venerdì 18 settembre 2009

La métrise de l'ortograf


Se ci fosse solo la lingua francese dei nostri scolari che perde della sua qualità, non sarebbe troppo inquietante! Il resto di una società ben organizzata, giusta, intelligente, lavoratrice... saprebbe risollevarla rapidamente con delle riforme del suo insegnamento! Ma non c'è niente per fermarne la caduta, perché tutto crolla. L'educazione in generale, la cortesia, l'educazione, il livello intellettuale, gli scopi della vita delle persone e il senso dello Stato, tutto sta cambiando, e non in meglio. Allora, l'ortografia! Fino a quando il resto non migliorerà, la lingua francese diventerà cinese!

Questo mirabile saggio di linguistica è uno dei 406 commenti degli internauti (segno che l'argomento fa discutere) ad un articolo de le Figaro a proposito di un saggio del giornalista François de Closets, Zéro faute (Zero errori), che propone una semplificazione dell'ortografia del francese. Purtroppo, l'articolo non dice quasi nulla del contenuto del libro, che - preciso - non ho letto. La lettura dei commenti, tuttavia, è già di per sé appassionante e, magari, più istruttiva del libro stesso. Ho il fortissimo sospetto che quasi nessuno di quelli che hanno inviato i commenti abbia letto le 318(!) pagine del libro. Ciò non gli impedisce, tuttavia, di avere un'idea precisissimaa sia di quello che c'è dentro, che di quello che avrebbero scritto loro. Naturalmente, i commenti in questione sono pieni di errori di ortografia. Per divertirmi mi sono messo a contarli, ma a circa due terzi mi sono stancato. Ne avevo rilevati 134, il che fa pensare che circa un messaggio su due in media contenesse un errore. Anche se riconosco che i commentatori avrebbero almeno potuto fare lo sforzo di rileggersi prima di inviare il loro testo (avrebbero fatto una figura migliore), trovo normale che dei testi prodotti per Internet non siano sorvegliati come, per esempio, un libro. Ma è proprio questa una delle chiavi del problema: gli internauti puristi (circa nove commenti su dieci sparano a zero sulla possibilità di riformare, anche in maniera minima, l'ortografia del francese) non fanno alcuna distinzione tra i tipi di testi. Per loro la lingua francese è una, indivisibile e fissata per l'eternità nel marmo delle grammatiche e dei dizionari. Già non riuscire a fare una semplice distinzione tra diversi tipi di lingue è sintomo di un atteggiamento ideologico, fondato non si sa su quale paura. Anche se, appunto, nella pratica, tutti o quasi sanno di potersi "concedere", in Internet, libertà che altrove non sarebbero ammesse. 

Le posizioni espresse nei commenti in questione sono naturalmente variegate e l'opposizione a qualunque idea di modificare l'ortografia è espressa con più o meno convinzione. E' possibile, tuttavia, identificare una specie di "nocciolo duro" di idee che ritornano più frequentemente nei commenti, per il quale identifico alcune categorie:

Ortograferai con dolore. In molti casi, l'idea di riformare l'ortografia è presentata come una soluzione di facilità, una resa al lassismo generalizzato della nostra società. Mentre invece, l'apprendimento, e in particolare quello della scrittura, non deve essere una partita di piacere. L'ortografia perfetta si impara solo con il lavoro, lo studio e l'abnegazione. Se è vero che un'ortografia complessa come quella del francese si acquisisce principalmente con l'esercizio e la memoria, questa visione giudeo-cristiana dell'apprendimento della lingua e dell'apprendimento tout court è la versione distorta di una semplice constatazione.

