ha portato alla prima elezione di Berlusconi. Il suffisso non si è ancora del tutto grammaticalizzato, nel senso che la sua origine e il suo significato primario non si perde ancora nella notte dei tempi. Continuavo a non capire però perché "-ellum". Poi ho scoperto questo &lt;a href="http://parolebipartisan.splinder.com/post/14444797/porcellum...+dopo+il+mattarell"&gt;blog&lt;/a&gt; che molto opportunamente riporta la prima attestazione di "mattarellum", in un articolo di Giovanni Sartori sul &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corriere&lt;/span&gt; del 19 giugno 1993:&lt;br /&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;"Salvo sorpresine finali, habemus Mattarellum; abbiamo, cioè, la legge elettorale per la Camera dei deputati escogitata dall'onorevole Mattarella".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome della legge deriva quindi da un accusativo, e forse la sua fortuna è anche dovuta a quell'"um" finale che ricorda "referendum" (che lui, è neutro). Sta di fatto che da allora il suffisso ha incominciato ad avere un certo successo: lo stesso blog parla del tatarellum (Tatarella, 1995), del mastellum (Mastella, 1995), dello spinellum (Spini, 1997), del fisichellum (Fisichella, 1997), del manzellum (Manzella, 1999), del dalemum (D'Alema, 1998) e della legge per le elezioni provinciali chiamata provincellum. Su altri siti ho trovato altri esempi come berlusconum o &lt;a href="http://www.cantorblog.net/2006/04/12/berlusconellum/"&gt;berlusconellum&lt;/a&gt; (e figuriamoci se poteva mancare!), calderolum, &lt;a href="http://loweconomy.wordpress.com/2007/04/21/congresso-ds-atto-primo/"&gt;fassinellum&lt;/a&gt;, etc. etc. Altri esempi, più che altro scherzosi, sono &lt;a href="http://www.stronca.net/read.php?sid=77995&amp;amp;cat=3"&gt;qui&lt;/a&gt;. Come si vede, il suffisso è a volte effettivamente "-ellum" e a volte solo "-um". Visto che conosciamo il prototipo, abbiamo il modello a cui tutti gli "-ellum" successivi si sono ispirati. Il modello ha due caratteristiche: ha quattro sillabe e finisce in "-ellum". La base ideale è quindi un cognome che di quattro sillabe che ha una doppia l come ultima consonante (Tatarella e Fisichella, anche Calderoli non è male, ma ha una sola l). Altri cognomi meno ideali, ma comunque accettabili, sono ad esempio Berlusconi, che ha quattro sillabe, e Vassallo, Mastella, Manzella, che ne hanno tre ma hanno due l alla fine. Tutti questi cognomi permettono di rispettare almeno uno dei due parametri di cui sopra. Veltroni, D'Alema sono, come cognomi, invece, pessimi, perché hanno tre sillabe e non hanno l alla fine. Da cui l'inserimento dell'intero suffisso "-ellum" (per questo "veltronellum" è decisamente migliore, e ha avuto più successo, di "veltronum"). Un'ultima menzione, particolare, merita il "porcellum", altro nome del calderolum, che è citato perfino nella pagina di Wikipedia dedicata alla &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_delle_Libert%C3%A0"&gt;Casa delle Libertà&lt;/a&gt;. Ricordiamo tutti che Calderoli aveva definito la sua propria legge elettorale una "porcata". "Porcata" è una base molto inadatta al suffisso "-ellum", ha solo tre sillabe e una t finale. "Porcello", invece, semanticamente legata, non è perfetta (ha solo tre sillabe), ma ha le due l finali, il che ne fa un'ottima base per il suffisso in questione.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-3547532766299749309?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/3547532766299749309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=3547532766299749309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3547532766299749309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/3547532766299749309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/12/del-veltronellum-e-di-altri-ellum.html' title='Del veltronellum e di altri &quot;-ellum&quot;'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fjkAoGhr1LY/R1aqefrJvRI/AAAAAAAAAVw/9GKjvsAKBc0/s72-c/bervel.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7634938889071392373</id><published>2007-11-16T20:52:00.000+01:00</published><updated>2007-11-16T21:05:20.933+01:00</updated><title type='text'>Compagni avanti...