martedì 31 agosto 2010

Pensierini di rentrée

Un post dedicato a tutti quelli (cioè quasi tutti quelli che conosco) che, ogni volta che si parla di abitare all'estero, esordiscono con: "hai fatto bene", "beato te", o peggio che, quando accenno al fatto che vorrei rientrare, sbottano: "ma sei matto!", "ma chi te lo fa fare?", "in Italia non si può più stare"... Lasciatemi in pace qualche giorno, perché per me la rentrée è un brutto periodo. Se volete degli argomenti, ecco, ad esempio, come mi hanno dato il benvenuto, manco finito agosto, i miei colleghi francesi.
La scena: il rettore dell'università manda un'e-mail collettiva di circostanza per augurare buona rentrée (che in Francia è un'istituzione). Bene, la leggo rapidamente per educazione e la archivio tra le e-mail da non rileggere mai più. Problema, però: il rettore (o meglio la sua segretaria) ha avuto l'incautissima idea di mandare il messaggio in Word. Ne segue, perciò, un fittissimo scambio di e-mail a base di "rispondi a tutti" in cui si chiede da più parti se il rettorato non potrebbe inviare i suoi messaggi in un formato leggibile da tutti. Iniziativa tanto lodevole quanto velleitaria (tutti sanno quanto sia difficile far cambiare le abitudine informatiche a chi si consideri inesperto in materia, e con quanto fastidio costoro ascoltino i consigli dei saccentoni esperti), e in ogni caso di scarso interesse per il 99% dei destinatari di quelle e-mail che, immagino, come me hanno un'attitudine pragmatica al problema: preferisco non usare programmi Windows (anche perché sono i peggiori) ma non rompo i cabbasisi a chi li usa facendolo sentire un coglione. La questione sembrava risolta quando uno zelante impiegato ha fatto presente che una versione gratuita di Office per il personale dell'università è disponibile nello spazio protetto. Invece no. Proprio in risposta a questo messaggio è arrivata la chicca, che traduco fedelmente:
"la lotta contro la mercantilizzazione dell'insegnamento superiore passa soprattutto dall'imparare ad usare i programmi liberi, e questo anche se il nostro governo fa accordi con delle multinazionali".
C'è tutto, in queste poche righe: l'asserzione del dogma (non si può nemmeno concepire che qualcuno non sia contro la "mercantilizzazione dell'insegnamento superiore", e ancora meno che si metta in dubbio che tale mercantilizzazione esiste ed è in atto già da tempo); la visione giudeo-cristiana della lotta (se non avete imparato ad usare Linux è perché siete degli ignavi, e preferite cedere alle mollezze del capitale windows-appleiano, piuttosto che soffrire per la causa); l'identificazione del nemico (le "multinazionali" come categoria ontologica in sé, senza nuances).
Stateci voi sette anni in mezzo a gente così, e poi mi dite...

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