mercoledì 14 gennaio 2009

Voltare la pagina?

E' già la seconda volta in pochi mesi che i partigiani del volemose bene sugli anni di piombo possono rallegrarsi. Dopo il provvido intervento di Carlà per salvare le sorti di Marina Petrella, il ministro della giustizia brasiliano ha rifiutato l'estradizione a Cesare Battisti. Un interessante articolo sulle ragioni di questo voltafaccia brasiliano è disponibile sul sito di Repubblica. L'articolo attribuisce a Tarso Genro (il ministro in questione) l'idea secondo cui "gli apparati illegali di repressione che agirono in Italia alla fine degli anni Settanta e che erano legati alla mafia e alla Cia sono ancora intatti". Fin qui, nessuna rivelazione spettacolare, se non che svariati milioni di italiani non avevano aspettato i brasiliani per accorgersene". L'esistenza di questi apparati costituirebbe un rischio per la vita di Battisti. Questa seconda affermazione, invece, mi lascia esterrefatto: cosa gliene può fregare alla mafia, ai servizi segreti e alla Cia di far fuori uno pseudo-scrittore di romanzi noir che abita in Francia da vent'anni? Negli anni Settanta, con la scusa di contrastare il capitalismo delle multinazionali, le BR ammazzavano decine di poveracci e gente perbene; nel 2009, ancora una volta, con la scusa di far dispetto a fantomatici poteri occulti, si fa soprattutto dispetto alle migliaia di italiani onesti che vorrebbero veramente chiudere la pagina del terrorismo. Il tema del "voltare la pagina" è, peraltro, nella sua versione distorta, uno dei cavalli di battaglia dei fautori dell'amnistia. Poco fa su France Info ho sentito la dichiarazione dell'ex avvocatessa francese di Battisti Irène Terrel:
Questo episodio mostra bene ancora una volta che occorre saper voltare le pagine della storia, e che nella misura in cui l'Italia oggi potrebbe cominciare a fare una lettura politica di questi avvenimenti, ossia abbandonare, direi, lo stretto piano giudiziario e fare una lettura insieme storica e politica di quello che è successo, penso che se questo potrà aiutare a fare quella lettura è un'ottima cosa. Sul piano umano, e insieme sul piano politico e storico è una decisione che, a mio avviso, ha un senso.
La signora Terrel ha perfettamente ragione sul fatto che gli anni di piombo dovrebbero essere consegnati agli storici, alcuni dei quali, mi risulta, se ne stanno occupando da diversi anni. Quando però si sostiene che l'analisi storica e politica dovrebbe necessariamente risolversi con un'amnistia, il senso dell'equazione mi sfugge. Il fatto che la Seconda Guerra Mondiale appartenga alla storia non ha impedito, in anni recenti, la condanna di ex gerarchi nazisti per i loro crimini. Il desiderio di voltare la pagina che manifestano gli ex brigatisti è, invece, decisamente a senso unico. Quello che chiedono, senza chiamarlo con il loro nome, non è un consegnare quegli eventi alla storia, ma è un perdono. Se volessero davvero voltare pagina, desidererebbero far parte di quella società che trent'anni fa cercavano di abbattere e di quella comunità da cui si erano autoesclusi. In quella società chi uccide deve assumere le responsabilità dei suoi atti. Lo hanno fatto diversi ex brigatisti che, piano piano, come è giusto che sia, stanno uscendo dalle carceri e si stanno reinserendo nella società, che con le loro testimonianze e ricordi contribuiscono a quel dibattito storico di cui la signora Terrel invoca la necessità. Almeno per rispetto nei confronti dei loro ex compagni che non hanno avuto il tempo o la voglia di scappare in Francia o altrove, sarebbe più dignitoso che Battisti e gli altri, se vogliono un perdono senza condizioni, lo chiamassero con il suo nome.

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