
I libri di divulgazione linguistica, e in particolare quelli che mettono in discussione le posizioni ideologiche dei puristi, sono talmente rari, specialmente in Italia, che vale la pena di parlarne. In questo caso, mi riferisco al saggio di Andrea De Benedetti Val più la pratica (sottotitolo Piccola grammatica immorale della lingua italiana). Tra i vari comportamenti stigmatizzati da quelli che l'autore chiama i neo-crusc (acronimo per neo-cruscanti) e che lui sdogana ci sono la perdita del congiuntivo, le ripetizioni, l'abitudine di cominciare le frasi con "e" e con "ma". E c'è il "che polivalente", di cui De Benedetti scrive:
accanto agli usi stilisticamente marcati che ne potevano fare Pasolini ("Tagliò per i vicoletti di Torpignattara, che in mezzo a quell'ora non ci si passava") e Calvino ("Erano gente tranquilla, che non gli piaceva litigare con nessuno") o che ne fa il solito Paolo Nori ("Ci sono delle cose... che noi ce le beviamo come all'epoca si bevevano la superiorità del fascismo") e a quelli inequivocabilmente frutto di trascuratezza (non pensate solo a certi temi di terza elementare: sul sito di 'Repubblica' mi è capitato di leggere in un titolo Arrivano le magliette che ci si riscrive sopra), ci sono anche molti casi, diciamo così, borderline.Tra questi collocherei tre esempi abbastanza celebri che hanno marcato la nostra (la vostra non so, la mia certamente sì) giovinezza:1) "Quella sua maglietta fina / tanto stretta al punto che / mi immaginavo tutto / e quell'aria da bambina / che non gliel'ho detto mai / ma io ci andavo matto."2) "Tu che sei nata dove c'è sempre il sole / sopra uno scoglio che ci si può tuffare"3) "Sono un ragazzo fortunato / perché mi hanno regalato un sogno / sono fortunato / perché non c'è niente che ho bisogno."Riconosciute le citazioni? Sono tratte rispettivamente da Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni (1972), Fiore di maggio di Fabio Concato (1984) e Ragazzo fortunato di Jovanotti (1992).
Questo brano vi ricorda qualcosa? Sicuramente no. Io invece posso dire con certezza quando gli è capitato di leggere sul sito di Repubblica il titolo incriminato. Era il 27 giugno 2007. Lo so perché era capitato anche a me, e alla cosa avevo dedicato un post nel mio blog (non questo, ma quello vecchio), dove, guarda caso, citavo Pasolini, Concato, Jovanotti (ma anche Dante e Boccaccio).

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