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Puntuali come i venditori di caldarroste anche quest'autunno i "compagni" hanno &lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3224,36-977596@51-972969,0.html"&gt;bloccato&lt;/a&gt; le università francesi. Due pensieri rivolti a loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nel 68, abbiamo avuto a che fare con un progetto politico folle, completamente folle, ma politico [...] Ho partecipato a modo mio al movimento di liberazione della parola, il che mi valse di essere eletto decano nel 1969. [...] Quello che è successo dopo non è più della stesso tipo. Abbiamo avuto a che fare, allora, con un progetto puramente sovversivo che non aveva alcuna ambizione di presa di potere"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paul Ricoeur&lt;br /&gt;(uno dei più grandi filosofi francesi del '900, nel 1969, quando era decano della facoltà di lettere dell'Università di Parigi-Nanterre - sì sì, la mia - fu sbeffeggiato da un gruppuscolo di "rivoluzionari" che gli versarono in testa una pattumiera)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-------------------------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                      &lt;p&gt;I ragazzi poliziotti&lt;br /&gt;che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione&lt;br /&gt;risorgimentale)&lt;br /&gt;di figli di papà, avete bastonato,&lt;br /&gt;appartengono all’altra classe sociale.&lt;br /&gt;A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento&lt;br /&gt;di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte&lt;br /&gt;della ragione) eravate i ricchi,&lt;br /&gt;mentre i poliziotti (che erano dalla parte&lt;br /&gt;del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,&lt;br /&gt;la vostra! In questi casi,&lt;br /&gt;ai poliziotti si danno i fiori, amici.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pier Paolo Pasolini&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;   &lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-7634938889071392373?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/7634938889071392373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=7634938889071392373' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7634938889071392373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/7634938889071392373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/11/compagni-avanti.html' title='Compagni avanti...'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-887796530294481493</id><published>2007-11-14T21:23:00.000+01:00</published><updated>2007-11-14T21:32:03.453+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><title type='text'>Hina...cosa?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Proprio nei giorni in cui le prime pagine dei giornali si riempiono delle notizie del delitto di Perugia, e poco tempo dopo quello di Garlasco - di cui nessuno parla più - esce la notizia della conclusione del &lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/hina/hina-sentenza/hina-sentenza.html"&gt;processo&lt;/a&gt; per l'omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre e due cugini perché "troppo occidentale" un anno fa a Brescia. Processo che - è una buona notizia - si è concluso con 30 anni di carcere per ciascuno degli imputati. Hina uccisa dal padre, Meredith uccisa - forse - dall'amica Amanda, Chiara uccisa - forse - dal fidanzato Alberto. Al di là delle considerazioni sociologiche spicciole che si possono fare su questi avvenimenti e sulla loro copertura mediatica, c'è un aspetto che unisce questi delitti. Tutti i loro protagonisti sono privi di cognome. A bruciapelo, chi di noi saprebbe dire qual è il cognome di Hina e di Meredith? Certo, a guardare bene all'interno degli articoli apprendiamo che si chiamavano rispettivamente Saleem e Kercher, ma resta il fatto che per il grande pubblico quelli erano l'"omicidio Hina" e l'"omicidio Meredith". La mania di identificare sui giornali le persone con il nome di battesimo si è estesa ormai a diversi ambiti, compresa la politica (e risale forse ai tempi di Bettino?), ma nei casi in questione è diventata quasi morbosa. Non riesco a capire bene quali siano le ragioni, né quali siano i criteri con cui si decide di identificare una persona solo con il nome di battesimo, ma c'è una certa sistematicità nella scelta dei soggetti, quasi sempre si tratta di omicidi, il più delle volte ai danni di giovani e preferibilmente di sesso femminile. Forse è un'estensione dell'abitudine (questa presente anche in altri paesi) di designare con il nome di battesimo i bambini coinvolti in tragedie del genere ("l'omicidio di Tommy", "il caso Maddy"): visto che oggi la giovinezza si estende fino a 50 anni, è giusto che l'infanzia si estenda fino almeno a 25/30 e che dei venticinque/trentenni siano considerati come dei bambini. D'altra parte, c'è una sorta di familiarità nell'uso del nome di battesimo, una sorta di giovanilismo: siccome loro erano giovani, allora parliamo, anche sui giornali, come i giovani (anche se quando ero al liceo a me tutti chiamavano per cognome!). O forse, il nome di battesimo crea empatia: le vittime di questi delitti sono persone normali, come noi, potrebbero essere i nostri figli.