sabato 25 ottobre 2008

Per un prefisso...

Per una volta che si parla di prefissi sui giornali e in televisione, non è una buona notizia. A Parigi un detenuto accusato di stupro, sequestro di persona e furti è stato scarcerato per l'errore di battitura di un impiegato del tribunale. Tale un abitante del famoso 'paese con la s davanti' (quello dove si usavano gli stemperini e gli staccapanni), il malcapitato dattilografo ha scambiato il prefisso con- con il prefisso in-, scrivendo che la sentenza di condanna era stata infirmée ('annullata'), anziché confirmée ('confermata'). Come se non bastasse, il documento con il prefisso sbagliato ha circolato indisturbato in tutti gli uffici, senza che nessuno si accorgesse di nulla, fino a quello del presidente del tribunale, che lo ha controfirmato. La cosa ha provocato grande indignazione in tutta la Francia, e persino Sarkozy è intervenuto dalla Cina per chiedere che sia posto subito un rimedio all'errore e che il pluristupratore ritorni al più presto in cella (evidentemente, anche per Sarkò non tutte le scarcerazioni sono uguali...). L'intervento presidenziale, peraltro, non è innocente, in un momento di forti tensioni tra il potere politico e quello giudiziario, a seguito della proposta di riforma del sistema della ministra Rachida Dati (anche se siamo ancora lontani dagli attriti tra i magistrati e certi politici che abbiamo in Italia). Si sapeva che i prefissi sono importanti (ci hanno persino fatto un libro...), quello che viene da chiedersi, però, è come sia possibile che due lettere siano sufficienti a stravolgere a tal punto una decisione di giustizia.

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