giovedì 11 dicembre 2008

Il PD e l'università

Che il governo sia andato sotto sulla norma per il rientro dei cervelli contenuta nel decreto Gelmini è in sé una buona notizia. Verrebbe da dire che per una volta, anche se apparentemente per le eccessive assenze sui banchi della maggioranza in commissione Esteri, l'opposizione ha fatto il suo lavoro. Purtroppo, la festa è un po' rovinata dalle dichiarazioni che gli esponenti del PD hanno reso, che definire inquietanti è dir poco. Si veda, ad esempio, cosa ha affermato l'on. Corsini, che passerà alla storia principalmente per essere stato il sindaco di Brescia e per avermi dato 27 all'esame di storia moderna, secondo i verbali della Camera:

le disposizioni del provvedimento sembrano incoraggiare tecniche di aggiramento delle procedure concorsuali italiane, assai più rigorose di quelle previste all'estero

D'altra parte, sempre nell'articolo di Repubblica citato prima, veniva citato Vincenzo Cerami, ministro ombra dei Beni Culturali, secondo cui:

Gli studenti pagano l'onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella (la Gelmini) deve sapere che nel quasi cento per cento dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carrieristico.
Che l'università italiana sia in uno stato pietoso è indubbio. Ma penso che le caricature non servano a nessuno. Almeno avesse detto l'80, il 90%, ma se si dice che praticamente la totalità della produzione universitaria italiana è da buttare nel cestino si ha l'aria di una persona seria, e soprattutto si manifesta rispetto per l'università e per le sue chances di uscire dall'impasse? Gli studenti, dal canto loro, pagano onerose rette per avere, dopo 3 o 5 anni, un pezzo di carta, altrimenti non si spiegherebbe il proliferare di libere università di Noantri, università telematiche, on-line, etc. Quello per cui dovrebbero pagare la retta, se l'università funzionasse secondo la sua vocazione, sarebbe una formazione di qualità attraverso e alla ricerca. Almeno, questo è quello a cui serve l'università in tutti gli altri paesi avanzati. Pensare all'università come ad un superliceo dove i migliori professori sono ottimi pedagoghi e ricercatori mediocri (sempre che la miscela sia possibile) mostra, nella migliore delle ipotesi, che non si è mai visto come si lavora in una vera università che funziona, e questo, per un ministro ombra ai Beni Culturali, non è consolante.

Se la stima che i dirigenti del PD hanno per il mondo accademico è quella che traspare da queste dichiarazioni, l'università ha poco da sperare, anche nel remoto caso che riuscissero ad andare al governo in un futuro prossimo...

2 commenti:

beffatotale ha detto...

Ciao Fabio, grazie a te e per la visita e per condividera la disperazione...

beffatotale ha detto...

Ah, qui c'e' il blog dei Ricercatori italiani a Monaco:
http://cervellimuc.blogspot.com/
e qui una lettera che abbiamo mandato alla Gelmini che si puo' ancora sottoscrivere:
http://www.petitiononline.com/cermuc08/petition.html
L'idea e' la stessa che spiegavi a Repubblica: il problema non sono i cervelli che fuggono, ma quelli che non entrano! Un saluto!