
Brunettata nr. 1:
un "che" polivalente d'autore (Michele Serra), segnalatomi dall'eccellente Andrea de Benedetti:
Brunetta è il classico fanatico: uno che quando parla gli saltano uno dopo l' altro i freni inibitori, e gli esce fumo dalle orecchie
Brunettata nr. 2:
sempre sul sito di Repubblica ho scoperto che, oltre ai fannulloni, esistono anche i fantuttoni, che sono il loro contrario. La parola ha ben 2.200 attestazioni su Google, ed è in uso da almeno un anno. Quello che mi ha intrigato, però, è la forma. Perché io avrei detto piuttosto fattuttoni o fatuttoni, che sono entrambe attestate, ma in misura molto meno significativa (circa 200 attestazioni ciascuna). Ma perché quella n in fantuttone? Ovviamente, fantuttone è costruito per analogia su fannullone, dove ci sono effettivamente due n (o meglio, una n doppia). Fannullone, sono andato a controllare, è attestato in italiano circa alla metà del XIX e deriverebbe da un precedente fannulla o fanulla, a sua volta attestato verso il 1818 (e stigmatizzato da Francesco Manfroni in un Dizionario di voci impure od improprie, 1883). La doppia n nel prototipo deriva da quel fenomeno che si chiama "raddoppiamento sintattico" e che provoca il raddoppiamento della consonante iniziale di una parola che segue un monosillabo (come appunto fa). Il fatto che sia stata conservata in fantuttone, però, è secondo me il frutto di una convergenza di fattori. Prima di tutto, ovviamente, il fatto che la n è presente in fannullone, da cui fantuttone deriva direttamente. In secondo luogo il fatto che la sequenza iniziale fan è omofona della terza persona plurale del verbo, così che è facile interpretare i fantuttoni anche come 'quelli che fan tutto loro' (e vai col che polivalente!). E infine, perché la n compare anche in almeno un'altra parola costruita sullo stesso modello, fancazzista, dove però è piuttosto la traccia dell'articolo indefinito un.

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