giovedì 5 marzo 2009

Lingua e faccine II

Nel mio ultimo post parlavo dei segni di punteggiatura che sono stati precursori delle emoticons, e dicevo che, mentre quelli erano invenzioni di scrittori perlopiù eccentrici che non hanno attecchito, mentre le emoticons sono pervasive nel linguaggio delle chat e stanno occupando spazi sempre più ampi nella lingua scritta. Vorrei tornare un momento su questo punto e cercare di capire perché. 
Il primo punto è strutturale: le emoticons forse non appartengono alla lingua standard, ma non sono, formalmente aberranti. Sappiamo tutti benissimo che la scrittura è nata prima sotto forma di pittogrammi iconici, poi di ideogrammi sempre più astratti e arbitrari, fino all'alfabeto. Delle scritture non alfabetiche esistono ancora nel mondo, e i pittogrammi sono uno degli strumenti di comunicazione più usati al mondo. Le emoticons hanno seguito lo stesso percorso: da massimalmente iconiche (il prototipo è la faccina che ride :-)), a più arbitrarie (si vedano numerosi esempi qui). Ho scoperto, poi, che hanno anche una variazione nello spazio. Secondo Wikipedia, in Asia la faccina che ride è piuttosto così: (^-^) (molto meno iconica di :-) per me, ma non sono né cinese né giapponese). 
Il secondo punto è funzionale: le emoticons fanno parte, come i segni di punteggiatura, i titoli, le diverse dimensioni di caratteri, i colori, etc. del paratesto, ossia di quella parte di un testo che non è strettamente linguistica, ma ne permette comunque l'interpretazione. La punteggiatura come la utilizziamo oggi non si è sviluppata che con l'avvento della stampa, alla metà del '400, quando la scrittura alfabetica esisteva da circa 3.500 anni, e la scrittura tout court da circa 5.500 (cosa che risulta evidente quando cerchiamo di leggere un testo latino o medievale originale: noi non ci capiamo niente). Questo significa due cose: primo, che la punteggiatura non è affatto consustanziale alla scrittura, si può benissimo scrivere senza punteggiatura o con una punteggiatura assai diversa dalla nostra. La corrispondenza tra scrittura e punteggiatura è semplicemente un'illusione determinata dalla pervasività della scrittura tipografica nella nostra civiltà. Secondo, che, così come è un'illusione pensare che la scrittura rifletta il parlato, è sbagliato pensare che la punteggiatura rifletta cose che "si sentono" nel parlato. Quando a scuola ci insegnano che una virgola corrisponde a una pausa, non è necessariamente vero. 
Gli elementi del paratesto che corrispondono di più alle emoticons sono i punti come quello interrogativo o esclamativo (i vari punti di ironia, etc., di cui parlavo nel post precedente farebbero parte della stessa categoria). Tutte le sfumature di significato che non possono essere espresse con il punto interrogativo o esclamativo, nei testi normali, sono espresse o con mezzi testuali ("ironicamente potremmo dire che sei molto intelligente") o con altri mezzi paratestuali ("sei molto... intelligente"), non dedicati specificamente a quello. Il problema dei vari punti di indignazione, ironia, etc. è che erano destinati ad apparire in testi tradizionali. Il vero motivo dell'esplosione delle emoticons è il tipo di testi in cui sono comparse, le conversazioni in chat, e in misura minore gli sms e le e-mail. E del posto che questi tipi di testi occupano nella distinzione scritto / parlato. In particolare rispetto a tre parametri, che sono la compresenza o meno degli interlocutori, la simultaneità o non simultaneità tra produzione e percezione e il grado di progettualità. Il parlato tipico implica compresenza degli interlocutori, simultaneità di produzione e percezione e poca progettualità; lo scritto tipico l'inverso: non compresenza degli interlocutori, non simultaneità di produzione e percezione e forte progettualità. Quella che chiamerò, per brevità, la lingua telematica (chat, sms, e-mail) presenta quasi tutte le caratteristiche tipiche del parlato elencate sopra (non la compresenza,ma la  simultaneità e la poca progettualità), ma utilizza un mezzo scritto. Ora, il parlato ha degli strumenti paratestuali adattati alle sue caratteristiche (intonazione, gestualità, espressioni), la lingua telematica avrebbe a disposizione solo il paratesto dello scritto, che non è adeguato a uno scambio simultaneo, in compresenza e con poca progettualità. Ecco perchè ha dovuto dotarsi di nuovi mezzi paratestuali che compensano quelli del parlato, che non sono disponibili. Mezzi paratestuali che timidamente avevano già incominciato a nascere quando lo scritto si era avvicinato di più al parlato (come nel caso di Queneau). Non è un caso, probabilmente, che gli emoticons, in un certo senso "mimino", principalmente, le espressioni del viso, uno dei mezzi paratestuali tipici del parlato. 
Si può dire che il successo delle emoticons è dovuto in parte anche al fatto che la comunicazione telematica è ancora alla sua preistoria. Se ci si pensa, lo scambiarsi messaggini in chat o sms non è particolarmente fantascientifico, e quando in passato si immaginava la comunicazione a distanza del XXI secolo si pensava piuttosto al videotelefono, agli ologrammi, etc. Per ora non sono ancora così sviluppati come la comunicazione telematica scritta. E nessuno scrittore di fantascienza, a mia conoscenza, aveva immaginato che sarebbe nata una nuova forma di trasmissione della lingua, ibrida tra scritto e parlato.
Una volta nate come elementi paratestuali della lingua telematica, quindi elemento necessario e funzionale alla comunicazione, le emoticons si sono quasi naturalmente sviluppate come elemento espressivo, per cui è normale trovarle oggi nei blog, nelle e-mail e in diverse altre produzioni che dovrebbero essere più vicine, in teoria allo scritto tipico. 

PS: didascalia - l'immagine in alto rappresenta delle emoticons preistoriche pubblicate dal giornale satirico americano Puck nel 1881. L'immagine del videotelefono è presa dal sito Tales of Future Past.

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