
Ci sono molti modi per sentirsi primi inter pares, anche se in pochissimi riescono a raggiungere le vette di papi. Più terra terra, in Francia si è discusso molto, nelle ultime settimane dell'arresto di Roman Polanski in Svizzera. I partigiani della giustizia a geometria variabile, che già in passato si erano distinti nella difesa di terroristi improvvisatisi raffinati intellettuali de gauche, non hanno perso l'occasione per far conoscere al mondo la loro concezione delle leggi. Debordando, per l'occasione, anche sulla stampa italiana. Così, l'intellettuale (immeritatamente) ipermediatizzato Bernard Henri-Lévy non ha perso l'occasione di farci sapere, sul Corriere perché, a suo avviso, il fatto che la giustizia chieda dei conti a uno accusato di aver abusato di una bambina di 13 anni è scandaloso. L'illuminante concezione della giustizia di BHL prevede che:
1) lo stupro di una minorenne è meno grave dell'assassinio di una donna incinta (in questo caso, la moglie dello stesso Polanski). Su questo non ci piove. Ma utilizzarlo come argomento per sostenere che Polanski non debba passare davanti alla giustizia cosa significa? Che dall'assassinio in giù dovrebbe essere facoltativo punire dei delitti che, in fondo, non sono così gravi? (In ogni caso, papi sottoscriverebbe). Che il trauma subito da Polanski rende il suo atto meno deplorevole? Può costituire un'attenuante, certo, ma da che mondo è mondo il fatto di aver avuto esperienze traumatiche non ha mai costituito (e per fortuna) una garanzia di impunibilità.
2) la principale interessata ha perdonato Polanski e vorrebbe rinunciare a portarlo in giustizia. A che pro, quindi, dare mente ai "difensori dei diritti delle vittime che meglio della vittima sanno quella che essa vuole e sente". Qui la malafede di BHL raggiunge il culmine. Da quando in qua, nelle società moderne, la giustizia si basa sui desideri delle vittime? Per fortuna, invece, che non sono le vittime a decidere della pena, o in questo caso dell'assoluzione, per i colpevoli. L'illuminato BHL sarebbe disponibile a ripristinare la pena di morte nei casi in cui i familiari di un morto, in preda ad una legittima disperazione, la invocano per gli assassini del loro congiunto? Conosciamo già la risposta, ma non importa. Le piccole ipocrisie in nome di una causa superiore non hanno mai spaventato la gauche parigina, di cui BHL è uno dei campioni.
3) se è vero che Polanski è il mostro che si vuole dipingere, bisognava boicottare i suoi film e non insignirlo di premi Oscar, riconoscimenti, etc. Che, portando avanti il ragionamento, vuol dire: se è così bravo a fare i film (e la prova sono tutti i premi che ha ricevuto), non può essere il mostro che si vuole dipingere.
Non è un caso che Polanski si sia rifugiato in Francia, un paese che, fregiandosi troppo spesso del titolo di "patria dei diritti dell'uomo", lo inflaziona, fin nel difendere cause francamente indifendibili. La foga degli amici di Polanski nel difenderlo, in nome della sua genialità, del suo essere al di sopra della massa mi ricorda maledettamente la foga di altri che cercano di sfuggire alla giustizia.
Un altro improvvido amico di Polanski è Frédéric Mitterrand, da poco nominato ministro della cultura, che si è affrettato a scagliarsi in sua difesa. Con annessa polemica. E' stato infatti tirato fuori dai cassetti un suo romanzo del 2005, la Mauvaise vie, in cui raccontava le sue esperienze di turista (omo)sessuale in Thailandia. Che il ministro della cultura francese vada a prostituti sono affari suoi, così pure che senta il bisogno di farcelo sapere in un libro. Così come sono affari suoi (e delle zoccole che hanno il coraggio di farlo, pur lautamente pagate) se papi va a zoccole. Ma che un ministro consideri sé e i suoi amici superiori alle leggi dei comuni mortali è grave. Soprattutto nella patria dei diritti dell'uomo.
Disascalia: immagine tratta da Courrier International (violé in francese sta per 'violato' ma anche 'violentato', ndt).

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