sabato 18 ottobre 2008

Santa Carla facci la grazia

Finalmente è arrivata. Sto parlando della grazia per Marina Petrella, naturalmente. Sul destino degli ex brigatisti rifugiati in Francia ho parlato già a più riprese su questo blog (ad esempio qui), e la maggior parte delle cose che penso sono riassunte in questo post. Per il rifiuto dell'estradizione alla Petrella è stato decisivo l'intervento, presso Sarkozy, di Carla Bruni e della sorella Valeria, e sarebbe stata proprio Carlà ad annunciare la notizia alla Petrella. Particolare divertente: gira la voce (veicolata, ad esempio, anche da Wikipedia) che la famiglia Bruni-Tedeschi si sarebbe trasferita a Parigi proprio per timore di un rapimento da parte delle Brigate Rosse. Sinceramente, non so che credito dare a questa notizia: a quanto pare il trasferimento sarebbe avvenuto nel 1973, e a quell'epoca le BR avevano portato avanti solo qualche operazione poco più che dimostrativa. A proposito della grazia di fatto concessa alla Petrella sono già stati espressi diversi pareri 'illustri', ad esempio quello di Claudio Magris sul Corriere o di Cesare Martinetti sulla Stampa. Tutti i commenti si chiedono quale idea delle relazioni internazionali possa stare dietro ad una decisione del genere, presa 'per motivi umanitari', ammettendo, implicitamente, che in Italia non vi sarebbero state le condizioni adeguate per trattare la Petrella con equità e umanità. Molto opportunamente, poi, Corrado Augias, su Repubblica, ha osservato che dietro la decisione di Sarkozy c'è soprattutto il modo sarkozyano di gestire l'Eliseo come una corte. Attualmente, in Francia, essere nell'entourage del presidente è assai comodo: andatelo a chiedere al poveretto a cui il figlio di Sarkò, Jean, ha rovinato la macchina con lo scooter. O andatelo a chiedere a Dominique Rossi, l'ex coordinatore della sicurezza in Corsica, liquidato dopo che un gruppo di nazionalisti aveva occupato per un'ora la villa al mare di Christian Clavier (attore già noto per la sua interpretazione di Asterix), amico dichiarato di Sarkò.
C'è però un altro aspetto al quale, a mio avviso, non è stato dato abbastanza peso. In fondo ci si può chiedere il perché di questa confusione di generi. Perché un presidente, campione della destra non particolarmente illuminata, che ha rosicato migliaia di voti soprattutto dalle parti di Le Pen, che ha avviato da tempo la tolleranza zero contro gli stranieri indesiderati ha messo una pietra sopra alle speranze di quelli che sperano che l'ambigua e fumosa 'dottrina Mitterrand' sarebbe finalmente stata abbandonata? La spiegazione non può essere soltanto che l'amore per Carlà lo ha instupidito a tal punto. E anche la spiegazione secondo cui Sarkozy pensava di aumentare così la propria popolarità mi lascia perplesso: quello degli amici della Petrella non è propriamente il suo bacino elettorale tipico. Una spiegazione, secondo me, va anche cercata nel primo discorso da presidente di Sarkozy, pronunciato la sera della sua elezione. Tra le varie cose, quella sera Sarkozy parlò della memoria e disse di volerla fare finita con "il pentimento, che è una forma di odio di sé". Naturalmente, Sarkozy, quella sera, si riferiva all'atteggiamento che la Francia avrebbe dovuto tenere nei confronti di alcune pagine oscure del suo passato, come l'Algeria o la deportazione degli ebrei durante il regime di Vichy (e infatti la frase immediatamente precedente era "restituirò ai francesi la fierezza della Francia"). Però, nel nuovo corso sarkozyano non ci si guarda indietro, si guarda avanti. E se di questa amnesia collettiva beneficia anche qualche nuova amica di Carlà, tanto meglio.

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