mercoledì 19 dicembre 2007

Le Olimpiadi di Beijing e quelle di Turin

Altro che Accademia della Crusca o Académie Française, finalmente ho scoperto dove vorrò essere ammesso quando sarò un vecchio trombone alle soglie della pensione. Su le Monde di ieri ho scoperto che in Francia esiste una Commissione Nazionale di Toponimia, un "cenacolo di geografi e linguisti" il cui principale compito è di occuparsi dell'importante questione di come si debbano rendere in francese i nomi dei diversi paesi e città del mondo. Finalmente una commissione che si occupa di una questione seria e importante. Dall'articolo in questione apprendo, ad esempio, che i saggi hanno stabilito che la nota città russa debba essere chiamata "Iekaterinbourg" piuttosto che "Ekaterinbourg". Un'altra questione sulla quale i saggi si sono pronunciati è la denominazione delle prossime Olimpiadi. Secondo loro, bisognerebbe parlare di Olimpiadi di "Pékin 2008" e non di "Beijing 2008". Temo però che la Commissione incapperà in un problema giuridico. "Beijing 2008" sembra infatti essere la denominazione ufficiale dei Giochi Olimpici del 2008, tanto in inglese quanto in francese, che delle Olimpiadi sono le due lingue ufficiali. Il sito del comitato organizzatore riporta infatti l'intestazione "Le site officiel des Jeux Olympiques de Beijing 2008". I toponomasti francesi saranno però forse consolati dal fatto che nell'uso corrente la forma francesizzata sembra prevalere. Limitando la ricerca alle pagine francofone, "Pékin 2008" ha una frequenza quasi due volte maggiore di "Beijing 2008" su Google. E infatti, in giro e sui mass-media si sente sempre parlare di "Jeux Olympiques de Pékin" e non di "Jeux Olympiques de Beijing" che sarebbe francamente ridicolo (oltretutto i francesi fanno una fatica pazzesca a pronunciare la "g" affricata e pronuncerebbero probabilmente qualcosa come "bezhin"). Mi sono chiesto però perché i cinesi e il Cio ci tengano tanto a usare "Beijing" e non, rispettivamente, "Pékin" in francese e "Peking" in inglese. Dopotutto, anche in inglese il Cio parla sul suo sito di Olimpiadi di "Moscow" o di "Mexico City" e non di "Moskva" o "Ciudad de México". Con qualche eccezione, però. Le Olimpiadi di Torino, ad esempio, sono chiamate talvolta "Torino 2006" e talvolta "Turin 2006". La cosa mi ha fatto ritornare in mente una polemica di cui avevo letto proprio in occasione dei Giochi invernali dell'anno scorso. Miracolo di Internet, ne ho subito ritrovato traccia, ad esempio sulla Stampa. Apparentemente, era stato l'ex sindaco di Torino e presidente del comitato organizzatore Valentino Castellani a chiedere e ottenere che la denominazione ufficiale fosse "Torino 2006". Così, alcuni media americani, come ad esempio la Nbc, che aveva l'esclusiva per gli Usa (e magari era stata imbeccata dallo stesso Cio) avevano adottato la denominazione italiana. Cosa che non era piaciuta, ad esempio, a un editorialista del Washington Post che si chiese, se è vero che "Torino" suona meglio di "Turin" e l'italiano è una lingua più bella dell'inglese, perché la Nbc non facesse le proprie cronache interamente in italiano (anche se l'italiano usato per esemplificare l'idea è probabilmente quello di un traduttore automatico e decisamente spassoso). Questo per dimostrare che quella di impiegare il nome in lingua originale è un'abitudine ricorrente, anche se piuttosto recente, del Cio. La questione di Pechino, tuttavia, è un po' diversa da quella di Torino. "Beijing" è infatti di fatto la denominazione ufficiale in inglese della città. Mi sono quindi chiesto da dove derivi "Peking" e quando e perché il modo di rendere il nome in inglese è cambiato. E' ovvio, infatti, che Peking e Beijing sono due modi di rendere lo stesso nome che in cinese si scrive 北京 e si pronuncia più o meno "peicìn". E così ho scoperto varie cose: Peking è la trascrizione nel sistema di romanizzazione postale adottato dai cinesi nel 1906, Beijing è la trascrizione in pinyin, il sistema di romanizzazione ideato nella Repubblica Popolare e oggi di fatto unanimemente condiviso. Dopo la rivoluzione del 1949 le autorità cinesi hanno fatto in modo che tutte le trascrizioni di nomi cinesi si facessero in pinyin, e lentamente sono riusciti ad imporre il nome Beijing, che, a quanto pare, è diventato corrente in inglese negli anni '80. Tanto che molti anglofoni pensano che la città abbia proprio cambiato nome. Visto il significato, anche politico e nazionalistico, che i cinesi attribuiscono alle Olimpiadi, non c'è da stupirsi che secondo loro devono essere le Olimpiadi di Beijing per tutto il mondo.

