venerdì 14 gennaio 2011

Discutendo di Battisti, di vittime, di stato

La discussione suscitata dall'articolo di Giacomo Sartori a proposito della mancata estradizione di Cesare Battisti sul blog di Nazione Indiana è certamente la cosa più interessante e costruttiva che ho letto sulla questione, e alla quale ho avuto la fortuna e il piacere di partecipare. Soprattutto, a parte in alcuni post più virulenti, e a volte maleducati, sono mancati i toni da stadio, per cui si può essere solo dalla parte dei pro-Battisti (i cattivi) o degli anti-Battisti (i buoni). Pur non modificando radicalmente le mie posizioni, la discussione mi ha permesso comunque di vedere con una luce diversa alcuni aspetti della questione, e in particolare di elaborare il disagio che mi provoca - devo confessarlo - il fatto di trovarmi, nel desiderare l'estradizione di Battisti, dalla stessa parte della destra più antigiustizialista della storia italiana, e probabilmente occidentale.
C'erano alcuni punti fermi sui quali la maggioranza dei partecipanti alla discussione erano d'accordo (o perlomeno sui quali io ero d'accordo con le persone con cui ho discusso direttamente), che elenco qui sotto.

Nessuno, tranne Battisti, conosce la verità sulla sua vicenda. Nei media italiani e nel sentire comune la colpevolezza di Battisti non viene mai messa in discussione, mentre i suoi difensori fanno notare come molti degli elementi che hanno portato alle condanne siano problematici (non mi dilungo su questo punto, un elenco completo di link, soprattutto garantisti nei confronti di Battisti, si trova in questo blog dell'Unità).

Le ragioni delle vittime, che il più delle volte sono messe in primo piano nell'indignazione per la decisione del governo brasiliano, sono solo uno degli elementi da prendere in considerazione. Nessun ordinamento giuridico sano prevede che le vittime partecipino al giudizio ed all'esecuzione delle condanne per i colpevoli.

Il dolore delle vittime e più in generale tutta questa faccenda sono stati pesantemente strumentalizzati e manipolati da un governo che, in altri casi, non esita ad accanirsi sui magistrati, a gridare al golpe, e che ha l'impunità come credo principale.


C'erano poi, diversi punti problematici, che hanno suscitato discussioni. Cerco di riassumerne alcuni, indicando (sperando di non travisarle) le opinioni diverse dalla mia, e dando poi la mia visione. Naturalmente, anche in questo caso, semplifico un po' la situazione, perché non c'erano due campi pro- e anti-Battisti chiaramente definiti, e le varie posizioni erano in realtà assai sfumate. Consiglio comunque la lettura dell'articolo e dei (numerosi) commenti, per una visione più completa della discussione.