Punire i colpevoli. Se lo stato dell'ortografia francese è quello che è, si dicono i suoi difensori, la colpa sarà ben di qualcuno. E i colpevoli vengono identificati, di volta in volta, negli insegnanti che (vedi sopra) hanno smesso di trasmettere i veri valori agli studenti, nei politici, ma soprattutto nelle mode linguistiche, ad esempio quella dell'inglese (e figuriamoci se poteva mancare) e del linguaggio telematico (Internet, gli sms, etc.). Ovvio, per loro natura gli scambi linguistici favoriscono un uso della lingua più disinvolto, meno statico di quello della lingua letteraria, ma non ne prendono il posto. Certo, magari qualche espressione o qualche uso linguistico particolare sono entrati in qualche romanzo, ma da che mondo e mondo la letteratura ha sempre attinto a diverse fonti (alte e basse) la sua ispirazione.

Nessuna salvezza fuori dell'ortografia. L'ortografia è indispensabile alla comprensione della lingua e a dissipare le ambiguità. Questo è uno dei precetti espressi con più convinzione dai suoi fautori. Che sono in grado di fornire innumerevoli esempi, per lo più aneddotici, di comunicazione fallita a causa dell'ambiguità dell'orale e di una cattiva ortografia. C'è quello tragico secondo cui una ditta sarebbe stata costretta a licenziare un gran numero di dipendenti dopo aver perso una grossa commessa perché un impiegato avrebbe scritto sull'ordine "livré" ('consegnato') anziché "livrer" ('consegnare'), che in francese si pronunciano uguale. C'è quello biricchino che fa notare l'omofonia tra fosse séptique ('settica') e scéptique ('scettica'). Due parole, in effetti che rischiano, in contesto, di dar luogo a molte ambiguità... E' verissimo che in francese all'orale esistono numerosissime parole omofone (solo per fare un esempio, nel presente dei verbi, quattro persone su sei si pronunciano allo stesso modo, e un'altra si pronuncia come l'infinito). Ma vorrei fare due osservazioni. Primo, il francese è l'unica, tra le lingue romanze, che si è ridotta a doversi affidare all'ortografia per sciogliere le ambiguità lessicali. Ma se i francesi ci tenevano tanto ad essere cartesiani e ad evitare le ambiguità, non potevano pensarci prima e preservare meglio la fonologia delle loro parole? Più seriamente, ma perché solo lo scritto ha diritto ad essere non ambiguo? Le stesse potenziali ambiguità sono forse più accettabili o meno fastidiose all'orale? O non è che magari, come fa il francese orale, anche quello scritto si doterebbe di strumenti (primo tra tutti il contesto) per evitare il più possibile queste ambiguità? 

Ritorno alle origini. L'ortografia del francese, assai più conservatrice di quella delle altre lingue romanze, è in parte il riflesso della lingua di qualche secolo fa. Molte parole, ad esempio, contengono lettere che non sono più pronunciate (quasi tutte le consonanti finali, ma anche compter, automne...). Questa tendenza è esasperata nella grafia delle parole di origine greca e latina, dove è tutto un fiorire di y, h, k, etc. Secondo i difensori dell'ortografia questa, che a prima vista potrebbe sembrare un'imperfezione, è invece un pregio, perché in questo modo le parole portano, secondo loro, una traccia del passato. In cosa sia utile questa traccia per parlare e scrivere oggi non si sa. Però è sicuramente un valore, un elemento da conservare. Salvo poi lamentarsi che un allievo, sicuramente confuso da tutti quei ph e quelle doppie inutili, ipercorregga il semplice fantôme in phantomme.

Come nell'emblematico messaggio che ho scelto come incipit di questo post, non c'è quasi niente di linguistico nei giudizi metalinguistici dei fan dell'ortografia. La decadenza dell'ortografia diventa il simbolo della decadenza della società. La realtà è che un'ortografia non c'è mai stata nella storia del francese. Ci sono stati e continuano ad esserci diversi usi della lingua scritta, di cui uno, e uno soltanto, si è diffuso ad un certo punto come quello che doveva essere trasmesso dagli insegnanti. 

Vorrei finire questo post con un'altra citazione, forse la mia preferita, che solo chi parla il francese apprezzerà (ma per gli altri c'è sempre il dizionario):

les journalistes feraient bien mieux de surveiller leur orthographe, leur langage et leur métrise du français!

1 commenti:

le niglu ha detto...

Il a au moins une métrise de lètres moderne !