&lt;br /&gt;Non voglio pensare, poi, che si voglia stabilire una gerarchia tra i delitti, ma chi si sognerebbe di parlare di "delitto Aldo" a proposito di Moro o "omicidio Giovanni" a proposito di Falcone? E’ vero infatti che i secondi sono assassinii "pesanti", impegnativi, mentre quelli delle varie Hina, Meredith, Chiara sono (con buona pace delle tre ragazze) assassinii spettacolari, da rotocalco, suscettibili di appassionare il grande pubblico, quello dei reality e della De Filippi. E nei reality o dalla De Filippi non ci si chiama per cognome. Personalmente (e non è frequente che dia giudizi su un uso linguistico) trovo questo uso del nome di battesimo irritante, volgare e irrispettoso. Più rispetto per Hina Saleem, Chiara Poggi e Meredith Kercher. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6842715217911867132-887796530294481493?l=fabiomontermini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/feeds/887796530294481493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6842715217911867132&amp;postID=887796530294481493' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/887796530294481493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6842715217911867132/posts/default/887796530294481493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabiomontermini.blogspot.com/2007/11/hinacosa.html' title='Hina...cosa?'/><author><name>fabiomontermini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07071007046573204448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6842715217911867132.post-7915480240330435351</id><published>2007-11-12T21:50:00.000+01:00</published><updated>2007-11-14T21:31:31.864+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lingua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>Typo-squatting</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'altro giorno un collega mi manda un link ad un articolo di Wikipedia. Per aprire la pagina, ho cliccato direttamente nel link che compariva nell'e-mail in questione. Con mia grande sorpresa, invece della consueta pagina di Wikipedia mi appare un sito che mi propone di acquistare l'Enciclopedia Britannica. Sulle prime mi dico, ossignùr, gli hacker hanno attaccato Wikipedia, hanno un virus nel loro server centrale, mi vengono in mente gli scenari più catastrofici, finché non mi rendo conto che il mio collega aveva semplicemente dimenticato una 'i', e aveva digitato "wikpedia". Proprio oggi, il &lt;a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/07_novembre_12/typo_squatting.shtml"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; dedica un articolo al fenomeno dei siti Internet che parassitano siti famosi puntando sugli errori di battitura degli internauti, fenomeno che, l'ho imparato oggi, si chiama "typo-squatting" (da "cyber-squatting", con una sostituzione dello pseudo prefisso con "typo" che in inglese sta per 'refuso', 'errore tipografico'). Vengo a sapere che è stato fatto uno studio su quasi 2 milioni di variazioni dei nomi di 2771 siti, e che solo per il sito di McAfee, l'azienda di antivirus che ha condotto l'indagine, esistono ben 74 typo-squatter. Quello che comincia a convincermi di meno è che l'azienda sarebbe riuscita a trovare ben 507 variazioni del nome McAfee. Immagino che il modo più semplice sia quello di sostituire via via un carattere del nome in questione con un altro (includendo un carattere vuoto nel caso che, come il mio collega, si sia dimenticata una lettera). Nel caso di McAfee questo calcolo dà 6x26=126 combinazioni possibili (6 è il numero di caratteri del nome, e 26 il numero di lettere - includendo zero - che ne possono sostituire un'altra). Inoltre, di queste 126 storpiature di McAfee, alcune mi sembrano decisamente più probabili di altre: se mi aspetto di trovare cose come McAfe, McEfee o McAffe, sarei assai più stupito che, per sbaglio o ignoranza, qualcuno digitasse QcAfee, McPfee, McAfek, e così via. Se fosse per me, avrei cercato di stabilire una serie di criteri per stabilire le varianti più o meno probabili. Per esempio, avrei dato grande importanza alle omissioni di caratteri ("wikpedia" per "wikipedia"): avendo le dita grosse è una cosa che mi capita spesso. In secondo 