Il primo argomento sviluppato da Sartori e ripreso da altri commentatori è che la vicenda Battisti, come dicevo sopra, è pesantemente strumentalizzata dal governo, un governo, peraltro, assai più garantista con altri tipi di imputati e per altri tipi di reati. Si tratta di una versione leggermente modificata dell'argomento del capro espiatorio, per cui Battisti sarebbe diventato, per vari motivi, una sorta di trofeo che Berlusconi vorrebbe portarsi a casa, eventualmente per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica da altre vicende giudiziarie. Secondo i difensori di questo argomento, sarebbe più sano astenersi dal richiedere l'estradizione di Battisti, da una parte perché si confonde la propria voce con quella di personaggi imbarazzanti come Gasparri e la Santanché (tanto per fare due esempi), dall'altra perché esistono questioni, anche giudiziarie, ben più gravi e urgenti di cui occuparsi. Sono d'accordo che l'estradizione di Battisti non rientri nelle priorità nazionali, nell'assoluto, però visto che la vicenda è venuta fuori ora, è legittimo che ce ne occupiamo. E poi, non ci si può autoassolvere, o assolvere qualcun altro, con l'argomento che c'è qualcuno che l'ha fatta più grossa di noi. Un delinquente troverà sempre qualcuno più delinquente di lui (soprattutto finché avremo il presidente del consiglio che abbiamo), ma questo è il tipico argomento scarica-responsabilità che noi italiani siamo bravissimi a manipolare. Chi abbia letto i miei interventi su questo argomento (ad esempio qui, qui o qui) sa che la parola chiave, per me, in tutta questa faccenda è "responsabilità". Una parola che, nell'Italia di oggi, è veramente rivoluzionaria. L'uscita dagli anni Settanta potrà avvenire solo con una presa di responsabilità collettiva, dello stato, ma anche dei protagonisti. Che messaggio invia, invece, Battisti all'Italia, oggi? Quella di qualcuno che vuole utilizzare qualsiasi mezzo, qualsiasi sotterfugio, per sfuggire alla pena che - magari ingiustamente, ripeto, non lo so - gli è stata inflitta. Ma l'impunità a qualsiasi costo, anche se umanamente comprensibile (chi di noi vorrebbe stare in galera a vita?), non è un messaggio accettabile, soprattutto nell'Italia di oggi. Alcuni dei commentatori, su Nazione Indiana, hanno preso male questo argomento, dicendo che non si può assimilare Battisti a Berlusconi, e che il desiderio di impunità dell'uno non è minimamente paragonabile a quello dell'altro, come non sono paragonabili le cose che hanno fatto. Il problema è che si rischia di cadere nell'estremo opposto, e cioè, "Dentro Berlusconi, o fuori tutti gli altri", ugualmente deleterio. Perché il problema non è solo Berlusconi (che, grazie al cielo non è, politicamente e biologicamente, eterno), ma sono tutti i piccoli Berlusconi d'Italia, che magari sono sempre esistiti, ma che oggi si sentono legittimati a compiere qualsiasi nefandezza con la quasi certezza dell'impunità. E' il virus che Berlusconi, e tutta la sua cricca di piaggiatori, ha versato sulla popolazione italiana nella sua interezza. Quindi, è vero che magari Battisti è innocente; è vero che è umanamente comprensibile cercare di sfuggire al carcere, ma, visto che, per scelta o suo malgrado, Battisti ora è anche un personaggio pubblico, abbiamo il diritto di giudicarlo anche per quello che fa oggi. E oggi, nonostante l'accesso ai media che potrebbe avere e che alcuni suoi sostenitori hanno, il messaggio che lancia Battisti è "lasciatemi in pace". Mentre, se la sua adesione, benché distorta, ad un ideale di giustizia e uguaglianza era sincera (e ci sono molti dubbi in proposito), avrebbe la possibilità e il dovere di fare in modo che in Italia ci sia una giustizia più giusta. Invece non lo fa. Insomma, tra Sofri e Battisti io scelgo Sofri.
Quanto all'argomento che non è bello mescolarsi a Berlusconi, Gasparri e la Santanché nelle manifestazioni per l'estradizione di Battisti, è sicuramente vero. Anch'io, se ne avessi avuto la possibilità, non credo che sarei andato a manifestare. Però, proprio perché una causa è accaparrata in maniera ipocrita e strumentale da una parte politica, è utile e indispensabile che ci siano persone ragionevoli e dotate di senso critico che mostrano come si possa chiedere l'estradizione di Battisti senza essere manipolati dai media (di destra e di sinistra in questo caso). Per rispetto nei confronti delle vittime, ma anche (e vorrei dire soprattutto) per rispetto nei confronti dell'Italia e della sua storia, perché, in fondo, vittime dei terroristi, che erano di destra e di sinistra, lo siamo stati un po' tutti.
Un'altra cosa, poi, che vorrei dire su questo argomento, è che la vicenda Battisti è certamente manipolata mediaticamente da parte di chi ne chiede l'estradizione, che ci viene presentato come una persona arrogante, antipatica e manipolatrice. E' però ugualmente manipolata anche dai suoi difensori, che hanno accesso a mezzi di comunicazione importanti e che, soprattutto in Francia, si compiacciono a presentare Battisti come una sorta di martire del neosquadrismo berlusconiano.

