lunedì 1 dicembre 2008

Effetto manàgment

Per rimanere in tema di anglismi in italiano, nella sua Bustina di Minerva di un paio di settimane fa Umberto Eco, commentando la gaffe berlusconiana dell'abbronzatura di Obama, elencava alcuni comportamenti sucettibili di coprire di ridicolo il malcapitato che li adotti in certi ambienti. Molti degli esempi riportati riguardano espressioni o modi di dire che rischiano di far apparire 'out' soprattutto negli ambienti intellettuali. Sospetto che tra gli scopi maligni di Eco ci sia anche quello di farci sentire tutti un po' out. Alzi la mano chi può dirsi completamente immune dai comportamenti che Eco elenca come stigmatizzatori in "certi ambienti". Io, per esempio, lo ammetto, dico "Università di Harvard", pur sapendo bene che Harvard non è una città (ma non vedo proprio come potrei dire altrimenti, e poi a me viene anche da dire "Università della Sorbona"). La frase che mi ha stupito, però, è soprattutto l'idea secondo cui "in certi ambienti una persona che dice 'manàgment' è immediatamente connotata in senso negativo". Ovviamente, non frequento gli ambienti in questione, ma mi ignoravo che la pronuncia manàgment (con l'accento sulla a) fosse particolarmente frequente. Normalmente, in italiano, una parola che ha un aspetto straniero (grosso modo, che finisce per consonante) tende ad essere sdrucciola, cioè pronunciata con l'accento sulla terzultima sillaba (se ne ha una, ovviamente). E' quello che con i miei colleghi ho ribattezzato il "Benetton effect", per cui, appunto, Benettòn diventa Bènetton, Gorbaciòv diventa Gòrbaciov e Schumàcher diventa Schùmacher. Mi ricordo ancora l'insistenza del mio professore di inglese al liceo nel cercare di convincerci a dire compònent invece di còmponent. Chi sia digiuno di inglese avrebbe tendenza piuttosto a pronunciare mànagement, mi sembra, riproducendo questa volta, casualmente, l'accento originale. Senza contare che chiunque può collegare management a manager che nessuno, a mia conoscenza, pronuncia manàger.

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