Quando mi capita di apprendere prima dal sito di le Monde che dai siti dei principali quotidiani italiani che Berlusconi, in una telefonata privata, ha definito l'Italia un "paese di m…" rimango sconcertato. Una notizia, per me, che avrebbe dovuto essere sulle prime pagine di tutti i giornali ha rischiato, invece, di passare in secondo piano (con l'encomiabile eccezione del Fatto quotidiano). E' vero che ci sono altre notizie più rilevanti, che riguardano il futuro di tutti noi e della nostra economia. A volte, però, soffermarsi anche sui fondamentali della nostra convivenza può essere utile, magari non sul breve termine, certo, ma proiettandosi in un'ottica più ampia.
Dire che le parole di Berlusconi non costituiscono un reato è, al tempo stesso, una lapalissade e una grossa ipocrisia. Nessuno, penso, pretende che Berlusconi sia condannato dalla giustizia per quelle parole, e in ogni caso, possiamo scommetterci, si troverebbe il modo di far passare l'ennesima legge che depenalizzi il reato in questione. Per fortuna, però, la dignità di una persona non si misura solo con il parametro - pur importante - reato / non reato. E' vero che le parole di Berlusconi sono state carpite in una conversazione privata e ammettiamo anche che sono state pubblicate nell'ambito di un'inchiesta in cui lui è, per una volta, la vittima e non l'indagato. Ma ora quelle parole sono lì, e, che ci piaccia o no il modo in cui sono diventate pubbliche, diventano necessariamente un elemento del giudizio che abbiamo il diritto di dare su quella persona. Sempre che si riesca, nel caso di Berlusconi, a distinguere il pubblico dal privato. L'atteggiamento di chi mette l'accento sul modo in cui le affermazioni di Berlusconi sono diventate pubbliche mi ricorda quello del condannato a morte che fa notare al boia come la scure con cui sta per tagliargli la testa è arrugginita. Ossia, dare peso a un'inezia per non guardare dove sta il vero problema. E il vero problema, se non vogliamo coprirci gli occhi, è che in qualunque altro paese occidentale un leader "beccato" a pronunciare quelle parole sarebbe stato sottoposto a una tale pressione da parte dei media, dei suoi avversari e anche dei suoi sostenitori che lo avrebbero costretto a dimettersi o perlomeno a fare pubblica ammenda. Ve lo immaginate Obama che dice "America is a country of shit" o Sarkozy che si sfoga "quel pays de merde!"? Invece, non parliamo dei suoi sostenitori o presunti tali, talmente atterriti dall'horror vacui del post-berlusconismo da essere completamente inerti, ma i giornali e l'opposizione dove sono? Sono missing, come quando minacciano di toglierci le feste civili, che dovrebbero essere il collante della nostra convivenza, e invece ci viene suggerito che sono solo un peso economico e sociale. Così come ci viene detto, più o meno esplicitamente, "cosa volete che sia? A tutti è capitato di dire che l'Italia è un paese di m…". Io stesso sarei tentato di dargli ragione: un paese che tollera uno così come presidente del consiglio da diciassette anni ha, decisamente, diversi aspetti merdosi. I francesi, per definire qualcuno di noioso e inopportuno, hanno l'espressione "tu nous emmerdes". Berlusconi sono diciassette anni che ci 'immerda', e finalmente, ora, si è accorto di essere sommerso di escrementi. In qualsiasi altro posto il paradosso dello smerdatore capo che si lamenta di puzzare avrebbe fatto scandalo, in Italia no. In Italia ci si preoccupa di sporcarsi le mani se la catena dello sciacquone è arrugginita...
Ma la cosa pone anche un problema un problema prima ancora che politico culturale e antropologico. Mi piacerebbe che qualcuno uscisse dal coro e dicesse che no, non è normale sostenere che il proprio paese è un paese di m… Non è normale per nessuno, tanto meno per chi occupa una delle massime cariche dello stato. Ma costui ne ha fatte tante che ormai, una più una meno, non ci facciamo nemmeno più caso.
Otto anni fa io ho dovuto lasciare l'Italia per lavorare in un altro paese. Ho sempre rifuggito la retorica dell'emigrante e della nostalgia della patria lontana. E tuttavia, non fa piacere sentire il presidente del consiglio dire "tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un'altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato…" per chi, se potesse, in Italia ci ritornerebbe domani. Certo, l'elenco delle categorie che, negli anni, si sono sentite offese da Berlusconi si sono sentite offese è così lungo che non ci si fa nemmeno più caso. Ma la reazione più immediata, in questi casi, è quella di dire "ma cosa aspetta? che ci vada!". Chissà in quanti, in privato, ci hanno pensato o se lo sono detti. Ma perché nessuno glielo dice in faccia? In fondo, a volte, per pulire la stalla, basta un bel colpo di canna...


0 commenti:
Posta un commento