Il secondo argomento riguarda il fatto che le indagini che hanno portato alle condanne di Battisti sono state condotte in maniera problematica e che suscitano più di un dubbio. Chi utilizza questo argomento rifiuta un'accettazione supina e incondizionata della giustizia, e sottolinea che, per semplificare, se abbiamo il dovere di rispettare le leggi, abbiamo anche il dovere di fare in modo che le leggi siano giuste. E cita i casi di piazza della Loggia, della stazione di Bologna o della scuola Diaz. La prima cosa da osservare, però, è che un conto è contestare le derive nella conduzione di certe indagini, e magari anche indignarsi per certe sentenze, un'altra è pretendere che le sentenze che riteniamo ingiuste non siano eseguite. Anche in questo caso, si rischia di cadere nell'eccesso di scegliere, tra le sentenze dei giudici, quelle che ci piacciono, e rifiutare quelle che non ci piacciono. Visto che, però, la Verità è quasi sempre impossibile da raggiungere, e che ognuno di noi si costruisce le sue verità, spesso a priori, sulla base delle proprie simpatie, inclinazioni, convinzioni personali, è più sano accettare che i tribunali costituiscano un quadro in cui la società riconosce che può essere raggiunta, se non la Verità, una verità condivisa dalla società. Cito volentieri quello che ha detto alcor, una commentatrice dell'articolo di Sartori, sulla questione:
Io ho, come tutti, un’opinione, una su Battisti, una su Berlusconi, una su Sofri, una su Negri, una su Andreotti, una su ogni cosa, più o meno basata su cose che ho letto, gli interventi su Carmilla, i libri di Travaglio, il libro di Ginzburg, e sui depositi della mia memoria, fondata sulla lettura dei giornali e l’esperienza di com’era e di com’è l’Italia, e su cose sentite e riferite da chi magari me le riferiva fondandosi a sua volta su fonti a cui dava credito e su analisi di persone che si sono trovate più o meno nella mia condizione e anche molto meglio informate, che hanno studiato le carte. Tutte queste opinioni che mi sono fatta io le ritengo abbastanza fondate. A molte di queste opinioni sono arrivata però, e lo so, anche per ragioni irrazionali, fiduciarie, persino di simpatie e antipatie e pregiudizi e istinto, e analisi che più che i singoli casi riguardano la situazione politica e sociale e culturale in cui si sono svolte.
Tutti i miei processi sono indiziari.
Insomma, la questione non è di negare che è vitale che il funzionamento della giustizia sia costantemente sorvegliato, e contestato se occorre, dai cittadini. Purtroppo, però, tutti abbiamo il diritto di contestare le decisioni dei giudici che non ci piacciono, compreso Berlusconi, che peraltro non si priva quasi mai di questo piacere. Quello che dobbiamo chiederci, ancora una volta, è qual è la priorità che dobbiamo darci nell'Italia di oggi.

L'ultimo argomento che vorrei discutere è quello secondo cui Battisti non meriterebbe di essere incarcerato, da una parte perché non sarebbe più socialmente pericoloso, dall'altra perché, a differenza di quanto si crede, Battisti non è un privilegiato, ma anzi ha già scontato la sua pena con l'esilio. Al primo argomento è facile rispondere che questa visione utilitaristica della giustizia è riduttiva. Non si può considerare che il suo unico scopo sia quello di mettere i delinquenti in condizione di non nuocere (anche se è importante). Neanche i gerarchi nazisti negli anni '60 sarebbero stati in grado di ripetere le loro nefandezze, eppure è stato importante per la coscienza collettiva della Germania processarli. Si tratta, è vero, di condanne che sono anche simboliche, ma anche i simboli sono importanti nella vita di una comunità.
Per quanto riguarda il secondo argomento, ho detto, e lo confermo, che Battisti è un privilegiato. Come ho detto sopra, Battisti gode dell'appoggio di politici e intellettuali italiani, francesi e brasiliani, che hanno accesso a media importanti e sono capaci di utilizzare i media. Battisti, quindi, e i suoi difensori hanno accesso a una forma di "potere"; Battisti non è il povero spacciatore extracomunitario perseguitato dalla polizia. Il fatto che lui usi questo potere unicamente per lanciare il messaggio "lasciatemi in pace, voglio tornare una persona comune" è proprio la cosa principale che gli si può rimproverare, secondo me. Se è vero, come dicono alcuni, che Battisti ha avuto una vita dura, soprattutto nei primi anni dell'"esilio" in Francia, mi dispiace per lui, ma trovo già abbastanza patetica la retorica del povero emigrante quando riguarda quelli che sono espatriati per necessità per accettare questo argomento senza provare disgusto. Sartori dice che "l'esilio è pur sempre una punizione". Anche in questo caso, però, non è a nostra discrezione decidere cosa è una posizione e cosa no. Nessuno possiede uno strumento per misurare il disagio e la sofferenza provocate da una certa situazione. Io conosco italiani che stanno malissimo in Francia e altri che non tornerebbero in patria neanche se li pagassero. E' per questo che l'incarcerazione sarà certamente uno strumento imperfetto, criticabile, ma è il quadro nel quale la società italiana, e in generale quella occidentale, ha deciso di delimitare l'esecuzione delle sentenze. Se usciamo da questo quadro ricadiamo nel dominio della soggettività e della discrezione, e quindi dell'arbitrario. Quindi, no, l'esilio di Battisti non lo redime. E il fatto che Berlusconi protesti per l'estradizione di Battisti non fa di questa causa una causa "infetta". Non so cosa abbia fatto Battisti negli anni Settanta, ma un personaggio pubblico come lui, se mette l'impunità davanti a tutto, nell'Italia di oggi è comunque colpevole.






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