martedì 4 dicembre 2007

Del veltronellum e di altri "-ellum"

Ognuno si emoziona come può, e io trovo sempre interessante quando nasce un nuovo suffisso. I giornali degli ultimi giorni hanno subito adottato il termine "veltronellum" per definire il progetto di legge elettorale con il quale il neosegretario del Pd ha convinto Berlusconi a trovare un accordo sulla legge elettorale. Su Google "veltronellum" ha già raggiunto quota 771, e grazie al blog del mio amico Poeta selvaggio scopro che il progetto in questione è stato definito anche "vassallum", dal nome di uno dei suoi estensori, Sebastiano Vassallo; ma si parla anche di "veltronum" o "walterellum". L'accordo Veltroni / Berlusconi sulla legge ha riportato in auge il suffisso -ellum, che legato al nome di un politico designa, appunto, una legge promossa dal politico stesso, in particolare una legge elettorale. Ho fatto quindi una piccola ricerca filologica sulla questione, che merita qualche osservazione. Tutti quelli che utilizzano i vari "-ellum" sono ben coscienti della sua origine. Il prototipo è il famigerato "mattarellum", varato da Sergio Mattarella nel 1993, e che ha portato alla prima elezione di Berlusconi. Il suffisso non si è ancora del tutto grammaticalizzato, nel senso che la sua origine e il suo significato primario non si perde ancora nella notte dei tempi. Continuavo a non capire però perché "-ellum". Poi ho scoperto questo blog che molto opportunamente riporta la prima attestazione di "mattarellum", in un articolo di Giovanni Sartori sul Corriere del 19 giugno 1993:

"Salvo sorpresine finali, habemus Mattarellum; abbiamo, cioè, la legge elettorale per la Camera dei deputati escogitata dall'onorevole Mattarella".

Il nome della legge deriva quindi da un accusativo, e forse la sua fortuna è anche dovuta a quell'"um" finale che ricorda "referendum" (che lui, è neutro). Sta di fatto che da allora il suffisso ha incominciato ad avere un certo successo: lo stesso blog parla del tatarellum (Tatarella, 1995), del mastellum (Mastella, 1995), dello spinellum (Spini, 1997), del fisichellum (Fisichella, 1997), del manzellum (Manzella, 1999), del dalemum (D'Alema, 1998) e della legge per le elezioni provinciali chiamata provincellum. Su altri siti ho trovato altri esempi come berlusconum o berlusconellum (e figuriamoci se poteva mancare!), calderolum, fassinellum, etc. etc. Altri esempi, più che altro scherzosi, sono qui. Come si vede, il suffisso è a volte effettivamente "-ellum" e a volte solo "-um". Visto che conosciamo il prototipo, abbiamo il modello a cui tutti gli "-ellum" successivi si sono ispirati. Il modello ha due caratteristiche: ha quattro sillabe e finisce in "-ellum". La base ideale è quindi un cognome che di quattro sillabe che ha una doppia l come ultima consonante (Tatarella e Fisichella, anche Calderoli non è male, ma ha una sola l). Altri cognomi meno ideali, ma comunque accettabili, sono ad esempio Berlusconi, che ha quattro sillabe, e Vassallo, Mastella, Manzella, che ne hanno tre ma hanno due l alla fine. Tutti questi cognomi permettono di rispettare almeno uno dei due parametri di cui sopra. Veltroni, D'Alema sono, come cognomi, invece, pessimi, perché hanno tre sillabe e non hanno l alla fine. Da cui l'inserimento dell'intero suffisso "-ellum" (per questo "veltronellum" è decisamente migliore, e ha avuto più successo, di "veltronum"). Un'ultima menzione, particolare, merita il "porcellum", altro nome del calderolum, che è citato perfino nella pagina di Wikipedia dedicata alla Casa delle Libertà. Ricordiamo tutti che Calderoli aveva definito la sua propria legge elettorale una "porcata". "Porcata" è una base molto inadatta al suffisso "-ellum", ha solo tre sillabe e una t finale. "Porcello", invece, semanticamente legata, non è perfetta (ha solo tre sillabe), ma ha le due l finali, il che ne fa un'ottima base per il suffisso in questione.